Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Autori disarmanti

Il mercato criminale dell'industria italiana delle armi

E-mail Stampa PDF

di Antonio Mazzeo - Cannoni, missili, carri armati, fucili, pistole, caccia e bombardieri. Produciamo strumenti di guerra di ogni tipologia per il mercato globale, finanche braccialetti e manette che produco scariche elettriche da 50.000 volt, veri e propri sistemi di tortura per detenuti e migranti. Un business che non conosce crisi e che consente all’industria militare di affermarsi tra le prime cinque produttrici al mondo. Tra il 2008 e il 2009, quando tutti i settori produttivi del made in Italy registravano tassi di crescita negativi, l’export di armamenti è cresciuto del 74%. Un mercato che si caratterizza per essere tre volte criminale e criminogeno. Perché genera morti in ogni angolo della terra, orami quasi sempre e solo vittime civili ed innocenti, donne, bambini. Perché divora enormi risorse economiche-finanziarie e naturali, depauperando il pianeta e condannando inesorabilmente miliardi di persone alla fame e al sottosviluppo. Perché gli immensi profitti si dividono tra una ristretta minoranza di attori, manager, industriali, generali, politici, trafficanti (o più prosaicamente “mediatori”) e l’immancabile corte di faccendieri in odor di mafia.

Una zona grigia di illegalità in cui le potenti lobby dei mercanti prosperano aggirando la legge 185 del 1990 che disciplina il commercio delle armi e che vieta in particolare, le vendite ai paesi belligeranti, a quelli sottoposti ad embargo Onu e dell’Unione Europea e a quelli i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La lista dei destinatari dei gioielli di morte del complesso militare industriale italiano è proprio “nera”: al primo posto c’è la petromonarchia dell’Arabia Saudita (commesse per 1.100 milioni di euro), poi il Qatar (317), l’India (242), gli Emirati Arabi Uniti (176), il Marocco (112), la Libia (59), la Nigeria (50), la Colombia (44), l’Oman (37). Sembra più un elenco della geopolitica della guerra totale e permanente, dei diritti violati e negati e delle discriminazioni di genere e minoranze nazionali. Ma nel bel paese vige l’indifferenza e il cinismo. Così i parlamentari e i politici che si stracciano le vesti per le sorti di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione, restano in perfetto silenzio di fronte al fatto che tra gli stati lapidatori compaiono proprio quattro dei principali partner dell’industria di morte italiana. È a loro che sono state esportate nel 2009 più del 50% delle armi prodotte da Finmeccanica, la holding del settore a capitale in parte pubblico.


Read 0 Comments... >>
Leggi tutto...
 

Il cinghiale espiatorio

E-mail Stampa PDF

 

di Pino Paolillo -  cacciastop

Sig. Francesco, se per capire qualcosa di caccia  bisogna spappolare il cervello o il fegato ad un cinghiale con una fucilata, oppure, dopo averlo ferito facendogli sballottolare  la zampa  semiamputata dalla palla, finirlo  con un coltello piantato nel cuore (nel gergo a lei familiare : “accorare”), allora sono felicissimo di confessare che continuerò a non voler capire niente di caccia fino alla fine dei miei giorni.

Giampiero Mariottini/Flickr.com (CC) Creative Commons

Foto:Giampiero Mariottini/Flickr.com (CC) Creative Commons

Lascio ad altri il piacere sadico di portare sul cofano del fuoristrada o a mo’ di paraurti il corpo sanguinante dell’animale come trofeo (mi chiedo solo come finirebbe la leale competizione sportiva senza carabina o cal.12).
Se, viceversa, sulla caccia ci si informa attingendo da fonti non sospette, credo che sulla “questione cinghiale” il mondo venatorio italiano abbia solo da recitare il mea culpa.


Read 0 Comments... >>
Leggi tutto...
 


Pagina 5 di 10
Banner