Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Associazione Vittime della Caccia

Cs.Bollettino della guerra-CACCIA: 62 PERSONE PRESE A FUCILATE IN MENO DI 3 MESI. 7 morti e 8 feriti non sono cacciatori

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COMUNICATO STAMPA - ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA - 30.11.2017 -

E' consentita la riproduzione del presente articolo e/o dei dati contenuti subordinatamente alla citazione della fonte. Grazie

 

DA SETTEMBRE AL 29 NOVEMBRE 2017

Stagione venatoria 2017-2018

CACCIA: 62 PERSONE PRESE A FUCILATE IN MENO DI 3 MESI. 7 morti e 8 feriti non sono cacciatori. 14 morti e 33 feriti tra i cacciatori.

I dati sono raccolti soltanto dalle rassegne stampa, pertanto sono in difetto.

Imperizia, distorta conoscenza delle norme, errori di valutazione, irascibilità, uso improprio delle armi, volontà di offendere.. sono questi alcuni dei tanti motivi scatenanti i fatti di cronaca da cui scaturiscono poi i dati che l'Associazione Vittime della caccia raccoglie e documenta in modo completo ad ogni fine stagione venatoria.

Non si ferma il conteggio di persone prese a fucilate, tantomeno quello degli animali domestici, per il divertimento di una minoranza armata sempre più esigua. Il Sistema caccia in Italia non si regge più sul numero di cacciatori, bensì sulla gestione dell'intero territorio nazionale attraverso la politica collusa con gli appetiti venatori e gli ingernti interessi economici che si muovono nel settore.

Non importa se la maggioranza degli italiani è esausta di questa anacronistica attività, responsabile per altro di massacri incontrollatii di fauna selvatica e di sostituirsi totalmente ai predatori naturali alterando così gli equilibri di ogni specie selvatica.

Totale indifferenza delle istituzioni anche di fronte alle testimonianze e denunce delle persone normali - che vivono in zone di caccia - per il pericolo causato da cacciatori incuranti delle distanze di sicurezza.

Una situazione questa intollerabile ed esasperante da tutti i punti di vista, che sta determinando una crescente presa di coscienza collettiva, che porterà gli elettori a scelte importanti e si spera risolutive.

Associazione Vittime della caccia - 30.11.2017

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Cs.CACCIA: BOLLETTINO DI GUERRA OTTOBRE 2017

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Associazione Vittime della caccia - COMUNICATO STAMPA 31 OTTOBRE 2017

CACCIA: BOLLETTINO DI GUERRA OTTOBRE 2017

44 VITTIME di armi da caccia e cacciatori, (4 i morti e 7 i feriti tra i non cacciatori, tra cui una bambina),

27 i feriti 17 i morti in totale.

Numeri e persone. La caccia è antispecista, non risparmia nessuno, neppure i propri simili.
In neppure un mese e mezzo di attività venatoria è già strage.

Non a caso sono proprio le regioni che hanno liberalizzato la caccia in varie forme a registrare il maggior numero di vittime: Toscana, Lombardia, Veneto e Liguria.

Per quanto ancora? Le istituzioni non solo tacciono ma anzi continuano a favorire normative sempre più permissive con la scusa di una pianificazione demografica delle specie considerate nocive, come i cinghiali per esempio.

Dalla statistica infatti emerge chiaramente che è proprio la caccia al cinghiale, che prevede l'uso di armi con gittate di chilometri, a determinare gran parte dei casi di ferimento e morte non solo dei cacciatori ma anche dei malcapitati estranei alle battute di caccia.

Il problema non sono i cinghiali, ma i cacciatori che li hanno immessi da decenni e continuano ad allevarli.

A fronte dell'ennesimo bollettino di guerra, dove le vere vittime sono soprattutto "civili" ed animali, l'Associazione Vittime della caccia denuncia la mancata adozione di metodi incruenti per il contenimento di specie selvatiche da parte del governo, per altro previste per legge.

Leggi non applicate dalle istituzioni ma previste già dal 1992 con la 157 soprattutto in termini di sicurezza relativamente alle gittate dei fucili a canna rigata (impiegati per la caccia grossa) che stanno determinando quanto si prevedeva da tempo: una escalation di sangue e dolore che colpisce tutti, non solo chi è causa di "incidenti" a caccia, purtroppo.
Associazione Vittime della caccia

Nb. Il criterio di ricerca adottato prevede il solo conteggio dei casi con vittime (morti e feriti) a causa di detonazione di armi da caccia e/o ad opera di cacciatori.


