Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Ungulati

L'abbattimento degli animali inselvatichiti deve essere adeguatamente giustificato

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Cinghiali liberi Eleonora Santucci - LIVORNO. La popolazione degli animali selvaggi rappresenta un problema da affrontare da parte di alcuni comuni (soprattutto se il territorio comunale si trova in un Parco nazionale individuato come Sito di importanza comunitaria, Sic), ma la "caccia" ai maiali domestici inselvatichiti allo stato brado non rappresenta un metodo adeguato per contenere la specie soprattutto se l'autorizzazione all'abbattimento generalizzato - dato con ordinanza contingibile e urgente del sindaco - non è supportata da adeguata motivazione ossia il paventato pericolo per l'incolumità pubblica.

Lo afferma il Tribunale amministrativo della Sicilia (Tar) che, con sentenza, annulla l'ordinanza del sindaco del Comune di Collessano. Un'ordinanza che autorizza i cittadini in possesso del porto d'armi di abbattere i maiali "inselvatichiti" presenti sul territorio comunale.

Con tale atto, infatti, il sindaco del comune compreso all'interno del perimetro del Parco Regionale Naturale delle Madonie ha autorizzato la cattura e l'abbattimento di "suidi", prevedendo anche l'immediata macellazione dei capi abbattuti.

Negli ultimi anni infatti nel Parco delle Madonie per effetto dell'eccessiva prolificazione della specie ibrida dei suidi il numero degli animale è aumentato notevolmente. Tanto che numerose agenzie di stampa hanno riportato la notizia secondo cui nel Parco naturale - istituito da quasi un ventennio, poi individuato come Zona di protezione speciale (Zps), ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, nonché come plurimo Sic - i sindaci di numerosi comuni hanno firmato ordinanze di abbattimento di cinghiali, ibridi od inselvatichiti di maiale domestico, violando le normative ambientali e sanitarie di riferimento. Per questo la Lav (Lega Anti Vivisezione Onlus), ha presentato un esposto denuncia presso la competente procura della Repubblica.


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Caccia cinghiali con gabbie, denunciato bracconiere

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(AGI) - Chiavari (Genova), 20 mag. - La Polizia provinciale di Genova ha denunciato due persone alla Procura della Repubblica di Chiavari: una per bracconaggio poiche' un privato nella sua proprieta' aveva piazzato due gabbie in ferro, illegali, per la cattura dei cinghiali. L'uomo e' stato denunciato per "caccia con mezzi non consentiti e in periodo di divieto venatorio" ma anche per "inosservanza delle prescrizioni della concessione edilizia comunale" riguardo ad una baracca di cantiere trasformata in casetta in legno. Le due grosse gabbie-trappola in ferro, per catturare illegalmente i cinghiali, sono state poste sotto sequestro. La scoperta e' avvenuta nel comune di Casarza Ligure, in un terreno vicino alla strada Provinciale del Bracco, nell'entroterra del Tigullio.

Fonte : AGI


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Multati dal servizio faunistico della Provincia di Cuneo cinque cacciatori che compravano cinghiali per poi liberali nelle zone venatorie e abbatterli

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LA SQUADRA DI APPASSIONATI SI AUTOTASSAVA PER COMPRARE GLI ANIMALI IN UN ALLEVAMENTO SENZA CONSIDERARE IL RISCHIO CHE PROLIFERASSERO

Il servizio Vigilanza faunistico ambientale della Provincia di Cuneo ha scoperto e sanzionato una squadra di cinque cacciatori che comprava cinghiali per poi immetterli abusivamente in un secondo tempo all'interno di zone di caccia.Ogni forma di introduzione di cinghiali sul territorio è molto vietata perché la specie è responsabile di danni all’agricoltura e di incidenti stradali.

 

I responsabili, tutti rei confessi, sono: B. E 59 anni di Borgo San Dalmazzo; P. G. 76 anni di Borgo San Dalmazzo; B. L. 25 anni di Demonte, O. A. 61 anni di Borgo San Dalmazzo e B. A. 60 anni di Borgo San Dalmazzo; a carico degli stessi sono state elevate sanzioni amministrative per circa 9 mila euro. I cinque, appartenenti alla stessa squadra di caccia, si autotassavano per acquistare cinghiali in un allevamento della zona ora oggetto di controlli e verifiche e poi immettevano gli animali (4 esemplari) in località Baut di Festiona in comune di Demonte.

 

I cinghiali venivano liberati in quella zona che poi sarebbe spettata alla squadra come zona di caccia, in base al nuovo regolamento di caccia al cinghiale predisposto dal comprensorio Alpino CN 4 Valle Stura.

 


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Padova. Arrestato bracconiere: cacciava e rivendeva la carne dei cinghiali a nero

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PADOVA - Furto venatorio, caccia in area protetta e detenzione di armi clandestine. Sono queste le accuse che hanno fatto scattare le manette ai polsi di un giovane padovano arrestato dagli agenti del Corpo forestale dello Stato.

L'intervento è arrivato dopo un'indagine durata diversi mesi e dopo numerosi pedinamenti e appostamenti notturni all'interno del Parco Naturale Regionale dei Colli Euganei.

Arrestato in flagranza. I Forestali hanno arrestato il bracconiere, in flagranza di reato, proprio mentre uccideva un giovane esemplare di cinghiale di oltre 40 chilogrammi. Durante i successivi accertamenti, effettuati anche nell'abitazione dell'uomo, gli agenti hanno inoltre scoperto centinaia di munizioni e tre armi clandestine tra cui una, di fabbricazione russa e con matricola abrasa, sulla quale erano stati montati un visore notturno e un rudimentale silenziatore.

Professione bracconiere. Per l'uomo, che secondo gli accertamenti non ha altre fonti di reddito, l'attività venatoria costituiva un lavoro vero e proprio. Infatti, oltre alla carcassa dell'animale ucciso e alle armi clandestine, gli agenti hanno sequestrato numerosi documenti, una sorta di registri contabili molti dei quali criptati, sui quali il bracconiere annotava il numero di cinghiali che riusciva ad abbattere e catturare. Da una prima analisi dei registri è emerso che l'uomo riusciva a cacciare,senza alcuna autorizzazione, oltre 60 capi in un anno, rivendendo poi la carne sul mercato clandestino a circa 10 euro al chilogrammo.

Fonte : Il Gazzettino


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