Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Deroghe

Caccia, la Consulta boccia le leggi di Toscana e Lombardia

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A sentire le dieci associazioni animaliste che hanno firmato un comunicato stampa congiunto, la recente sentenza (15 giugno) della Corte Costituzionale che boccia le leggi regionali sulla caccia di Toscana e Lombardia è molto più che una questione locale.

La Consulta ha infatti dichiarato illegittime le due normative perché in contrasto con la legge europea. E questo potrebbe avere ripercussioni sull’intera politica venatoria del nostro paese. O almeno così sperano WWF, Amici della terra, Animalisti Italiani, ENPA, Fare Verde, LAC, LAV, Legambiente, Lipu e Vas. Perché, se è vero che la Corte si è pronunciata su un aspetto specifico dei provvedimenti regionali, come l’utilizzo dei richiami vivi, si coglie tra le righe un rimprovero generalizzato a quelle amministrazioni che con troppa disinvoltura ricorrono allo strumento delle deroghe. Prassi che ha già provocato molti provvedimenti disciplinari da parte di Bruxelles.

La legge comunitaria sulla protezione dell’avifauna (Direttiva “uccelli”, 147 del 2009) concede agli Stati membri la possibilità di aggirare alcune restrizioni, tra cui anche il divieto di catturare uccelli vivi per usarli come esche per altri animali, solo nel caso in cui non vi “siano altre soluzioni soddisfacenti”. La deroga è quindi legittima in presenza di una serie di condizioni, elencate dettagliatamente nella normativa comunitaria all’articolo 9, che la Corte Costituzionale ha faticato a trovare nei casi di Toscana e Lombardia. Non ha potuto infatti prendere per buona la perentoria affermazione dell’articolo 2 della legge toscana: “Non esiste al momento altra condizione soddisfacente se non quella del metodo delle catture [di uccelli da usare come esche Ndr]”. Né ha potuto sorvolare sulle mancanze della legge lombarda, che non fa affatto cenno ai presupposti richiesti dalla direttiva. Inoltre l’articolo 9 invita gli Stati membri a nominare un’autorità scientifica che abbia il compito di valutare le condizioni per la deroga e individuare “quali mezzi, impianti o metodi possano essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone”. In Italia questo ruolo è svolto dall’ISPRA. Ma sia in Toscana che in Lombardia il parere negativo dell’Istituto è rimasto inascoltato.

La sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe servire a ristabilire le competenze e frenare la corsa verso le scappatoie, evitando per il futuro di subire altre procedure di infrazione. “La Corte, accogliendo il ricorso del Governo su forte segnalazione delle associazioni, ha ribadito gli obblighi comunitari in fatto di deroghe, che sono uno strumento eccezionale il cui utilizzo - afferma la Corte - va ridotto allo stretto necessario, e della necessità di garantire standard minimi e uniformi di tutela della fauna e di disporre di parere favorevole dell'autorità scientifica, vale a dire l'Ispra”, sostengono le dieci associazioni. Ma le ultime notizie non fanno ben sperare: la Liguria ha già infatti varato un calendario venatorio che rischia di venire sanzionato a chiusura della prossima stagione di caccia, quando oramai il danno sarà fatto. Il provvedimento ligure, che permette la caccia alla minilepre nonostante il parere contrario dell’Ispra, ha spinto i senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca a depositare un’interrogazione parlamentare.

di Giovanna Dall'Ongaro

Fonte: www.galileonet.it


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TOSCANA: RACCOLTA FIRME contro l'uso dei RICHIAMI VIVI

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FIRMATE LA PETIZIONE PER DIRE BASTA ALLA PRATICA BARBARA DEI RICHIAMI VIVI E STOP AI POLITICI CHE APPOGGIANO TALI BRUTALITÀ PER COMPIACERE IL MONDO VENATORIO. OSPITATELA SU SITI E BLOG, GRAZIE.