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Caccia: 14 persone fucilate, 5 i morti, 1 bambina ferita

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Associazione Vittime della caccia - COMUNICATO STAMPA 30.09.2017

CACCIA: 14 persone fucilate, 5 i morti, 1 bambina ferita.

AVC stigmatizza il disegno del governo e invita le altre Associazioni ad una protesta comune.

Caccia, a pochi giorni dall'apertura è già allarme sociale: 14 le persone vittime di cacciatori dal 1 al 30 settembre  (stagione iniziata il 17 settembre, salvo preaperture).

Due i feriti non cacciatori (una bambina nel giardino di casa), cinque i cacciatori morti, sette i feriti.

Non si contano - perchè troppi - gli animali impallinati, sia domestici, che selvatici tutti continuano a cadere sotto il piombo anche illegale dei cacciatori, nonostante una situazione ambientale da blocco immediato dellì'attività venatoria ed attivazione di un osservatorio speciale.

A nulla è valsa la richiesta di sospensione avanzata da tutte le Associazioni ambientaliste ed animaliste a causa della grave siccità di questa estate e dell'emergenza incendi che hanno causato la morte di milioni di animali selvatici e la distruzione dei loro habitat naturali.


Il Ministero dell'Ambiente ha latitato e continua a latitare, occupandosi però di lasciare mano libera agli interessi venatori, in barba a leggi dello Stato che rappresentano i fondamenti della tutela ambientale e faunistica in Italia, frutto di anni di battaglie democratiche.

Le aree boscate incendiate infatti sarebbero per legge interedette per dieci anni alla caccia (3 secondo i consigli ISPRA), grave e incomprensibile appare il disegno di questo governo di rimettere mano anche alla legge sui Parchi ed aree naturali consegnandole a chi ne farà attività di lucro e sfruttamento, espropriando di fatto il diritto del legittimo proprietario ad usufruirne, il cittadino comune, tutti noi!

L'Associazione Vittime della caccia, in qualità di associazione riconosciuta e registrata presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (con D.M. 0000025 del 16.01.2014), propone alle altre Associazioni iscritte di riflettere circa l'opportunità e l'utilità di restare all'interno di un dicastero che disattende sistematicamente la sua naturale funzione di tutela dellì'ambiente e della fauna selvatica. Conosciamo bene l'iter farraginoso per ottenere il riconoscimento, ma a fronte di tali negligenze si rende necessaria una chiara azione di protesta comune alle Associazioni che realmente hanno a cuore animali ed ambiente.

Solo una risposta collettiva darebbe un chiaro segnale di distanza e disapprovazione delle politiche ambientali sin qui portate avanti dal Ministro Galletti e dal suo governo.

 

Associazione Vittime della caccia  - 30 settembre 2017


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SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.139/2017-CACCIA-LIGURIA

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AVC LEX

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.139/2017 - CACCIA - LIGURIA ( legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29)

Sentenza 139/2017 (ECLI:IT:COST:2017:139)
Giudizio: GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA PRINCIPALE
Presidente: GROSSI - Redattore: LATTANZI
Udienza Pubblica del 23/05/2017;    Decisione  del 23/05/2017
Deposito del 14/06/2017;   Pubblicazione in G. U. 21/06/2017 n. 25
Norme impugnate: Artt. 88, 89, c. 1°, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30/12/2015, n. 29.
Massime: 39321 39322 39323 39324 39325 39326 39327 39328
Atti decisi: ric. 7/2016

 

SENTENZA N. 139

ANNO 2017


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Paolo GROSSI; Giudici : Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI,


ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 29 febbraio-3 marzo 2016, depositato in cancelleria il 3 marzo 2016 ed iscritto al n. 7 del registro ricorsi 2016.

Visto l’atto di costituzione della Regione Liguria;

udito nell’udienza pubblica del 23 maggio 2017 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi;

uditi l’avvocato dello Stato Pietro Garofoli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Emanuela Romanelli per la Regione Liguria.


