Associazione Vittime della caccia

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Interrogazione del Sen.Della Seta sulle deroghe

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03602


Atto n. 4-03602

Pubblicato il 4 agosto 2010
Seduta n. 419

DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

l'art. 7 della direttiva 79/409/CEE (definita "direttiva uccelli") stabilisce che gli uccelli selvatici non possono essere cacciati durante la stagione riproduttiva e di dipendenza dei giovani dai genitori e, per quanto riguarda i migratori, durante il ritorno ai luoghi di nidificazione (migrazione prenuziale). Questi principi sono motivati da evidenti ragioni biologiche e di conservazione che possono essere sintetizzate come segue: il prelievo di individui nidificanti ha pesanti ripercussioni negative sulla dinamica della popolazione interessata poiché elimina la fonte stessa del reclutamento, costituita dalla loro progenie; il prelievo di individui che hanno ancora giovani dipendenti dalle loro cure può determinare un elevato tasso di mortalità tra questi ultimi, innescando un fenomeno simile a quello appena descritto; il prelievo di individui durante il ritorno ai luoghi di nidificazione può determinare alterazioni nella struttura delle popolazioni (rapporto numerico tra le classi di sesso e di età) e tende ad eliminare i riproduttori migliori;

questa strategia tende ad ottimizzare i tempi della riproduzione, facendo sì che, al loro arrivo, le femmine trovino già i maschi insediati nei rispettivi territori, il che consente un inizio immediato delle attività di corteggiamento, accoppiamento e nidificazione;

 

 

il testo della direttiva non indica date precise in merito alla stagione di caccia, lasciando agli Stati membri dell'Unione la definizione dei calendari venatori, che tuttavia devono rispettare i principi appena evidenziati. I limiti temporali indicati nel "Key concepts document" sono quelli massimi consentiti, ma ciascun Paese può stabilire calendari venatori più restrittivi in funzione di proprie scelte determinate da vari fattori (pratico-applicativi, culturali, eccetera). Molti Paesi europei adottano infatti periodi di caccia più brevi di quelli indicati nel documento e ciò non può certamente essere considerato un mancato adeguamento della legislazione nazionale alle norme comunitarie. Altri Paesi ad oggi non risultano essersi completamente adeguati sotto questo profilo, ma questa scelta espone gli stessi al rischio di procedure d'infrazione da parte della Commissione europea ed alla possibile applicazione delle relative sanzioni. Va inoltre ricordato che alcuni Paesi di più recente ingresso nell'Unione usufruiscono di un periodo di moratoria per adeguare i propri strumenti normativi ai principi ed alle indicazioni della direttiva;

l'Italia, a differenza degli altri Paesi europei, ha concesso alle Regioni la possibilità di stabilire le stagioni di caccia differenziate per gli uccelli migratori. Questa possibilità non risponde assolutamente a criteri biologici e tecnici accettabili, stante la rapidità con la quale i fronti di migrazione attraversano l'intero territorio italiano, ciò è particolarmente evidente durante la migrazione prenuziale, la quale è generalmente assai più veloce di quella post-riproduttiva. Analisi specifiche prodotte dall'ISPRA e relative alla velocità di avanzamento dei fronti di migrazione di ritorno di uccelli acquatici attraverso il nostro Paese indicano infatti differenze di pochissimi giorni nelle date mediane del transito tra le regioni meridionali e settentrionali, tali cioè da non giustificare calendari regionali differenziati;

un confronto tra il periodo di fine della riproduzione e della dipendenza dei giovani indicato nel "Key concepts document" e le previsioni della legge n. 157 del 1992 così come modificata dalla legge comunitaria per il 2009 (di cui alla legge n. 96 del 2010), art. 42, mostra che i tempi di caccia di alcune specie non sono compatibili con le date dei Key concepts. Così dicasi anche per nel caso della cosiddetta "pre-apertura", possibilità concessa alle Regioni (art. 18, comma 2) con il limite massimo di anticipazione posto al 1° settembre, per talune altre specie;