1. Il Problema

L'uso dei RICHIAMI VIVI PER LA CACCIA è una pratica barbara e medievale, abolita da decenni nella stragrande maggioranza dei paesi europei, che sopravvive ancora a Malta, Cipro e qualche regione italiana (soprattutto Toscana e Veneto), solo grazie all'assenza di informazione da parte della opinione pubblica e degli stessi rappresentanti politici regionali che sistematicamente la approvano ogni anno, in deroga a regolamenti nazionali ed europei, con il solo scopo evidente di ingraziarsi il favore dei cacciatori. E' giunto il momento di informare tutti su tre aspetti di questa pratica di caccia:
- trattasi di un PESANTE MALTRATTAMENTO, se non una vera TORTURA, verso uccelli canori selvatici, animali inermi ed indifesi (vedere descrizione sotto). Questa pratica viola apertamente la legge italiana sul maltrattamento degli animali del 2004 (n.189). Non si critica dunque la caccia nel suo insieme ma una modalità particolare che appare inaccettabile su un piano ETICO in un paese civile moderno; buona parte degli stessi consiglieri regionali che approvano tutti gli anni questa pratica di caccia, se debitamente informati, la giudicherebbero inaccettabile;
- viene FINANZIATA INTERAMENTE CON I SOLDI DEL CONTRIBUENTE ITALIANO. Le province, nonostante i budget ristretti ed i tagli, riescono ad allocare il tempo dei propri dipendenti e fondi preziosi per catturare con le reti gli uccelli durante la loro migrazione annuale. Gli uccelli vengono quindi inanellati dal personale della Provincia e regalati ai cacciatori, come merce qualsiasi;
- è già stata giudicata INCOSTITUZIONALE dalla Corte Costituzionale recentemente perché in aperta violazione della Direttiva sugli uccelli selvatici della UE del 1979.

2. Perché l'uso dei richiami vivi è un maltrattamento e tortura

Questa pratica di caccia si configura come maltrattamento e tortura in base ai seguenti fatti, ampiamente documentati in video e foto:
- animali liberi e selvatici, appartenenti a tutta la Comunità Europea, vengono catturati durante la migrazione e condannati a vivere il resto della loro vita rinchiusi in gabbiette minuscole, in condizioni igieniche troppo spesso riprovevoli, diventando da quel momento in poi a tutti gli effetti degli "oggetti" alla mercé del cacciatore;
- infatti, dovendo assolvere alla funzione di "richiamo" (cioè attrarre loro co-specifici tramite il canto), gli uccelli devono cantare in un momento dell'anno in cui non canterebbero in natura, cioè in autunno. Per ottenere questa forzatura, i cacciatori li tengono per vari mesi al buio 24 ore al giorno durante la primavera-estate, spesso in umide e fredde cantine e garages;
- dato che soltanto i maschi cantano e che l'identificazione del sesso degli uccelli si basa sull'osservazione degli organi genitali, che sono interni, si usa incidere il ventre degli uccelletti appena catturati con una lametta (ovviamente senza alcuna anestesia); le femmine vengono quindi buttate via vive e con il ventre inciso - provocando loro una agonia lunga e dolorosa;
- i maschi che sopravvivono fino all'autunno alle condizioni disumane sopra descritte, saranno soggetti a mutilazioni al piumaggio ed agli arti in quanto vengono trasportati in campagna dai cacciatori dentro le minuscole gabbiette e sono sballottati in continuazione durante il tragitto in macchina ed a piedi. Vengono poi spesso legati ad un ramo per un zampa e in seguito spaventati a morte con le fucilate che letteralmente li sfiora, allorché un co-specifico libero, attratto dal canto, si avvicina a loro; 
- grazie alle fucilate che li sfiorano (e talvolta li feriscono o uccidono) durante le battute di caccia, oltre alle mutilazioni anatomiche, gli uccelli da richiamo subiscono shock pesantissimi continui;
- quelli che sopravvivono a questo regime di tortura sono uccelli mai più capaci di volare, in quanto la muscolatura delle ali si atrofizza, e "psicologicamente" danneggiati irreversibilmente.