Ritenuto in fatto

1.– Con ricorso spedito per la notificazione il 29 febbraio 2016 e depositato il successivo 3 marzo (reg. ric. n. 7 del 2016), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

Le disposizioni impugnate si inseriscono nel testo della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), aggiungendo nuove previsioni.

L’art. 88 impugnato, che inserisce un comma 8-bis nell’art. 16 della legge regionale n. 29 del 1994, permette, dal 15 agosto alla seconda domenica di settembre, l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia sul territorio venatorio, con esclusione delle zone indicate dal comma 1.

Il ricorrente osserva che, in base all’art. 10, comma 7, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), i periodi per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia sono stabiliti con i piani faunistico-venatori provinciali. La normativa statale, che esprime una regola inderogabile attinente alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), prescriverebbe perciò di adottare a tal fine il piano faunistico-venatorio, non consentendo il ricorso alla legge-provvedimento.

Inoltre non sarebbero permessi l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia in un periodo di chiusura dell’attività venatoria.

L’art. 89, comma 1, che aggiunge un comma 1-bis all’art. 18 della legge regionale n. 29 del 1994, consente a chi abbia optato per una delle forme di caccia indicate dal comma 1 di esercitare la caccia, a certe condizioni, per quindici giorni anche in una delle altre forme.

Il ricorrente rileva che l’art. 12, comma 5, della legge n. 157 del 1992 impone, invece, di praticare la caccia esclusivamente in una delle tre forme indicate, e anche in questo caso esprime una regola inderogabile attinente alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.).

L’art. 92 sostituisce l’art. 35 della legge regionale n. 29 del 1994. In particolare, il nuovo comma 9 permette di recuperare i capi feriti facendo uso delle armi anche nelle giornate di silenzio venatorio e al di fuori degli orari di caccia.

Il ricorrente osserva che l’abbattimento e la cattura della fauna selvatica con l’uso delle armi costituisce esercizio venatorio ai sensi dell’art. 12, commi 2 e 3, della legge n. 157 del 1992. Infatti, l’art. 21, comma 1, lettera g), della legge n. 157 del 1992 vieta il trasporto di armi nei giorni non consentiti per la caccia. Anche in questo caso, derogando a tale norma, la disposizione impugnata avrebbe leso l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Infine, l’art. 93 sostituisce l’art. 36 della legge regionale n. 29 del 1994. In particolare, il nuovo comma 2 consentirebbe di procedere con i piani di abbattimento della fauna selvatica prima che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) abbia verificato l’inefficacia dei metodi di controllo ecologico, posto che la norma impugnata si limita a stabilire che si tiene conto delle modalità indicate dall’ISPRA per eseguire il piano di abbattimento. Il ricorrente ravvisa in ciò un contrasto con l’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, e dunque con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Inoltre la norma statale abilita all’abbattimento solo le guardie venatorie dipendenti delle amministrazioni provinciali, le guardie forestali, le guardie comunali e i proprietari o conduttori dei fondi su cui si attuano i piani, se muniti di licenza venatoria.

La norma impugnata allargherebbe illegittimamente l’elenco, includendovi i cacciatori, purché riuniti in squadre o in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore. Da ciò un ulteriore profilo di violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

2.– Si è costituita in giudizio la Regione Liguria, chiedendo che il ricorso sia dichiarato non fondato.

Con riferimento all’art. 88 la Regione sostiene che non le sarebbe precluso adottare leggi-provvedimento in materia di caccia.

Con riguardo all’art. 89, comma 1, la Regione afferma che rientra nella sua competenza residuale in materia di caccia permettere l’esercizio dell’attività venatoria in forme congiunte e non alternative.

L’art. 92 poi non comporterebbe alcun peggioramento della tutela ambientale, perché l’abbattimento con arma del capo ferito sarebbe funzionale a un recupero «in condizioni di sicurezza per gli operatori».

Infine, quanto all’art. 93, la difesa regionale osserva che il processo di riordino delle funzioni attribuite alla Provincia ha ridotto il personale della polizia provinciale addetto alla sezione faunistica. Si sarebbe perciò reso necessario permettere l’abbattimento della fauna selvatica anche ad altre categorie di persone.

