Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Ungulati

Sondrio Valtellina - Coldiretti: "Allarme in stalla". Cinghiali rubano cibo delle mucche

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Potrebbe esserci la mano dei cacciatori: "Siamo di fronte ad animali che non temono l'uomo, la strategia è quella di constringere le autorità ad aprirne la caccia".

di Paride Dioli - Chiavenna, 19 settembre 2011 - È allarme cinghiali anche in Valchiavenna e, in particolare, nella vasta pianura che dal capoluogo scende sino a Novate e Nuova Olonio. Ne sono stati visti nelle zone all’imbocco della Val Codera e della Val dei Ratti, ma anche sul versante opposto di Bodengo. «Da quanto mi dicono i referenti delle zone infestate, ormai entrano negli stalloni a cercare cibo nelle mangiatoie delle vacche – conferma il direttore della Coldiretti Emanuele Ghirardelli – non si tratta di animali selvatici ma di una razza semi-domestica. Siamo di fronte ad animali che non temono l’uomo e che fanno razzia di tutto, dalle pannocchie gli insilati e che, anche per questo sono particolarmente pericolosi oltre che nocivi.

La nostra posizione come organizzazione di categoria è perentoria e nota ormai da un pezzo: vanno assolutamente eradicati da territorio al più presto, evitando che si diffondano a macchia d’olio. Ovunque sono comparsi i cinghiali, da noi, come in altre provincie, la strategia degli importatori è sempre la stessa: si diffondono i cinghiali nel tentativo di costringere le autorità ad aprire la caccia a questi animali.

La finalità è fin troppo chiara ed è quindi indispensabile che siano gli stessi cacciatori a segnalare chi mette in giro i cinghiali. Loro lo sanno benissimo chi è stato e chi continua in questa pratica scellerata. È evidente che non si può assolutamente cedere: se si aprisse la caccia, oltre a dargliela vinta, si favorirebbero nuove immissioni clandestine. Chiediamo infine più sorveglianza sul territorio e maggiori controlli anche stradali da parte della Polizia per giungere alla individuazione degli importatori attraverso un lavoro di intelligence».

La Coldiretti sottolinea inoltre che la sicurezza nelle aree rurali e peri-urbane è in pericolo per il proliferare di animali selvatici come i cinghiali che stanno invadendo campi coltivati e persino centri abitati: non è più solo una questione di risarcimento dei danni, ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone e della vita nelle campagne. «Per chi opera nelle aree montane e svantaggiate, poi, non è solo è a rischio la possibilità di poter proseguire l’attività agricola ma anche di circolare sulle strade o nelle vicinanze dei centri abitati». Una minaccia seria che riguarda anche gli amanti dei boschi per passeggiare o raccogliere funghi. «Inoltre - conclude la Coldiretti - la moltiplicazione degli animali selvatici sta provocando gravi perdite economiche con i danni causati dalla fauna selvatica che hanno superato in Italia i settanta milioni di euro all’anno, stimati da un rapporto Eurispes».
Fonte: www.ilgiorno.it


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Danni da caccia in Piemonte, anche il WWF dice basta!

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"Danni da caccia in Piemonte, anche il WWF dice basta!"

Martedì 28 Giugno il Consiglio Regionale, su proposta dell'Assessore Claudio Sacchetto (Lega Nord) ha modificato la legge della Regione Piemonte sulla caccia. Nonostante tutti i sondaggi, anche recenti (Ipsos), che affermano la grande avversione della maggioranza dei cittadini italiani e piemontesi all'attività venatoria, con percentuali che superano l’80% favorevoli a un ridimensionamento e oltre il 70% favorevoli ad un’abolizione completa, l'amministrazione Cota ha deciso in senso opposto.

Sarà possibile cacciare con carabine a canne rigate (più micidiali) addirittura dal 1° Giugno fino al 15 Marzo quindi per dieci mesi consecutivi all'anno invece dei già lunghissimi 5 mesi che prevedeva la legge.

Non è tutto poiché, essendo i cacciatori in Piemonte in costante diminuzione, le modifiche prevedono anche la possibilità per cacciatori di altre regioni e addirittura altre nazioni di venire a sparare sul nostro territorio "senza rispettare alcuna percentuale tra cacciatori piemontesi e non"  ha annunciato con soddisfazione l'assessore Sacchetto stesso alla stampa e inoltre sarà possibile uccidere specie considerate (a torto ndr.) nocive tra cui scoiattoli o ghiri, utilizzando a questo scopo anche cacciatori a titolo oneroso anziché personale pubblico come i guardia parco anche nelle aree protette e utilizzare radio ricetrasmittenti.