3. Piano di azione

Una campagna di informazione e sensibilizzazione, con associata raccolta firme, sia a livello regionale che nazionale, si ritiene possano essere sufficienti a spazzare via l'uso dei richiami vivi nella caccia in Italia per sempre.

Infatti, ogni anno politici conniventi e cacciatori giocano evidentemente sul fatto che la stragrande maggioranza degli elettori non è al corrente di questo fenomeno, per far passare questa deroga "porcata" alla chetichella.

E' ARRIVATO IL MOMENTO DI INFORMARE TUTTI SU QUESTA PRATICA IGNOBILE ED INDEGNA DI UN PAESE CIVILE E DI MANDARE UN CHIARO MESSAGGIO AI POLITICI.

NON SI PUO' PERMETTERE PIU' UNA SIMILE PRATICA, IMMORALE E INCOSTITUZIONALE, che ci colloca al di fuori della Comunità Europea, PASSANDO SOPRA IL SENTIMENTO COMUNE E LA SENSIBILITÀ DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CITTADINI - INCLUSI PERFINO TANTI CACCIATORI!

NON ALMENO A NOSTRO NOME E CON I NOSTRI SOLDI! I POLITICI CHE CONTINUERANNO AD APPOGGIARE QUESTA PRATICA DEVONO PRENDERSI LE LORO RESPONSABILITÀ DI FRONTE AGLI ELETTORI.


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Caccia, bocciata la Legge toscana sui richiami vivi. Ma il danno è fatto

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La Regione Toscana ci aveva provato di nuovo a derogare dalle norme nazionali ed europee… Andando incontro a possibili multe dell’Europa, che pagheremo noi tutti, ma soprattutto facendo un bel regalo ai cacciatori, che, in attesa della sentenza, hanno potuto farsi tutta la stagione con la legge a loro favorevole! E non è la prima volta…

Di seguito il comunicato del consigliere verde Romanelli.

La Corte Costituzionale (sentenza n.190, 8 giugno 2011) ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Toscana (n. 50 del 6 ottobre 2010) recante la «Disciplina dell’attività di cattura di uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili per l’anno 2010”, in altre parole le norme in materia di cattura e utilizzo di richiami vivi, cioè gli uccelli usati come esche per la cattura o la caccia di altri uccelli. Uguale illegittimità è stata sentenziata per l’analoga legge della Lombardia.

“La sentenza della Corte Costituzionale – dichiara il Consigliere Regionale Mauro Romanelli – è l’ennesima sconfessione senza appelli della politica delle Regioni Lombardia e Toscana in fatto di caccia: in queste regioni le regalie ai cacciatori sono all’ordine del giorno, compresa la reiterata consuetudine di derogare a leggi nazionali e a normative europee”

“L’uso dei richiami vivi è una pratica barbara e secondo milioni di cittadini da proibire, ma, essendo purtroppo ammessa dalla legge nazionale, andrebbe almeno effettuata nel rispetto delle norme: invece, oltre agli animali allevati, si è deciso di consentire l’utilizzo anche di piccoli uccelli selvatici catturati allo scopo, cosa appunto che si sapeva probabilmente illegittima, ma che si è voluta egualmente permettere”.

“Ricordiamo l’inumanità di questa pratica vergognosa, che consiste nella cattura di questi animali con reti, nella loro chiusura in gabbie, e nel loro mantenimento in cantine buie per mesi, affinchè al momento giusto cantino più forte per attrarre loro simili verso la morte”


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LOMBARDIA: Nuova legge per la caccia in deroga di 6 specie

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Depositato al Pirellone Progetto di legge che liberalizza 6 nuove specie per la caccia in deroga.

Nel merito è intervenuto il Consigliere regionale della Lega Nord e primo firmatario, Roberto Pedretti.

