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Dopo dieci anni l'Aquila reale torna tra le sue montagne

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Trasferita presso il Centro Faunistico di Castelsantangelo sul Nera l'esemplare ferito nel 2001 e curato dal WWF

http://db.parks.it/news/upl/2-IMG_0510.JPGStamattina è stato trasferito presso il Cento Faunistico di Castelsantangelo sul Nera, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un maestoso esemplare di Aquila reale. L'animale era stato trovato nel 2001, nei pressi di Bolognola, dal Corpo Forestale dello Stato, su segnalazione di cercatori di funghi locali. Le sue condizioni apparivano disperate, a causa delle ferite da arma da fuoco riportate ad un'ala. Secondo la ricostruzione dello stesso C.F.S., l'Aquila era stata presumibilmente ferita da una cacciatore appena fuori i confini del Parco. Subito affidata al Centro di Recupero Animali Selvatici dell'Oasi WWF "Bosco Frasassi" di Fabriano, all'Aquila era stata salvata la vita, ma nulla si era potuto fare per ripristinare la funzionalità dell'ala e, quindi, per consentirle di tornare a volare libera sopra le vette dei Sibillini. Ora, a dieci anni di distanza dal suo ritrovamento, l'Aquila, è tornata tra le sue montagne, anche se costretta a vivere in cattività. All'evento, oltre ai rappresentanti del Parco, del Comune di Castelsantagelo sul Nera, del C.F.S., della Provincia di Macerata e del WWF Marche, ha partecipato una scolaresca di Visso. Ricordiamo che l'Aquila reale, oltre ad essere uno dei più grandi uccelli rapaci d'Europa - con un'apertura alare che può superare i due metri -, è una specie rara e protetta a livello comunitario. Basti pensare che nell'intero Appennino umbro-marchigiano se ne contano non più di 15 coppie nidificanti, di cui almeno 4 coppie all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, per le quali proprio in questi giorni sono in corso le attività di monitoraggio. Tra i principali fattori di minaccia per la sua conservazione vi è ancora, purtroppo, l'insensata persecuzione diretta da parte dell'uomo tramite arma da fuoco, ma anche avvelenamento; altri importanti fattori di rischio sono rappresentati dal disturbo nei siti di nidificazione e dalle linee elettriche aeree, ma anche la proliferazione di centrali eoliche nelle delicate praterie montane potrebbe costituire uno scenario molto sfavorevole alla conservazione della regina dei cieli appenninici.

E' possibile prenotare visite contattando il Centro faunistico al numero 339/3210083.

Fonte: www.parks.it

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