pertanto la stesura dei calendari venatori deve basarsi anche sullo stato di conservazione, generale e locale, delle diverse specie, perché, soprattutto per gli uccelli migratori, la durata della stagione di caccia rappresenta un elemento importante nel determinare la quantità di individui che possono essere abbattuti. Infatti i calendari venatori fissano il carniere giornaliero massimo realizzabile da ciascun cacciatore per ciascuna specie e, a volte, anche quello massimo stagionale, ma, soprattutto per gli uccelli migratori, non si verifica ancora oggi una diretta relazione tra il carniere consentito ed i dati di abbondanza, anche quando disponibili (ad esempio nel caso degli uccelli acquatici);

questi, in sintesi, sono i passaggi più importanti contenuti nel documento "Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157 del 1992, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42 elaborato dall'ISPRA, prot. n. 25495/T-A 11 del 28 luglio 2010, e trasmesso alle amministrazioni regionali, dato seguito alla richiesta formulata dalle amministrazioni regionali nel corso dell'incontro tecnico tenutosi a Roma in data 1° luglio 2010;

inoltre è importante ricordare, anche alla luce di quanto scritto nel documento dell'ISPRA, che il 15 luglio 2010, la Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia al pagamento delle spese per violazione della normativa comunitaria posta a tutela degli uccelli migratori. La causa contro il nostro Paese era stata intentata a seguito dell'approvazione, in numerose Regioni italiane, di provvedimenti che consentivano la caccia in deroga agli uccelli migratori, protetti in tutta Europa dalle direttive comunitarie. Per questo motivo la Corte di giustizia ha emesso il decreto di condanna nei confronti del nostro Paese, disponendo il pagamento delle spese legali a carico dell'Italia. Dal 2002, infatti, alcune Regioni, Lombardia e Veneto in testa, sfruttando l'opportunità della "caccia in deroga", che consente, per ragioni eccezionali e comprovate, il prelievo venatorio di quantità molto limitate e controllate di uccelli protetti, hanno approvato di anno in anno provvedimenti che consentono l'uccisione di milioni di uccelli migratori protetti, trasformando di fatto la caccia in deroga da evento eccezionale a regime di caccia ordinario;

in data 4 luglio 2008, con sentenza n. 250/2008, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità di una legge della Regione Lombardia che prevedeva proprio l'esercizio della caccia in deroga. Secondo la Corte, la pratica di attivare la concessione di deroghe mediante legge-provvedimento è infatti un'iniziativa in netto contrasto con quanto contemplato dalla legge n. 157 del 1992, articolo 19-bis, perché tale da impedire l'esercizio del potere di annullamento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri ivi previsto. Infatti, l'articolo 19-bis della legge n. 157 del 1992, nel rimettere alle Regioni la disciplina delle deroghe di caccia, fatta salva l'ovvia necessità di conformarsi alla direttiva 79/409/CEE e in particolare al suo articolo 9, prevede, al comma 4, la procedura di annullamento, da parte del Governo, del provvedimento di deroga attivato dalla regione qualora questo non risulti coerente con i requisiti richiesti. Recita infatti il comma 4: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, previa delibera del Consiglio dei ministri, può annullare, dopo aver diffidato la regione interessata, i provvedimenti di deroga da questa posti in essere in violazione delle disposizioni della presente legge" e della direttiva 79/409/CEE;

appare quindi evidente che la procedura di intervento e annullamento da parte dello Stato possa solo avere come oggetto un atto amministrativo da parte della Regione, risultando altrimenti impedito, nel caso di deroga attivata mediante legge, ogni intervento diretto da parte del Governo nazionale;

in tal senso la sentenza della Corte costituzionale non dà adito ad alcun dubbio interpretativo, asserendo che sono costituzionalmente illegittime le previsioni regionali che consentono di approvare mediante legge i prelievi in deroga,

si chiede di conoscere:

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda vigilare sul pieno rispetto, da parte delle Regioni, della normativa in materia di attività venatoria, anche alla luce delle "Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42" elaborato dall'ISPRA e in che modo intenda intervenire ove se ne rendesse necessario;

se intenda emanare urgentemente una circolare, in modo che le Regioni uniformino la propria normativa in materia di attività venatoria e di regolamentazione del prelievo in deroga nel rispetto dei dettami della sentenza della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea a tutela degli uccelli migratori;

se e come intenda operare per tutelare il lavoro dell'ISPRA, di fronte agli attacchi strumentali di cui in queste ore l'istituto è stato oggetto, a salvaguardia dell'autonomia e della competenza dell'autorità scientifica in materia.

Fonte: Senato

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