3.– Nelle more del giudizio, a decorrere dall’8 dicembre 2016, l’art. 88 è stato abrogato dall’art. 1 della legge della Regione Liguria 30 novembre 2016, n. 31, recante «Modifiche alla legge regionale 30 dicembre 2015, n. 29 (Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico -P.R.I.S.-, edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio – Collegato alla legge di stabilità 2016)», mentre, con la stessa decorrenza, l’art. 89, comma 1, impugnato è stato abrogato dall’art. 2 della stessa legge regionale.

4.– Nell’imminenza dell’udienza pubblica la Regione Liguria ha depositato una memoria.

Innanzi tutto la Regione chiede che, rispetto agli artt. 88 e 89, comma 1, sia dichiarata la cessazione della materia del contendere, perché entrambe le norme sono state abrogate.

Con riferimento all’art. 92 la Regione osserva che il prelievo venatorio del cinghiale e degli altri ungulati è contingentato, sicché il cacciatore non può ucciderne un numero superiore a quello assegnatogli. Quindi non vi sarebbe modo di cacciare nei giorni di silenzio venatorio, ma sarebbe solo possibile recuperare i capi feriti, allo scopo di risparmiare loro «inutili sofferenze» e di prevenire eventuali infezioni per la fauna con cui vengono in contatto.

Infine, relativamente all’art. 93, la difesa regionale sottolinea che la disposizione non compromette il ruolo consultivo dell’ISPRA, i cui documenti restano impiegati per «estrapolarne le metodologie da applicare nei piani di abbattimento».


Considerato in diritto

1.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 88, 89, comma 1, 92 e 93 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.

Le disposizioni impugnate modificano o sostituiscono alcune norme della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), in tema di caccia.

Pur costituendo la caccia materia affidata alla competenza legislativa residuale della Regione ai sensi dell’art. 117, quarto comma, Cost., è tuttavia necessario, in base all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ove essa esprima regole minime uniformi (ex plurimis, sentenze n. 2 del 2015, n. 278 del 2012, n. 151 del 2011 e n. 315 del 2010).

Quando tali regole sono contenute nella legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che in larga parte le racchiude, la normativa regionale in contrasto con le corrispondenti disposizioni statali invade la sfera di competenza legislativa dello Stato ed è perciò costituzionalmente illegittima.

Sulla base di queste giuste premesse, il ricorrente impugna le disposizioni sopra indicate, segnalando per ciascuna di esse il conflitto con specifiche norme della legge n. 157 del 1992, e, conseguentemente, la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

2.– Nelle more del giudizio, gli artt. 1 e 2 della legge della Regione Liguria 30 novembre 2016, n. 31, recante «Modifiche alla legge regionale 30 dicembre 2015, n. 29 (Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico -P.R.I.S.-, edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio – Collegato alla legge di stabilità 2016)», con effetto decorrente dall’8 dicembre 2016, hanno abrogato, rispettivamente, gli artt. 88 e 89, comma 1, impugnati. Ciò nonostante, per quanto satisfattiva, l’abrogazione non determina la cessazione della materia del contendere, perché le norme hanno già trovato applicazione (ex plurimis, sentenza n. 199 del 2016).

Ciò vale per l’art. 88, che ha determinato il periodo consentito per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia dal 15 agosto alla seconda domenica di settembre, e ha dunque già prodotto effetti nell’anno 2016; vale altresì per l’art. 89, comma 1, che ha consentito di usufruire di giornate di caccia in forma diversa da quella per cui si è optato, a partire dalla terza domenica dell’ottobre 2016.

3.– Tutte le questioni sono fondate, considerato che questa Corte ha già dichiarato l’illegittimità costituzionale di analoghe disposizioni adottate da altre Regioni.

4.– L’art. 88 determina direttamente l’arco temporale durante il quale sono permessi l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia.

Gli artt. 10 e 18 della legge n. 157 del 1992 prevedono invece che tale arco temporale debba essere stabilito nel piano faunistico-venatorio, con conseguente divieto di ricorrere a una legge-provvedimento (sentenza n. 193 del 2013). Questa prescrizione assicura garanzie procedimentali per un giusto equilibrio tra i vari interessi in gioco, da soddisfare anche attraverso l’acquisizione di pareri tecnici. Essa perciò esprime una inderogabile regola di tutela ambientale alla quale la norma impugnata illegittimamente si è sottratta.

È assorbito l’ulteriore profilo di censura relativo alla individuazione del termine per l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia, che cadrebbe in un periodo durante il quale l’attività venatoria è vietata.

