Associazione Vittime della caccia

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Note presentate dall'Associazione Vittime Della Caccia relativamente all'audizione presso la XIII Commissione Ambiente del Senato sul DDL 1029, in data 27 novembre 2008

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Note presentate dall'Associazione Vittime della Caccia relativamente all'audizione presso la XIII Commissione del Senato, in data 27 novembre 2008.

 

Illustre Commissione, egregi Senatori,
nel ringraziare per l'invito ricevuto ci corre l'obbligo di portare a conoscenza del Comitato ristretto non solo i dati dei morti e feriti da armi da caccia registrati a partire fin dalla pre-apertura (generalizzata al 1 settembre) sino al giorno 22 novembre, ma più in generale le problematiche strettamente connesse all'esercizio dell'attività venatoria.

Le campagne sempre più antropizzate vedono innumerevoli cittadini sistematicamente minacciati da gente armata incurante del fatto che troppo spesso l'esplosione di colpi non solo reca disturbo alla quiete pubblica, proprio in termini di inquinamento acustico, ma mette a rischio l'incolumità stessa: purtroppo di vero e proprio allarme sociale dobbiamo parlare e di tutto ciò che tale problematica genera rispetto alla possibilità di fruire del proprio spazio anche nelle immediate vicinanze della propria abitazione e pertinenze annesse.
Non si capisce come di fronte ad un'attenzione così spasmodica da parte di questo Governo sul tema della sicurezza si voglia glissare poi proprio su questo aspetto in materia di caccia, un’attività che vede l'impiego, la detenzione e, consentiteci, un uso quanto meno imprudente delle armi ad uso venatorio anche in “ambito domestico”.

10 milioni tra pistole e fucili da caccia (La Repubblica del 21.11),
corrispondente all'8,4% della popolazione.

Uno spaventoso arsenale che fa aumentare il rischio non solo di incidenti, ma anche che malviventi, magari semplici topi d'appartamento, entrino in possesso di armi, le rivendano o addirittura,le usino a scopo criminale. Poi c'è un altro problema, quello della necessità di visite mediche periodiche approfondite per i possessori di armi e un limite di età per massima per ottenere la licenza di caccia. Certo, si può uccidere anche con un coltello da cucina, ma qualsiasi criminologo dirà come con un'arma da fuoco sia “più semplice”, non si tocca direttamente la vittima e in un mondo dove si è sempre di più abituati al “virtuale” la percezione della realtà appare sempre di più border-line per molte persone. Per questo da più parti si chiede di rivedere le norme sui permessi di possesso e detenzione, certo non servirà per scongiurare tutti gfli omicidi, ma basterebbe un caso evitato per giustificare un giro di vite.

 

Gli impressionanti dati dei morti e feriti per armi da caccia estratti dalle cronache,
dal 1 settembre al 22 novembre 2008, risultano:
23 morti e 46 feriti
di cui, 11 MORTI tra la gente comune e 15 i feriti

Di fronte a questi dati, appare pertanto fuori da ogni logica e senso di responsabilità civica e civile il perorare l'accoglimento dei DDL confluiti presso la Vostra Commissione i quali (ad eccezione del DDL 510 relativo all'abrogazione dell'art. 842 c.c. e che vede l'appoggio concreto di Associazione Vittime della Caccia) puntano alla reale e concreta liberalizzazione dell'esercizio venatorio e che trova la sua massima espressione parossistica nella depenalizzazione di molti reati di caccia e nel contestuale allargamento temporale dei calendari venatori!

Sempre più cittadini vivono sulla loro pelle l'invasività e il pericolo recati dai cacciatori che si aggirano nelle campagne sempre più urbanizzate, nel totale spregio delle norme di sicurezza previste dalla 157/92. Sempre più testimonianze riportano allarmanti situazioni di prevaricazione da parte di chi si sente forte imbracciando un'arma.

Inoltre, non è ormai più accettabile la violazione del Diritto di possesso, relativamente a terreni e fondi privati resa possibile per esempio, per istituire un'azienda faunistico-venatoria a scopo di lucro privato attraverso l'acquisizione coattiva da parte delle Province!

Tale spinosa questione, non a caso, ci vede a fianco di molti cittadini che si sono rivolti a noi e per i quali ci siamo appellati alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo, affinché si veda riconosciuto come prevalente il Diritto a vivere in pace sui propri terreni rispetto all'interesse circoscritto ad una categoria, quella dei cacciatori, che trae divertimento nello sparare agli animali.

 

Per l’Associazione Vittime della Caccia

Daniela Casprini e Maurizio Giulianelli

 

 

Roma, 27.11.2008

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