Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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DOSSIER 2012/2013 VITTIME DELLA CACCIA -Introduzione

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ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA

www.vittimedellacaccia.org

 

DOSSIER VITTIME DELLA CACCIA 2012/2013

INTRODUZIONE

 

TROVA QUI L'INDICE COMPLETO DEL DOSSIER 2012/2013

Un bollettino di guerra: in nessun altro modo si può definire quanto registrato degli accadimenti avvenuti in questi  ultimi 5 mesi.

Ora le armi tacciono e, finalmente, chi vorrà fare una passeggiata “fuori porta”,  vive in campagna, o nei paesi ad essa limitrofi, potrà uscire senza la paura di essere impallinato, ma quello che non vorremmo accada, è che scenda il silenzio su quanti hanno perso la vita in quest’ultima stagione venatoria e, in primis, sui bambini.

Bambini uccisi, feriti, traumatizzati da pallini che li hanno sfiorati, dal vedere ammazzati, a pochi metri da casa, i loro amici animali, dal non poter giocare serenamente sulle loro altalene con le paura che possa arrivare un cacciatore. Bambini violati.

Nessuna esagerazione: basterebbe leggere le notizie puntualmente riportate sul report che, anche quest’anno, con profonda tristezza, abbiamo doverosamente registrato al fine di far emergere  e mostrare la realtà intrinseca della caccia.

118 vittime umane che significano, considerando 62 giorni effettivi di caccia, una media di quasi 2 vittime al giorno.

21 persone, fra cui due minorenni, morti ammazzati dall’esplosione di un fucile: 1 morto ogni quasi 3 giorni, in cui si è data la possibilità, ad individui armati, di girare in altrui proprietà.

19 “civili” uccisi o feriti o da persone la cui “ragione, filosofia” di vita è amarla a tal punto da toglierla a qualcun altro, certo per errore, fatalità, visto che l’obiettivo era altro vivente.

Errori, fatalità, determinati da imponderabile sfortuna, dicono, implicitamente così affermando che  l’innocente ammazzato, o ferito, è messo in conto quale congenito rischio dell’attività esercitata.

Per noi anche una sola una vita ha importanza, tanto da motivarci nel chiedere fermamente che si fermi questa “guerra” occulta, strisciante e non dichiarata, che ogni anno miete vittime: cambierebbe qualcosa se il numero dei morti, anziché 21  fossero 131 (centotrentuno)?

Ebbene, centotrentuno, è il numero delle persone che sono morte, causa lesioni determinate da fucilate, durante azioni di caccia in stagione venatoria, negli ultimi sei anni dal 2007 al 2012.

Il numero dei feriti,  sempre a causa di fucilate, riferiti da articoli raccolti da ricerca sul web, solo quest’anno son stati 97, mentre le persone “sfiorate” dalle rosate dei pallini sono di entità non quantificabile, al pari di coloro la cui vita è pesantemente condizionata, in negativo, dalla presenza di alcuni soggetti che, oltre a sparar al minimo stormir di foglia, son arroganti tanto dal sentirsi autorizzati nel non mantenere le distanze dalle abitazioni, strade, ammazzare animali domestici sparando loro in testa, come una sorta di esecuzione, mentre erano tenuti al guinzaglio.

Gli animali hanno pagato un pesante tributo di sangue, per ciò che tanti considerano un “divertimento”.

Animali domestici, tutelati per legge, ammazzati perché, come loro natura, difendevano il territorio, o uccisi all’allucinato scopo di prevenire risse con i cani da caccia al seguito,  oppure al fine di  eliminare potenziali concorrenti nella caccia.

Animali protetti uccisi perché scambiati per altri cacciabili o per pura crudeltà: ibis eremita, gufi, aquile, poiane, per citarne alcuni.

Animali considerati “selvaggina” ma uccisi in periodi in cui vigeva il divieto di cacciarli, o in aree protette, quali parchi, in cui si cerca di salvare quel po’ di biodiversità, residuo di una ricchezza d’altri tempi.

Patrimonio indisponibile dello Stato, come definito dalla legge 157/92, violato, saccheggiato, torturato da persone quali un bracconiere che, nel corso di un’intervista, si è vantato di uccidere 10.000 uccellini migratori, nell’arco di due mesi, i cui acquirenti sono consideranti probi ristoratori [dossier associazione vittime della caccia: crimini venatori].

Da analisi degli articoli raccolti, se da un lato è evidente l’incongruità del reato commesso in rapporto alla pena comminata e al rischio di essere scoperti durante l’illecito, dall’altro emerge che tale inadeguatezza è maggiore qualora l’illecito sia commesso da soggetto cui è stata concessa regolare licenza di caccia, tanto che molti di questi ultimi sono protagonisti di diversi illeciti, quali ad esempio: caccia in zone in cui vige il divieto, uccisione di animali protetti o non cacciabili,  pasturazione allo scopo di  aumentare il numero di cinghiali [ dossier: storie di ordinaria follia] per poi presentarsi, ipocritamente, come unica soluzione per arginare i danni arrecati dal selvatico.

Questa è la caccia. Non è l’immagine di un uomo/donna che, in compagnia del fedele cane, passeggia lungo il sentiero del bosco. E’ odor di sangue umano e animale. E’ il pianto di famiglie disperate che hanno perso i loro cari. E’ il terrore di tanti cuccioli, umani e non.

Per cosa? Per far divertire un manipolo di persone che, peraltro, si  considerano una ricchezza per la nostra economia.

Assioma che, naturalmente, non tiene conto del valore della vita, dei traumi subiti anche a livello psicologico e, molto più prosaicamente, delle forze di controllo messe in campo per effettuare i controlli, dell’uso di ambulanze, elisoccorsi, delicati o meno interventi chirurgici e, ultimo ma non ultimo, dei danni arrecati all’ambiente, come evidenziato in diverse denunce, oltre all’ultimo rapporto Ispra.

Ciò che auspichiamo è che i politici, oggi impegnati in campagna elettorale, tengano conto dei nostri dati, come di quelli registrati da altre associazioni impegnate in analoga denuncia (ma con diversi criteri di ricerca), oltre all’ultimo sondaggio Eurispes in cui emerge che 8 italiani su 10 sono contrari alla caccia.

Associazione Vittime della caccia - lo Staff

Comments

avatar simona
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tuteliamo le vittime!
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