L’Assessore Sacchetto si è poi rammaricato di non aver potuto, per ora, fare di più a causa dell’ostruzionismo delle opposizioni ma ha poi proposto anche l’abbattimento dei pochi lupi che sopravvivono sulle nostre montagne (che sarebbero invece utilissimi per il controllo delle altre specie).

Le modifiche sono state giustificate da Luca Vignale (PDL) per rispondere alla “richiesta unanime del mondo agricolo di risolvere il problema dei danni causati dagli animali” e il relativo “sperpero di denaro della Regione nel risarcimento”.

Alla prima motivazione sullo sperpero di danaro si può rispondere che i dati dimostrano che la riduzione dei danni si può ottenere molto più efficacemente e a costi molto più vantaggiosi con strumenti come i pastori elettrici a energia solare o a batteria, con i cani da pastore e con altri numerosi accorgimenti tecnici tra cui anche gabbie di cattura solo dove e se necessario invece che sparando.

Anche la richiesta unanime del mondo agricolo non ci risulta proprio, anzi, la gran maggioranza degli agricoltori non vedono di buon occhio estranei armati che calpestano i loro terreni, spesso con frutti pendenti che possono essere danneggiati dalle scorribande dei cani da caccia, dalle fucilate e spesso serpeggia un po’ di preoccupazione che possano anche finire nel carniere di qualche cacciatore “sfortunato” che potrebbe accontentarsi di un po’ di frutta e verdura quando non riesce a impallinare il fagiano.

Per non parlare poi dei gravi rischi per l’incolumità degli addetti ai lavori agricoli e del pesantissimo, spesso insopportabile, disturbo alle attività agrituristiche, ecc. I dati ci dicono anche che presso le Fattorie del Panda, le Oasi agricole affiliate al WWF e tutte le altre aree protette del territorio regionale con vigneti, seminativi, pascoli, allevamenti e boschi, i danni registrati dagli agricoltori che operano in queste aree in collaborazione e sotto il controllo del WWF, negli ultimi anni sono risultati sempre irrisori e generalmente quantificabili con percentuali così basse (inferiori allo 0,1% della produzione annuale vendibile) se si considera che normalmente le agenzie assicurative risarciscono danni (per esempio da grandine) solo a partire da percentuali 30 volte superiori, cioè almeno superiori al 3%.



Per non parlare del fatto che dopo un’attenta analisi dei tecnici preposti dagli ATC (ambiti territoriali di caccia), i pochi danni denunciati da alcuni agricoltori (fortunatamente una minoranza) a volte risultano anche inesistenti o gonfiati.

In ogni caso i dati raccolti per esempio dall’ ATC AT2 in provincia di Asti, ci dicono che i danni dell’ultimo anno non sono in aumento rispetto all’anno precedente. Sul problema dello sperpero di denaro Regionale ha poi involontariamente risposto anche lo stesso Sacchetto smentendo il proprio collega Vignale quando afferma che “gli ATC (cioè i cacciatori, non la Regione ndr.) devono pagare i danni e con più cacciatori che pagano la quota annuale ci saranno più soldi per gli indennizzi”.

Viceversa noi diciamo che desta certamente preoccupazione il fatto che ci sia un forte interesse a vendere la carne cacciata di caprioli e cinghiali (con prezzi che superano i 20 euro al chilogrammo) tanto che alcuni escursionisti riferiscono di aver già trovato sacchi di mangime e di sale abbandonati nei boschi per attrarre e foraggiare questi animali. Anche l’uccisione del capo branco e lo stress causato dagli spari potrebbe dividere gli animali in tanti branchi secondari accentuando anziché risolvendo il problema.

 

Non a caso anche per questo, cresce il malumore tra gli agricoltori contro i cacciatori e anche la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Verbania, in un articolo comparso a Giugno 2011 sulla rivista Nuova Agricoltura non può fare a meno di notare che “ad un ampliamento dei periodi di caccia non corrisponde una diminuzione dei capi, tanto che sono in molti ormai a pensare che per fermare la proliferazione di questi animali sia meglio vietarne la caccia” e aggiungiamo noi vietare assolutamente la macellazione, la vendita e il consumo della carne cacciata per evitare che qualcuno trovi conveniente organizzare dei veri e propri allevamenti clandestini allo stato brado che andrebbero comunque e sempre adeguatamente sanzionati.