5.– L’art. 89, comma 1, permette che, a certe condizioni e nel rispetto del limite di quindici giornate per stagione venatoria, la caccia sia esercitata in altra forma rispetto a quella per la quale si è optato.

L’art. 12 della legge n. 157 del 1992 prevede, invece, che la caccia sia praticata «in via esclusiva» in una delle seguenti tre forme: vagante in zona Alpi; da appostamento fisso; nella altre forme consentite dalla legge e praticate nel rimanente territorio destinato all’attività venatoria programmata.

Questa Corte ha già ritenuto che la norma statale, in quanto volta «ad assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili», possa essere oggetto di integrazione da parte della legge regionale «esclusivamente nella direzione dell’innalzamento del livello di tutela» (sentenza n. 116 del 2012; in seguito, sentenza n. 278 del 2012); perciò è evidente che il permettere, sia pure limitatamente, una forma di caccia diversa da quella per cui si è optato in via generale non opera in questa direzione ed è pertanto costituzionalmente illegittimo.

6.– L’art. 92 deve considerarsi impugnato con esclusivo riferimento alla sostituzione del comma 9 dell’art. 35 della legge regionale n. 29 del 1994, che è l’unica porzione normativa alla quale è dedicata la motivazione del ricorso. La norma permette, tra l’altro, ai conduttori di cani da caccia di recuperare i capi feriti, facendo uso delle armi, «anche fuori degli orari previsti per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio».

Ai sensi dell’art. 12, commi 2 e 3, della legge n. 157 del 1992, l’abbattimento e la cattura della fauna selvatica con l’uso delle armi costituiscono esercizio venatorio; inoltre l’art. 21, comma 1, lettera g), della legge n. 157 del 1992 vieta il trasporto di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia «nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio». Viene così formulata l’inderogabile regola che, quando l’esercizio venatorio è precluso, esclude l’introduzione di armi in forme potenzialmente idonee all’uso. Tale regola appartiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (sentenza n. 2 del 2015), sicché la norma impugnata, che vi deroga, è costituzionalmente illegittima.

7.– L’art. 93 deve ritenersi impugnato con esclusivo riferimento alla sostituzione del comma 2 dell’art. 36 della legge regionale n. 29 del 1994, che è l’unica porzione normativa che forma oggetto della motivazione del ricorso.

Le questioni di legittimità costituzionale sono due.

Con la prima la norma è impugnata nella parte in cui, «oltre alle azioni di controllo esercitate con metodi ecologici», prevede «piani di abbattimento» della fauna selvatica «da realizzarsi tenendo conto delle modalità indicate dall’ISPRA».

L’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 stabilisce, invece, una rigida subordinazione dei piani di abbattimento alla preventiva utilizzazione dei metodi ecologici su parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). L’abbattimento è permesso solo se l’ISPRA ha verificato l’inefficacia dei metodi ecologici.

Questa Corte ha già ritenuto che la normativa statale, in quanto preordinata alla preservazione della fauna, è inderogabile da parte della legislazione regionale (sentenza n. 278 del 2012) e ha assegnato particolare valore all’intervento dell’ISPRA, allo scopo di garantire l’osservanza di livelli minimi e uniformi di protezione ambientale (sentenza n. 107 del 2014).

La norma impugnata non assicura la priorità del metodo ecologico rispetto al piano di abbattimento, parificando invece l’uno e l’altro strumento, senza fare riferimento alle verifiche demandate all’ISPRA. Né vale in senso contrario la previsione che il piano di abbattimento deve tenere conto delle modalità indicate dall’ISPRA, sia perché queste indicazioni sono inerenti all’abbattimento, che non è subordinato all’accertamento, da parte dell’ISPRA, dell’inefficacia del metodo ecologico, sia perché non ne è assicurata neppure la natura vincolante. Del resto, la formulazione originaria dell’art. 36, comma 2, della legge regionale n. 29 del 1994 era riproduttiva dell’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, sicché la modifica testuale è evidentemente finalizzata a modificare il contenuto precettivo della disposizione, e ha obiettivamente questo effetto costituzionalmente illegittimo.

La seconda questione di legittimità costituzionale investe la norma impugnata, nella parte in cui consente l’attuazione dei piani di abbattimento anche da parte di cacciatori riuniti in squadre validamente costituite e di cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore.

