Associazione Vittime della caccia

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Bracconaggio

Monte Faito: espugnate le casseforti dei bracconieri

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Erano state abilmente occultate nel sottosuolo del versante demaniale del Monte Faito: vere e proprie casseforti in ferro, saldate ad arte e cementate nella roccia calcarea opportunamente sbancata, chiuse da una botola e da un robusto catenaccio e contenenti, all’interno, sofisticati impianti e timer per riprodurre i versi degli uccelli.

Da tali casseforti si dipartivano i cavi elettrici, abilmente interrati per decine di metri, che conducevano alle cosiddette “campane” nascoste tra la vegetazione della macchia, ovvero amplificatori dai quali echeggiava nella montagna il verso della quaglia.
Si tratta dei noti richiami elettroacustici che riproducono, per l’intera notte, il verso degli uccelli da catturare (quaglia, tortora, rigogolo, tordo, ecc.) attraendoli nei pressi della postazione e rendendoli prede facili per il bracconiere che, alle prime luci dell’alba, verrà a “cacciarli” col fucile o con l’ausilio dei cani. Spesso, per non rischiare essendo la caccia “chiusa”, i fucili non vengono portati da casa ma sono abilmente nascosti, dopo averne abraso la matricola, sotto i muri, in grotte o tra la vegetazione, pronti all’uso una volta giunti sul posto.

Nella nottata tra sabato e domenica un blitz, organizzato dai volontari del WWF e condotto grazie all’ausilio delle Guardie Venatorie Arci Caccia della Sezione Provinciale di Napoli, ha portato all’individuazione e allo smantellamento, nel cuore del Parco dei Monti Lattari, di diverse postazioni per il bracconaggio e al sequestro di impianti elettronici, fonofili, altoparlanti, cavi elettrici e cassette multitraccia.


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Multati dal servizio faunistico della Provincia di Cuneo cinque cacciatori che compravano cinghiali per poi liberali nelle zone venatorie e abbatterli

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LA SQUADRA DI APPASSIONATI SI AUTOTASSAVA PER COMPRARE GLI ANIMALI IN UN ALLEVAMENTO SENZA CONSIDERARE IL RISCHIO CHE PROLIFERASSERO

Il servizio Vigilanza faunistico ambientale della Provincia di Cuneo ha scoperto e sanzionato una squadra di cinque cacciatori che comprava cinghiali per poi immetterli abusivamente in un secondo tempo all'interno di zone di caccia.Ogni forma di introduzione di cinghiali sul territorio è molto vietata perché la specie è responsabile di danni all’agricoltura e di incidenti stradali.

 

I responsabili, tutti rei confessi, sono: B. E 59 anni di Borgo San Dalmazzo; P. G. 76 anni di Borgo San Dalmazzo; B. L. 25 anni di Demonte, O. A. 61 anni di Borgo San Dalmazzo e B. A. 60 anni di Borgo San Dalmazzo; a carico degli stessi sono state elevate sanzioni amministrative per circa 9 mila euro. I cinque, appartenenti alla stessa squadra di caccia, si autotassavano per acquistare cinghiali in un allevamento della zona ora oggetto di controlli e verifiche e poi immettevano gli animali (4 esemplari) in località Baut di Festiona in comune di Demonte.

 

I cinghiali venivano liberati in quella zona che poi sarebbe spettata alla squadra come zona di caccia, in base al nuovo regolamento di caccia al cinghiale predisposto dal comprensorio Alpino CN 4 Valle Stura.

 


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Padova. Arrestato bracconiere: cacciava e rivendeva la carne dei cinghiali a nero

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PADOVA - Furto venatorio, caccia in area protetta e detenzione di armi clandestine. Sono queste le accuse che hanno fatto scattare le manette ai polsi di un giovane padovano arrestato dagli agenti del Corpo forestale dello Stato.

L'intervento è arrivato dopo un'indagine durata diversi mesi e dopo numerosi pedinamenti e appostamenti notturni all'interno del Parco Naturale Regionale dei Colli Euganei.

Arrestato in flagranza. I Forestali hanno arrestato il bracconiere, in flagranza di reato, proprio mentre uccideva un giovane esemplare di cinghiale di oltre 40 chilogrammi. Durante i successivi accertamenti, effettuati anche nell'abitazione dell'uomo, gli agenti hanno inoltre scoperto centinaia di munizioni e tre armi clandestine tra cui una, di fabbricazione russa e con matricola abrasa, sulla quale erano stati montati un visore notturno e un rudimentale silenziatore.

Professione bracconiere. Per l'uomo, che secondo gli accertamenti non ha altre fonti di reddito, l'attività venatoria costituiva un lavoro vero e proprio. Infatti, oltre alla carcassa dell'animale ucciso e alle armi clandestine, gli agenti hanno sequestrato numerosi documenti, una sorta di registri contabili molti dei quali criptati, sui quali il bracconiere annotava il numero di cinghiali che riusciva ad abbattere e catturare. Da una prima analisi dei registri è emerso che l'uomo riusciva a cacciare,senza alcuna autorizzazione, oltre 60 capi in un anno, rivendendo poi la carne sul mercato clandestino a circa 10 euro al chilogrammo.

Fonte : Il Gazzettino


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