Sarebbe inoltre da vietare anche qualsiasi ripopolamento a puro scopo venatorio di animali da allevamento che poi finiscono subito sotto i colpi dei fucili o nello stomaco delle volpi perché non sufficientemente selvatici se si vogliono veramente evitare sprechi di denaro (gli animali allevati per il divertimento dei cacciatori incidono molto sui bilanci ATC) che servirebbe invece per eventuali risarcimenti. Proprio una spaccatura tra alcuni agricoltori (pochi ma più rumorosi degli altri) che vorrebbero incredibilmente più caccia per tutti, magari anche di notte, come suggerisce la Coldiretti di Asti in un articolo a pagamento su un importante quotidiano regionale del 31 Luglio (senza rendersi conto dei danni che ne deriverebbero a se stessi e a tutti noi) e i cacciatori “cinghialisti” che vorrebbero invece mantenere il controllo e l’esercizio esclusivo,solo per se, della loro redditizia attività, sta probabilmente alla base della presa di posizione dell’Assessore astigiano Brusa (PDL) che ha addirittura minacciato di commissariare l’ATC AT 2 Tanaro sud schierandosi con quegli agricoltori (i pochi, quelli pro caccia per tutti).

Una vicenda esemplare che però, essendo estremamente grave diventa quasi grottesca. Sacchetto ha poi spiegato anche ad un giustamente preoccupato giornalista che lo intervistava, l’introduzione di carabine a lunghissima gittata sostenendo che “con fucili a canna rigata le pallottole si fermano contro il primo ostacolo che incontrano ”.

Peccato che anche qui i dati dell’Associazione Nazionale Vittime della caccia parlino chiaro e ci dicono che, con più di 70 morti e 200 feriti solo negli ultimi tre anni, purtroppo, oltre a fare strage di animali, i primi  ostacoli che incontrano le pallottole spesso siamo noi cittadini come successo solo pochi giorni dopo le modifiche alla legge, il 6 Luglio a Torino in strada Traforo del Pino 67 con un giovane 19enne ferito in pieno volto durante l’ennesima battuta di caccia estiva autorizzata in deroga alla precedente legge.

Ovviamente aumentando le gittate fino a 4 kilometri i rischi aumentano enormemente. Per quanto riguarda le “positive ricadute per il settore turistico specializzato” con cui si giustifica ancora Sacchetto, è evidente a tutti che il settore turistico più importante in Piemonte come anche nel Monferrato e nelle Langhe (territori tra l’altro da proteggere anche perché oggetto di candidatura UNESCO), è quello legato all’enogastronomia di qualità, alle bellezze paesaggistiche e monumentali delle nostre località montane, collinari, dei nostri boschi e laghi.

Un’attività così sanguinaria, pericolosa, rumorosa, inquinante (da piombo) e per giunta naturalisticamente così distruttiva come questa caccia sfrenata aperta in tutte le stagioni anche in piena estate, non può che creare allarme danneggiando molto gravemente ogni forma di turismo consapevole e civile con tutte le varie attività connesse compreso il valore immobiliare delle proprietà private.

Tutto questo è ben chiaro alla grande maggioranza dei cittadini Piemontesi ma per farlo ben capire anche ad alcuni nostri amministratori invitiamo tutti a partecipare alla Manifestazione Nazionale Contro la Caccia dove verrà anche presentato il Referendum Regionale Abrogativo Sabato 17 Settembre a Torino, Porta Susa ore 15,30. WWF Piemonte e Valle d’Aosta.

Fonte: www.atnews.it


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Savona: "Diecimila cinghiali da abbattere"

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Savona - Poco meno di 9700 cinghiali (9618 per la precisione), ovvero 300 in più dell’anno scorso e ben 1200 in più rispetto a due anni fa. Ma anche una quota sempre più significativa di poveri daini (190 in tutto), da qualche anno compresi nel piano di prelievi venatori (...) D’altra parte l’anno scorso i cinghiali censiti erano stati 9478 e dopo i quattro mesi di caccia ne erano stati abbattuti 8.249, pari all’87%, con il loro numero che adesso è di nuovo esploso a riprova del fatto che il “prelievo venatorio” non garantisce da solo il controllo della situazione. Anche nel 2009 i capi censiti erano stati 8509 con poco più di 7 mila abbattimenti (7021) eppure l’anno dopo il problema si ripresentò pari pari.

