Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Autori disarmanti

Non e' una "tragedia della follia" - di Valter Fiore

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12.05.2010

E' piuttosto follia lasciare in mano armi a persone violente, e i cacciatori lo sono sempre, per definizione.

La morte delle due guardie zoofile di Genova ammazzate da un cacciatore quando sono andate a notificargli un verbale di sequestro per maltrattamento dei cani non e' una "tragedia della follia", o perlomeno non e' solo questo.

Come ha dichiarato il Sottosegretario Martini "Questo gravissimo episodio ci fa comprendere come quella della difesa degli animali sembri avere i profili di una vera e propria battaglia di civiltà con le sue vittime". E' vero. Le seppur minime leggi a protezione degli animali, il faticoso processo del farle rispettare, la crescente sensibilita' dell'opinione pubblica su questi temi vengono vissute come un affronto da molti di quelli che dello sfruttamento e dell'uccisione degli animali hanno fatto la ragione della loro vita.

Chi considera gli animali come "cose proprie" non puo' tollerare che qualcuno venga a sindacare sul come questi animali vengono trattati: sono "roba" sua e ne fa quello che vuole. In nome della "selezione della razza" come faceva l'allevatore di cani Guberti, per puro sadismo come tanti episodi di cronaca (finalmente) raccontano, per insofferenza a una qualunque, minima regolamentazione.

Non si tratta solo di risentimenti o di personalita' deviate; non si possono passare sotto silenzio le continue provocazioni contro le associazioni protezioniste accusate di "lucrare" con gli animali, i "sondaggi" per la reintroduzione della soppressione nei canili, le continue polemiche contro la "repressione" per i casi di maltrattamenti. Sono associazioni e gruppi di pressione che fanno capo ad ambienti venatori, a settori dell'allevamento e a circensi che non accettano qualsiasi minima idea di protezione, meno che mai di diritti, degli animali.

Bisogna interrogarsi sull'assurdita' di concedere centinaia di migliaia di permessi di porto d'armi, per la caccia, o per la difesa personale con controlli palesemente inadeguati. Non dimentichiamo che la caccia, oltre ai milioni di animali ammazzati e' anche causa, ogni anno, di innumerevoli incidenti con decine di morti e centinaia di feriti.

Bisogna valorizzare e facilitare il lavoro delle guardie zoofile e venatorie invece di intralciarlo con sempre piu' astrusi vincoli burocratici.

Sopratutto non bisogna arrendersi - mai - all'ignoranza, alla malvagita', alla miseria di tutti coloro che non sanno guardare negli occhi un animale.

Piangiamo ogni giorno milioni di vittime non umane, oggi dobbiamo piangere Elvio e Paola, vittime umane della stessa violenza.

di Valter Fiore, 12 maggio 2010

Fonte : Agire Ora


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UNA PRATICA ANACRONISTICA E ANTIEDUCATIVA- di Roberto Marchesini

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16.04.2010

Il rapporto tra l’uomo e le altre specie è sempre stato evidentemente problematico per una serie di ragioni, non ultimo il desiderio della nostra specie di avere l’esclusiva sulla gestione del territorio e di sottomettere gli altri esseri viventi alla propria potestà.
Questa tendenza, che non ammette convivenza e pari dignità alle altre specie, era già presente nel Paleolitico, se è vero che proprio all’uomo si deve la distruzione della megafauna del Pleistocene. E non si tratta solo della pratica venatoria a scopo alimentare, ciò che usualmente vediamo descritto come il glorioso cammino dell’uomo, ma di una più profonda volontà di annientare le altre specie: togliere loro l’ambiente di vita, allontanarle o ucciderle a titolo gratuito.
Ancora oggi, che praticamente abbiamo portato a estinzione metà delle specie presenti sul pianeta e che ne abbiamo desertificato la presenza nelle campagne, nei boschi, nei fiumi e nelle città, non si è placata questa fame di distruzione, alimentata e giustificata in mille modi differenti. Solo pochi mesi fa camminavo in una campagna desolata infestata non da ratti o da cavallette, ma da torme di cacciatori ottusi pronti a sparare alla più pallida traccia di movimento e pensavo alla violenza che deve subire quotidianamente chiunque abbia a cuore la presenza degli animali.
Vivere in campagna significa stare all’inferno, subire ogni sorta di angheria da parte dei cacciatori. Ho insegnato ai miei figli a rispettare gli altri animali e tuttavia non ho potuto impedire che un cacciatore sparasse a una lepre presso il mio cancello di casa, davanti al mio bambino di cinque anni che piangeva disperatamente.


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