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Un limite per l’utilizzo dei sentieri nei parchi

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Una ricerca ha identificato le soglie delle attività umane sui sentieri nei parchi nazionali oltre le quali si disturba la vita della fauna selvatica creando cambiamenti ecologici.

Un nuovo studio sull’impatto umano sulla fauna selvatica in alcuni dei più importanti Parchi Nazionali del Canada ha individuato dei limiti nell’uso dei sentieri per evitare che si creino dei disturbi ecologici. Lo studio condotto da J. Kimo Rogala dell’Università di Calgary, è pubblicato online sulla rivista Ecology and Society.Rogala è alliveo del professor Marco Musiani.

La ricerca ha dimostrato, monitorando alcune zone, che lupi e alci sono disturbati dal passaggio delle persone nei parchi nazionali di Banff, Kootenay e Yoho. In particolare, lo studio ha rilevato che lupi e alci evitavano le zone a 50 metri dai sentieri percorsi da una sola persona per ora, e le zone fino a 400 metri dai sentieri che sono attraversati da più di due persone all’ora. Questi comportamenti erano già noti in precedenza, la novità è l’individuazione di una soglia in cui si verifica un disturbo.

Finanziato in parte da Parks Canada, la ricerca su lupi e alci nei parchi di Banff, Kootenay e Yoho in in Canada tra il 2005 e il 2008 mette in luce anche il meccanismo attraverso il quale si possono verificare i cambiamenti ecologici. I risultati dimostrano che con un passaggio di due persone all’ora, i lupi evitano il sentiero, mentre gli alci sono attratti, in un area compresa fra i 51 e i 400 metri dal sentiero. Questo crea una zona di rifugio dai predatori per gli alci.


“La sfida dei parchi e delle riserve è trovare l’equilibrio fra l’integrità ecologica a lungo termine e l’offrire ai visitatori opportunità di apprendimento e esperienze di qualità”, ha detto Rogala. “Questa ricerca aiuta a comprendere l’impatto umano sui parchi e fornisce uno strumento per il personale del parco per gestire al meglio le aree sensibili e i corridoi naturali di questo habitat primario.”

Un’altra ricerca, recentemente pubblicata dal laboratorio del professor Musiani da parte di Tyler Muhly, supporta l’ipotesi che un alto livello dell’attività umana faccia spostare i predatori, ma non le specie che sono predate, creando una zona rifugio. Questa ricerca, applicata in aree rurali nello stato di Alberta, Canada, ha rilevato che un passaggio superiore alle 18 persone al giorno (circa una persona ogni ora, come nei Parchi Nazionali) poteva influenzare le interazioni predatore-preda.

“Queste due pubblicazioni indipendenti dei parchi nazionali e delle zone rurali hanno trovato soglie simili del disturbo della fauna selvatica, suggerendo notevoli conseguenze ecologiche”, ha detto Musiani. “Al giorno d’oggi,le influenze dell’attività umana sono dovunque e dovremmo imparare ad affrontarle”.
Fonte: http://gaianews.it

 

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