Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Deroghe

LAC: FRIULI-VENEZIA GIULIA RINVIATA alla CORTE COSTITUZIONALE la LEGGE REGIONALE SU CACCIA

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LAC
FRIULI-VENEZIA GIULIA - RINVIATA LEGGE REGIONALE SU CACCIA

alla CORTE COSTITUZIONALE

Il TAR per il Friuli Venezia Giulia con ordinanza collegiale n. 7 del 2011, depositata il 13 gennaio 2011, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 11 della legge regionale n. 14 del 2007, legge che consente, nella regione Friuli, di estendere la caccia in deroga, prevista solo in casi particolari per gli uccelli, anche ai mammiferi selvatici.

La questione di costituzionalità è stata rilevata dalla LAC nel corso di un procedimento amministrativo per l'annullamento di un provvedimento regionale che consentiva l'abbattimento di 85 cinghiali in Provincia di Pordenone.

La LAC, patrocinata dall'avv. Alessandra Marchi del Foro di Pordenone, ha evidenziato che, per mezzo dell' art. 11 della L.R. 14/2007, il legislatore regionale ha aggirato le limitazioni imposte dall’art. 19 della Legge 157/1992 (legge quadro statale sulla tutela della fauna) in ordine ai soggetti che possono procedere ai prelievi, includendo la generalità dei cacciatori, esclusi dalla legge statale, per l'esecuzione di detta attività.


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Il TAR: Incostituzionale la L.r.14/2007 del FVG per cacciare i "nocivi" fuori stagione venatoria

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LA LAC DEL FRIULI VENEZIA GIULIA: SI SOSPENDANO IMMEDIATAMENTE IN TUTTA LA REGIONE GLI ABBATTIMENTI DEGLI ANIMALI COSIDDETTI NOCIVI.

LAC - Lega Abolizione CacciaIl TAR per il Friuli Venezia Giulia con ordinanza collegiale nr.7 del 2011, depositata il 13.01.2011, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell' art. 11 della legge regionale 14 del 2007, legge che consente, nella regione Friuli, di estendere la caccia in deroga, prevista solo in casi particolari per gli uccelli, anche ai mammiferi selvatici. La questione di costituzionalità è stata rilevata dalla Lega per l 'Abolizione della Caccia nel corso di un procedimento amministrativo per l'annullamento di un provvedimento regionale che consentiva l'abbattimento di 85 cinghiali in Provincia di Pordenone.


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Provincia di Brindisi: deroga al divieto di caccia allo storno

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La Giunta regionale, su proposta della Provincia di Brindisi, in data 14 dicembre, ha approvato la deroga al divieto di caccia agli storni, a partire da domenica 19 dicembre prossimo e sino alla chiusura della stagione venatoria.

Gli storni, infatti, come è ormai ben noto, a causa del loro esagerato proliferarsi, sono alquanto nocivi ed arrecano continuamente grossi danni alle colture olivicole (oltre che agli ortaggi dell'intera provincia), di fatto penalizzando una delle produzioni di eccellenza del nostro territorio, come l'olio extravergine d'oliva.

Non è un caso, del resto, che le Associazioni agricole e piccoli coltivatori, oltre a presentare le richieste di risarcimento per i danni subiti negli anni pregressi, avevano sollecitato da tempo la predisposizione di strumenti atti a fronteggiare questa piaga, appellandosi in modo particolare alla necessità di derogare alla normativa in materia, che sancisce il divieto di caccia nei confronti di questa specie considerata protetta dalla Comunità Europea.

Accogliendo l'accorato appello del mondo agricolo, la Regione Puglia ha deliberato in tal senso sulla falsa riga di ciò che avvenne lo scorso anno, anche se con un po' di ritardo, vanificando in parte le aspettative degli agricoltori, i quali, devono misurarsi quotidianamente con la crisi che incombe in questo settore.

Fonte: www.trcb.it

 


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Brescia – ricatto venatorio

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Arriva l' Assessore: con gli stessi censimenti prima si vieta e poi si autorizza.

di redazione GEAPRESS

5.12.2010 – Nelle recenti cronache venatorie sono spesso apparsi i contrasti tra i condizionabili enti locali e gli organismi nazionali. Ormai da manuale sono i dissidi tra chi difende le cosiddette cacce in deroga e le sentenze avverse di Corte di Giustizia Europea e Corte Costituzionale. In loco prevale l’escamotage di censimenti avallati da esperti di fiducia, mentre secondo la norma nazionale dovrebbe essere l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a fornire i pareri. In Sicilia, ad esempio, un intervento provvidenziale dell’ ISPRA ha bloccato la caccia nei pantani della Sicilia sud orientale (vedi articolo GeaPress) inizialmente ottenuta con un atto al limite dell’arroganza politica da parte del locale Assessore al ramo. Lui è servito solo a fare scappare i fenicotteri nelle due ore di caccia intercorse tra il provvedimento assessoriale e l’intervento statale.

A Brescia, se possibile, accade anche di peggio. Un organismo locale va contro se stesso pur di dare mano libera ai cacciatori.

A rendere nota la notizia è una lettera recentemente pubblicata sul quotidiano Brescia Oggi a firma del Presidente Operatori Faunistico Venatori. Compito degli Operatori è quello di considerare un prelievo venatorio integrabile con le stime delle popolazioni selvatiche. In tal senso il Comprensorio Alpino C6 aveva vietato la caccia al Gallo forcello.


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Il sindaco di Ispica: «tutelare il pantano Longarini»

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Ispica,27 novembre – Scrive Piero Rustico, sindaco di Ispica: «Nei giorni scorsi, una vicenda spiacevole è stata riportata dalla stampa, creando non poche polemiche e provocando una sentita reazione ad opera di Legambiente: l’assessore regionale alle Risorse Agricole e Alimentari Elio D’Antrassi aveva, infatti, autorizzato lo svolgimento di attività venatoria nell’area dei Pantani Longarini, nel territorio ricompreso fra i Comuni di Ispica e Pachino.

Legambiente, assieme agli ornitologi ed ai birdwatchers della Lipu, aveva chiesto alle Procure della Repubblica il sequestro cautelativo delle aree ed un’indagine sull’operato dello stesso Assessorato, che aveva firmato un decreto per la riapertura della caccia nei Pantani della Sicilia Sud Orientale, mai pubblicato ed attuato perché affetto da enormi vizi di legittimità.

Erano seguite vibrate proteste anche del mondo scientifico ed in data 18 novembre 2010 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente aveva scritto all’Assessore D’Antrassi, ribadendo il grande valore naturalistico dell’area e l’assoluta incompatibilità dell’attività venatoria, peraltro sinora mai aperta per un’ordinanza del TAR Palermo del luglio scorso, interamente confermata dal CGA a settembre.

 

Il 18 novembre l’Assessore D’Antrassi firmava un decreto di sospensione in autotutela del precedente di apertura della caccia; dopo varie e controverse pubblicazioni tardive, solo sabato scorso veniva finalmente sancito il divieto di caccia, ma dal carattere temporaneo e di eccezionalità: l’Assessorato si è, infatti, riservato di compiere ulteriori verifiche sulla presenza di specie di interesse europeo, quali i numerosi fenicotteri che assiduamente vi nidificano.
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