Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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L’arsenale della porta accanto

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Fonte: www.tutelafauna.it

La legislazione italiana su possesso e detenzione di armi da caccia e ad uso sportivo non garantisce l'incolumità pubblica: è possibile detenere in casa un vero arsenale senza controlli e senza regole certe (la foto NON si riferisce ad armi da caccia ma ha semplice valore simbolico)

I costi sociali della pronta disponibilità delle armi da caccia, gli scarsi controlli preventivi e le blande norme a tutela della pubblica incolumità (e a maggior tutela dell'industria armiera). Breve viaggio horror nella legislazione "calibro12".

Mentre psichiatri e criminologi affollano i salotti televisivi per spiegarci le ragioni recondite delle stragi della porta accanto, poco o nulla si è detto della forte diffusione delle armi da caccia, della loro insufficiente custodia, degli scarsi controlli di pubblica sicurezza e dei costi sociali in termini di suicidi,morti e feriti intenzionali o accidentali, collegati alla pronta disponibilità di fucili e munizioni in ambito domestico.

Sei uno dei 700.000 cacciatori italiani col porto d'armi ? La vigente normativa nazionale sulle armi ti consente di possedere un numero "illimitato" di fucili da caccia ,ivi comprese quindi anche le carabine con canna ad anima rigata (art.37 legge 157 del 1992 sulla caccia).Nel 1986 era stato introdotto un limite massimo di possesso di 6 armi da caccia per ogni cacciatore, poi abrogato dall'attuale legge sulla caccia,perché ritenuto troppo limitativo per i cacciatori stessi.

Aggiungiamo sino a 3 pistole e 6 armi per uso sportivo (art. 10 legge n.110 del 1975,e successive modifiche) e l'arsenale è bello e pronto.

Previa denuncia di possesso da presentare al locale Commissariato o Stazione Carabinieri, l'art.97 del Regio Decreto n.635 del 1940 (Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Pubblica Sicurezza) consente inoltre ai titolari di licenza di caccia di detenere sino a 200 cartucce cariche per pistola, 5 chili di polvere da sparo (per i Nembrotti che preparano le cartucce da soli), e sino ad un massimo complessivo di 1.500 cartucce a palla unica, a pallini o a pallettoni (ossia con pallini di diametro superiore a 4,5 mm.).

Ma c'è anche una franchigia: il cacciatore con porto d'armi non è tenuto a denunciare le cartucce cariche all'Autorità di Pubblica Sicurezza se detiene solamente sino a 1.000 cartucce a pallini (art. 26 legge 110 del 1975).

Nella  stagione di caccia 2001/2002 (da settembre a fine gennaio) sono morte 47 persone per incidenti di caccia, ed altre 66 hanno riportato gravi ferite d'arma da fuoco. Incalcolabile il numero di morti e feriti per liti familiari, omicidi intenzionali premeditati, suicidi e incidenti domestici legati ad una tale diffusione delle armi da caccia, che spesso sono le protagoniste della quotidiana cronaca nera, con costante stillicidio di vittime "della porta accanto".

Merito anche degli scarsi controlli: l'art. 38 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Regio Decreto n.773 del 1931), che consentirebbe alle autorità di P.S. di effettuare a piacimento controlli amministrativi presso le abitazioni (senza necessità di decreti di perquisizione), per verificare la corretta custodia delle armi e la corrispondenza tra quanto detenuto e quanto denunciato, è scarsamente applicato dalle Forze dell'Ordine, almeno con la sistematicità che richiederebbe.

Il legislatore italico non vuole, oltretutto, urtare la suscettibilità dei cacciatori e dell'industria armiera. Sopravvive (indenne ad un referendum, per mancanza di quorum) anche l'art. 842 del Codice Civile, che ammette l'ingresso dei cacciatori nei terreni altrui senza il consenso del proprietario.

Vaglielo a spiegare, ai cittadini disarmati, che per avere i cacciatori fuori dai piedi devono allestire una costosa recinzione alta 1,20 metri (sostituibile solo da un corso d'acqua perenne profondo un metro e mezzo !) ed espletare una trafila burocratica per munire detta recinzione di tabelle autorizzate dalla Provincia (art. 15 legge n.157 del 1992 sulla caccia).

E a casa ? Pregate che il vostro vicino rispetti gli articoli 20 e 20bis della legge 110/75 sulle armi. Il primo articolo dispone che la custodia delle armi e degli esplosivi "deve essere assicurata con ogni diligenza" (ad esempio antifurti, serrature, armadi blindati). Ma  è un dato di fatto il malcostume di detenere armi e munizioni da caccia nell'armadio a vetri in salotto (senza serrature), quando non nel box, nel retrobottega di paese, o nella baracca presso l'orto. Pena per i trasgressori? Arresto da uno a tre mesi (le classiche pene contravvenzionali con la condizionale mai espiate in concreto o tramutate in pene pecuniarie) o l'ammenda fino a 258 euro.

L'art. 20-bis della legge 110/75 sulle armi tratta invece del reato di omessa custodia, per impedire che persone minorenni, inesperte nel maneggio delle armi o incapaci si impossessino facilmente di armi e munizioni; anche in questo caso la pena per i trasgressori (il cacciatore che lascia la cartucciera nell'auto posteggiata, il padrone di casa che non preclude ai figli l'accesso ad armadi con armi da fuoco) è l'arresto "virtuale" sino ad un anno, o la più concreta ammenda sino a 1.032 euro (ridotta ad 516 euro se in fatto è commesso nei luoghi di caccia), alla faccia del valore per la vita umana.

Circa gli spari in campagna, quanti proprietari di fabbricati, case e luoghi di lavori possono giurare che i cacciatori che frequentano i dintorni rispettano le distanze di sicurezza? Occorrono almeno 150 metri per sparare in direzione di una casa o di una strada con fucile a canna liscia (ad esempio il classico semiautomatico calibro 12, frequentemente impiegato nella caccia al cinghiale con le munizioni a palla unica). Se si spara con una carabina (gittata anche di due chilometri per i grossi calibri) la distanza di sicurezza verso gli immobili dovrebbe essere di una volta e mezzo la gittata massima dell'arma.

50 metri se si vaga con armi da caccia è invece la distanza obbligatoria dalle strade (100 metri quella per le case) quando non si spara in loro direzione; peccato che questa norma sia in assoluto quella maggiormente violata ed oggetto di contestazione di illecito amministrativo da parte degli organi di vigilanza venatoria. Quanto rischia il cacciatore beccato in flagrante a sparare ad un tordo o a un fagiano in direzione di casa vostra (meno dei 150 metri prescritti) ? Risposta:  una sanzione amministrativa di 206 euro (art. 31-lettera E, della legge 157/92 sulla caccia).

Una chicca: Il Decreto del Ministero della Sanità 28/4/1998 (Rosi Bindi) "Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo  dell'autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto  d'armi per uso difesa personale" consente il rilascio del porto d'armi per uso caccia anche a gente senza un occhio (e con l'altro occhio esistente anche munito di lente per raggiungere gli 8 decimi !) e senza un braccio (basta la protesi) .

Ci vorrebbe, in base al decreto, anche "l'assenza di disturbi mentali, di personalità o comportamentali",  e la non dipendenza da alcool o stupefacenti, ma di questi tempi non ci metteremmo troppo la mano sul fuoco. Per chi non ci crede c'è la Gazzetta Ufficiale n.143 del 22/6/1998.

Buona fortuna a tutti!

Fonte: www.tutelafauna.it

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