Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Bracconaggio

Sei cacciatori vicentini denunciati Sequestrati 150 uccelli da richiamo

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Centocinquanta uccellini sequestrati, insieme con ottantatrè nidi, reti, lacci e spaghi utilizzati per legare i volatili. È questo il bilancio di un'operazione dei carabinieri di Terlano, in provincia di Bolzano, che ha portato alla denuncia, in due controlli distinti, di sei cacciatori vicentini: a loro carico, le ipotesi di uccellagione, maltrattamento e detenzione di animali in condizioni non compatibali con la loro natura. Ai sei bracconieri sono state anche sequestrate le due auto sulle quali tenevano i nidiacei e l'armamentario per catturare e trattenere gli uccelli.
La cattura di uccellini vietati - tordi, bottacce e cesene - nei meleti dell'Alto Adige è, putroppo, una pratica diffusa, come confermano le autorità bolzanine. Diffusa e alquanto remunerativa: gli uccellini, presi per essere poi utilizzati come richiami vivi o per essere ceduti ad altri cacciatori a questo scopo, possono valere dai cento ai mille euro ciascuno. Si fa presto a calcolare che 150 esemplari sequestrati sono un bottino non da poco.


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Caccia cinghiali con gabbie, denunciato bracconiere

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(AGI) - Chiavari (Genova), 20 mag. - La Polizia provinciale di Genova ha denunciato due persone alla Procura della Repubblica di Chiavari: una per bracconaggio poiche' un privato nella sua proprieta' aveva piazzato due gabbie in ferro, illegali, per la cattura dei cinghiali. L'uomo e' stato denunciato per "caccia con mezzi non consentiti e in periodo di divieto venatorio" ma anche per "inosservanza delle prescrizioni della concessione edilizia comunale" riguardo ad una baracca di cantiere trasformata in casetta in legno. Le due grosse gabbie-trappola in ferro, per catturare illegalmente i cinghiali, sono state poste sotto sequestro. La scoperta e' avvenuta nel comune di Casarza Ligure, in un terreno vicino alla strada Provinciale del Bracco, nell'entroterra del Tigullio.

Fonte : AGI


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Cacciatori ladri di pulcini

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Sequestrati dalle forze dell'ordine ottanta nidi a cacciatori vicentini in trasferta in Alto Adige per rubare piccoli di tordo al fine di utilizzarli come richiami. Una bella abitudine a delinquere tipica dei capannisti vicentini e bresciani che costringe ogni anno la polizia ni Tentino Alto Adige a un costante monitoraggio che purtroppo salva solo una piccola parte degli uccelli illegalmente catturati (18/05/10)

Sequestrati oltre 150 uccellini, ottantatre nidi, così come diverse reti, spaghi e lacci usati per legare i piccoli animali: questo il bilancio di un’operazione dei carabinieri di Terlano che da più di un mese — in collaborazione anche con la guardia forestale della zona — stanno individuando numerosi cacciatori che arrivano in Alto Adige per rubare i nidi con gli uccellini appena venuti al mondo. La «pratica» ogni anno costa la vita e la libertà a centinaia di volatili usati in autunno come richiami.
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Largo ai bracconieri

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IL CASO. In Campania i centri di recupero per la fauna selvatica sono costretti a chiudere per mancanza di fondi. Ed ora è quasi impossibile soccorrere gli animali colpiti dai cacciatori di frodo. La denuncia del Wwf.

Neppure un centro di recupero per la fauna selvatica attivo. E’ questa la triste realtà della Campania, una delle terre maggiormente martoriata dal fenomeno del bracconaggio. L’ennesimo primato negativo, per una regione che nel suo recentissimo passato ha visto lo svelamento di intere “oasi” artificiali gestite dalla camorra, per il piacere dei cacciatori di frodo; una sorta di Las Vegas del fucile. La legge prevede due tipi di centri autorizzati: i Cras (Centri recupero avifauna), e i Crss (Centri recupero fauna selvatica). Fino a qualche tempo fa il Wwf aveva due centri attivi, uno nel casertano e uno nella zona di Napoli. Si tratta dell’Oasi di San Silvestro e dell’Oasi degli Astroni, entrambi chiusi con l’influenza aviaria.

L’ultimo a resistere era stato il “Parco Gaia”, centro della Lipu di Caserta. Tra mille difficoltà burocratiche, e non solo, il centro aveva continuato ad ospitare centinaia di animali feriti, specialmente rapaci, che non possono essere cacciati in nessun caso. Telefonate da tutta la regione, e corse in auto dei volontari da una parte all’altra della regione per recuperare falchi, poiane, gheppi, gufi, barbagianni. Poi anche Parco Gaia ha ceduto: troppe difficoltà organizzative, infiniti tempi di attesa per le autorizzazioni e una scarsa volontà politica di tenere attivo il centro. Adesso per gli animali feriti dai bracconieri restano poche possibilità.
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CINGHIALI: COLDIRETTI CUNEO, PRONTI A COSTITUIRCI PARTE CIVILE

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Contro i quattro cacciatori sorpresi ad introdurre dei cinghiali nel Comprensorio Alpino della Valle Stura, in Localita' Baut di Festiona a Demonte, la Coldiretti Cuneo, nel rivolgere un plauso per l'attivita' di sorveglianza svolta dalle Guardie Venatorie Provinciali, chiede che nei confronti dei quattro colti in flagranza di reato non ci si limiti alla sanzione amministrativa ma si valuti una formula di denuncia per i danni indotti che le immissioni di cinghiali provocano all'agricoltura, al territorio ed all'ambiente.
Coldiretti, spiega una nota, non accetta le dichiarazioni del presidente del Comprensorio Alpino della Valle Stura secondo il quale " Fino ad oggi, in Valle Stura, di immissioni non ce ne sono mai state".
Quanto accaduto dimostra invece il contrario: Coldiretti Cuneo sia attraverso i propri rappresentanti provinciali che attraverso i propri esponenti presso il Comitato di Gestione del Comprensorio Alpino, denuncia da sempre le immissioni abusive dei cinghiali da parte di alcune squadre di cacciatori.
Semplicemente che sino ad oggi l'hanno fatta franca, sfuggendo a legge e regolamentazione,mentre dopo tanti anni sono finalmente stati colti con le mani nel sacco. Anche alle tensioni presenti nel Comprensorio legate ai diversi modi di intendere la gestione della caccia da parte dei cacciatori potrebbero aver influito. Oggi nel Comprensorio Alpino della Valle Stura, sono circolate bozze di delibere che il CACn4 e' in procinto di porre in attuazione, generando una discussione interna sfociata sul tavolo dell'Assessore Provinciale e Regionale alla Caccia. Il tentativo da parte di un gruppo di cacciatori di suddividere in zone la caccia al cinghiale assegnando le stesse ad una squadra, vanno nella direzione sbagliata. Questo istiga ai ripopolamenti clandestini, i cui danni ricadono in primis sull'agricoltura.
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