L’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, invece, non permette ai cacciatori di prendere parte all’abbattimento, a meno che non siano proprietari o conduttori del fondo sul quale si attua il piano.

Questa Corte ha già ritenuto che l’elenco contenuto nella norma statale, con riguardo alle persone abilitate all’attività in questione, è tassativo, e che una sua integrazione da parte della legge regionale riduce il livello minimo e uniforme di tutela dell’ambiente (sentenze n. 107 del 2014 e n. 392 del 2005; ordinanza n. 44 del 2012). Ne segue l’illegittimità costituzionale della norma oggetto di censura.


per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 88 della legge della Regione Liguria 30 dicembre 2015, n. 29, recante «Prime disposizioni per la semplificazione e la crescita relative allo sviluppo economico, alla formazione e lavoro, al trasporto pubblico locale, alla materia ordinamentale, alla cultura, spettacolo, turismo, sanità, programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S.), edilizia, protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio (Collegato alla legge di stabilità 2016)», che ha aggiunto il comma 8-bis all’art. 16 della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio);

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 89, comma 1, della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, che ha inserito il comma 1-bis nell’art. 18 della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994;

3) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 92 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 35, comma 9, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente il recupero dei capi feriti con le armi anche fuori degli orari previsti per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio;

4) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 93 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 36, comma 2, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente di ricorrere ai piani di abbattimento della fauna selvatica anche quando l’ISPRA non abbia preventivamente verificato l’inefficacia dei metodi ecologici;

5) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 93 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 36, comma 2, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente l’attuazione dei piani di abbattimento da parte di «cacciatori riuniti in squadre validamente costituite, nonché cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore».

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2017.

F.to:

Paolo GROSSI, Presidente

Giorgio LATTANZI, Redattore

Roberto MILANA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 14 giugno 2017.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Roberto MILANA

 

fONTE: http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2017&numero=139


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Cs.La Regione LOMBARDIA e il SOVVERTIMENTO DELLE LEGGI

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COMUNICATO STAMPA - AVC 12.07.2017

La Regione LOMBARDIA e il SOVVERTIMENTO DELLE LEGGI

AVC - Contenimento del Cinghiale? Un altro business ai danni di Tutti

La Regione Lombardia ieri 11 luglio ha approvato il piano di contenimento del cinghiale: un bel regalo, l'ennesimo, alle doppiette, una mostruosità sul piano giuridico, una misura inefficace sul terreno del contenimento di specie, una crudeltà inutile e sistematica, il pericolo delle armi da caccia praticamente sempre e ovunque.
Per contenere il numero dei cinghiali si è deciso di agire solo e soltanto con gli abbattimenti: una misura questa che negli anni si è sempre rivelata inefficace, implementando addirittura il numero degli individui, effetto questo palesemente voluto e pianificato.
Le forze di giunta, Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Scelta civica con l'appoggio del PD, - e i soli voti contrari della Consigliera Chiara Cremonesi di Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) e dei Consiglieri del M5Stelle - hanno addirittura ribaltato i principi espressi dalla recente sentenza della Corte Costituzionale 139/2017, (vai al Link leggi la sentenza) in cui si affermano principi sacrosanti che dovrebbero impedire di fare del contenimento di animali considerati in esubero un business, principi costituzionali ed impianti di leggi quadro che non possono essere sovvertiti, pena il caos normativo, di competenze e dagli effetti nefasti ed opposti all'obbietivo originale.

Il problema "cinghiale" è creato artatamente dallo stesso mondo venatorio attraverso l'incentivazione dell'immissione di questi ungulati: un giro perverso che legittimerebbe poi la soluzione abbattimento. Nulla sul piano della prevenzione - prevista sempre per legge - e di una diversa politica di gestione è stato deciso dalla regione Lombardia.

Nella legge regionale appena approvata brillano l'incentivazione all'immisione e il foraggiamento dei cinghiali nelle Aziende faunistico venatorie, la valorizzazione e il consumo delle carni di cinghiale (Fauna e patrimonio indisponibile dello Stato) e poco e nulla sui fondi da destinare alla prevenzione al fine di contenere danni all'agricoltura. Agricoltori strumentalizzati ed usati per applicare queste politiche venatorie selvagge.