“La Lega Nord ha depositato oggi – spiega Pedretti – un progetto di legge regionale per la liberalizzazione di 6 specie per la caccia in deroga; nello specifico verrà consentita l’attività venatoria per lo storno, il fringuello, la peppola, la pispola e il frosone. Inizia così l’iter procedurale per l’approvazione di questo testo sulla caccia; l’intenzione è quella di cercare la convergenza con le altre forze politiche, anche di opposizione, per avere una maggioranza trasversale che consenta a Regione Lombardia di fare l’interesse dei nostri cacciatori. Auspico infine – conclude Pedretti – una rapida calendarizzazione nella commissione competente; la Lega Nord è da sempre in prima linea nella difesa dell’attività venatoria, nella sua valenza sportiva ma anche per il suo forte significato tradizionale e culturale.” Fonte: www.bergamonews.it


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Toscana: Gli ambientalisti all’assessore Salvadori: «Se la Toscana non aprirà la caccia ai fringuelli, allora ritiri il ricorso al Tar»

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Amici della Terra, enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, No alla Caccia e Wwf tornano alla carica sulla querelle della caccia al fringuello  e rispondono all'assessore all'agricoltura e caccia della Regione Toscana, Gianni Salvadori (Nella foto) che solo due giorni fa aveva respinto le loro accuse dicendo che «Nessuno in Toscana, tantomeno la Regione, sta invocando la caccia selvaggia, ma crediamo che sia pieno diritto di un ente pubblico, come la Regione, conoscere la consistenza di una specie. Questo è quello che abbiamo chiesto. La Regione Toscana aveva chiesto all'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), nei tempi e nei modi previsti, di esprimersi sulla consistenza numerica del fringuello e sulla cosiddetta "piccola quantità" prelevabile come da Direttiva dell'Unione Europea, nella parte che riguarda la caccia tradizionale agli uccelli. Ma questo non significa affatto che la Regione abbia intenzione di strappare la caccia in deroga ai piccoli passeriformi, come affermano in un documento inviato alla stampa le associazioni animaliste. Lo dimostrano i fatti, tanto che negli ultimi sei anni la deroga al fringuello non è stata applicata in Toscana, a differenza di quanto avvenuto in altre regioni d'Italia».

Gli ambientalisti prendono atto ma avanzano perplessità e domande: «Siamo lieti che Salvadori dichiari che la Toscana non aprirà la caccia ai fringuelli. Adesso la Regione ritiri il ricorso al Tar del Lazio e contribuisca alle ricerche sui migratori condotte dall'Ispra. Prendiamo positivamente atto dal comunicato dell'assessore Salvadori, che smentisce il testo del ricorso presentato, che la Toscana non caccerà in deroga i fringuelli e ci auguriamo che l'assessore non voglia rimangiarsi la parola pubblicamente espressa in nome e per conto della Regione La caccia in deroga ai fringuelli in Italia, infatti, per i tanti danni e le tante illegittimità commesse anche nel recentissimo passato, significa quasi automaticamente rischio di nuove procedure d'infrazione e conseguenti condanne europee. Siamo certi che l'assessore Salvadori e la Regione Toscana questo lo sappiano bene. "In secondo luogo,  appurato con altrettanta soddisfazione che all'assessore Salvadori non interessa che l'Ispra "dia i numeri", quale che sia il loro valore, ma interessa davvero conoscere, con il dovuto rigore scientifico, il numero dei fringuelli presenti in Italia, sappia che è la stessa necessità che certamente avvertono all'Ispra e tutto il mondo della scienza e delle associazioni per la protezione della natura. Dunque auspichiamo vivamente che la Regione ritiri il ricorso al Tar del Lazio contro l'Ispra, ricorso di cui francamente non si capisce il minimo senso, e supporti l'Istituto nelle ricerche sui migratori. Da parte nostra offriamo sin d'ora all'assessore la piena collaborazione per realizzare progetti volti alla tutela dei fringuelli, che sono piccoli uccelli protetti, dal piumaggio colorato e il canto melodioso, non cacciabili, utilissimi in agricoltura e molto amati dall'opinione pubblica».

Fonte: www.greenreport.it


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