Numeri che in definitiva chiariscono come la stagione venatoria da sola non basti a risolvere il problema del boom di ungulati e del conseguente boom di danni all’agricoltura e incidenti stradali (se ne continuano a verificare troppi, con animali coinvolti, lungo le strade dell’entroterra). E quindi che forse andrebbe considerata qualche misura alternativa al prelievo delle doppiette per contenere i numeri e risolvere una volta per tutte l’emergenza. Ci sta pensando anche la Provincia che infatti per la prima volta si è detta orientata a valutare soluzioni alternative ...

Leggi tutto alla fonte: www.ilsecoloxix.it


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Cinghiali, chilometri di reti a protezione delle vigne

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Dietrofront della Provincia sugli abbattimenti di femmine e cuccioli. Investimento di 20mila euro per il nuovo piano a tutela delle colture del Carso

di Claudio Ernè - TRIESTE. Chilometri e chilometri di rete saldata con annessi dissuasori elettrici, installati a protezione delle vigne, del traffico sulle strade ma anche della sicurezza dei cittadini, messa a dura prova dalla massiccia presenza di un migliaio di cinghiali insediati nelle aree boscate suburbane. Costo circa ventimila euro.

Di questa iniziativa del tutto nuova non solo per il nostro territorio, ha dato notizia ieri la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Lo ha fatto in un conferenza - stampa a cui ha partecipato anche il vicepresidente Igor Dolenc, assessore all’agricoltura, fauna e flora, di recente coinvolto in una polemica al color rosso sui metodi adottati per “contenere” le incursioni dei cinghiali e per limitare i danni alle vigne e agli orti. Polemica al coloro rosso perché Dolenc aveva parlato di un altro genere di ”dissuasione”, effettuato a colpi di fucile esplosi contro femmine e giovani. Lo scorso anno le guardie con i fucili a canna rigata acquistati dalla Provincia hanno ucciso cento esemplari. Altri 449 cinghiali sono stati invece abbattuti dai cacciatori nell’ambito del Piano venatorio disposto dalla Regione.

«L’azione della Provincia sull’emergenza cinghiali - ha affermato la Presidente -, guarda in modo prioritario alla tutela della sicurezza dei cittadini e alla loro incolumità...

Leggi tutto alla fontehttp://ilpiccolo.gelocal.it


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Fauna selvatica- Comm. Parlamentare presenta indagine sui danni. LAV: fuorviante

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Comunicato stampa LAV

FAUNA SELVATICA: COMMISSIONE PARLAMENTARE PRESENTA INDAGINE SUI DANNI A COLTURE AGRICOLE.

LAV: SISTEMA FUORVIANTE, NON SI POSSONO VALUTARE I DANNI SULLA BASE DEL LORO VALORE ECONOMICO

E’ stata presentata questa mattina alla Camera dei Deputati l’indagine svolta dalla Commissione Agricoltura sui danni prodotti alle coltivazioni ed imputati agli animali selvatici, che individua i responsabili tra i cinghiali, gli storni e le nutrie.

“Passano gli anni ma non cambia la vecchia abitudine di far ricadere le responsabilità della cattiva gestione del territorio sugli animali selvatici – commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV settore Caccia e Fauna selvatica – ma il sistema utilizzato per valutare i danni causati dagli animali selvatici è fuorviante. La variazione annuale, e quindi l’eventuale incremento dei danni, infatti, viene accertata unicamente sulla base dei contributi regionali versati per rifondere i danni patiti dagli agricoltori”.

Tale sistema non tiene conto, quindi, delle fluttuazioni di mercato dei prodotti agricoli, producendo, di fatto, dati interpretabili. Se dicessimo che il valore dei danni alle colture cerealicole nel periodo 2005-2009 è aumentato del 44%, non confermeremmo automaticamente che c’è stato un aumento della quantità di danni, ma più precisamente un incremento dovuto all’aumento dei prezzi alla produzione (fonte dati ISMEA – elaborazione LAV).

Identico discorso può essere applicato ai foraggi, che nel quinquennio indicato hanno subito un incremento di costo pari al 38%....


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