Quali siano gli effetti di questa legge sulla popolazione umana, è proprio una voce, questa, che neppure viene minimamente citata, come ulteriore spregio alle norme di sicurezza pubblica e a garanzia dell'incolumità dei cittadini, visto anche l'uso delle armi previste che sarebbe vietato su maggior parte del territorio italiano...

Uccidere, uccidere, legittimare le doppiette e trarne profitto in questa opera sistematica di sterminio e sovvertimento: questo alla fine ha deciso la Regione Lombardia.

Associazione Vittime della caccia - 12.07.2017


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OPTA -Regione Toscana:E.Rossi,M.Remaschi,L.Marras

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OPTA- Osservatorio Politico Trasversale Anticaccia

SE LI CONOSCI LI EVITI

 

 

 

REGIONE TOSCANA -

LA GIUNTA:

Enrico Rossi *- Presidente

Monica Barni - Vicepresidente - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Vittorio Bugli - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Vincenzo Ceccarelli - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Stefano Ciuoffo - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Federica Fratoni - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Cristina Grieco - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Marco Remaschi*

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-O-

IN PRIMO PIANO:

Enrico Rossi*, Marco Remaschi*, Leonardo Marras

 

- ENRICO ROSSI presidente della Regione Toscana, Partito Democratico > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: IL TIRRENO, 3 febbraio 2016;  TOSCANA, SI SPARA: CACCIA AL CINGHIALE TUTTO L'ANNO

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- MARCO REMASCHI assessore agricoltura/caccia Regione Toscana, Partito Democratico > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: IL TIRRENO, 3 febbraio 2016; IL TIRRENO, 6 ottobre 2015;

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- LEONARDO MARRAS consigliere PD Regione Toscana > SCHEDA REGIONE TOSCANA

ARTICOLI E REFERENZE: SULLA CACCIA LA PENSO COSì; GROSSETONOTIZIE.COM 8 giugno 2016; IL TIRRENO, 7 ottobre 2016

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REFERENZE

PIANO LUPO: Remaschi e Marras: "Avanti con la strada intrapresa da Regione e Ministero dell'Ambiente".

CINGHIALI: TOSCANA, SI SPARA: CACCIA TUTTO L'ANNO IL TIRRENO 3 febbraio 2016 - (unici contrari i 5Stelle Sì Toscana a Sinistra)


I CONSIGLIERI DEL PD IN REGIONE TOSCANA:

Anselmi Gianni, Partito Democratico

Baccelli Stefano, Partito Democratico

Baldi Massimo, Partito Democratico

Bambagioni Paolo, Partito Democratico

Bezzini Simone, Partito Democratico

Bugetti Ilaria, Partito Democratico

Bugliani Giacomo, Partito Democratico

Capirossi Fiammetta, Partito Democratico

Ciolini Nicola, Partito Democratico

De Robertis Lucia, Partito Democratico

Gazzetti Francesco, Partito Democratico

Giani Eugenio, Partito Democratico

Giovannetti Ilaria, Partito Democratico

Marras Leonardo, Partito Democratico*

Mazzeo Antonio, Partito Democratico

Meucci Elisabetta, Partito Democratico

Monni Monia, Partito Democratico

Nardini Alessandra, Partito Democratico

Niccolai Marco, Partito Democratico

Pieroni Andrea, Partito Democratico

Scaramelli Stefano, Partito Democratico

Sostegni Enrico, Partito Democratico

Vadi Valentina, Partito Democratico


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OPTA-Bruzzone Francesco Lega Nord-Salvini - Liguria

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OPTA- Osservatorio Politico Trasversale Anticaccia

SE LI CONOSCI LI EVITI

BRUZZONE FRANCESCO, Lega Nord-Salvini - Liguria

Articolo intervista 10 Aaprile 2017: "Presidente consiglio regionale Liguria: insegniamo la caccia a scuola, prelievo venatorio è utile"

La critica: "Introdurre la caccia come materia scolastica"

SCHEDA REGIONE LIGURIA Francesco Bruzzone - Presidente del Consiglio Regionale LIGURIA

Altri articoli:

- 28 maggio 2016 www.ilsecoloxix.it

- "Spese pazze travolge Lega e Fratelli d'Italia, rinviati a giudizio in Liguria Rixi, Bruzzone e il Capolista del Partito della Meloni"

 


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