Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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DIFFIDA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA PER LA DEROGA ALLO STORNO

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L'ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA SOTTOSCRIVE E INOLTRA LA DIFFIDA ALLA PROVINCIA DI PERUGIA PER LA DEROGA ALLO STORNO

 

Oggetto: DIFFIDA CON RICHIESTA DI IMMEDIATA SOSPENSIONE DELLA CACCIA IN DEROGA ALLO STORNO

INVIO TRAMITE PEC DEL 30.08.2013

Alla Provincia di Perugia

INFORMAZIONE

Il 2 luglio 2013, la Commissione europea ha inviato al Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano una lettera con la quale l’Europa ha bocciato su tutti i fronti la caccia in deroga. Il 12 luglio 2013 la Direzione Generale Ambiente di Bruxelles ha ribadito “quanto più volte rappresentato alle competenti Autorità italiane, in particolare nella riunione del 23 marzo 2012, nella riunione “pacchetto” del 20 aprile 2012 e nella lettera del 7 luglio 2012”.
Dall’Europa è stato sottolineato che “le sei specie in questione (Storno, Fringuello, Peppola, Pispola, Frosone e Prispolone) non sono cacciabili. Pertanto, per consentirne la caccia è necessario che le Autorità nazionali adottino specifici provvedimenti di deroga che soddisfino tutte le condizioni dell’articolo 9 della Direttiva “Uccelli”. Le deroghe adottate fino al 2011 hanno consentito il prelievo delle suddette specie non cacciabili in Italia “senza fornire una motivazione oppure motivando la deroga con la necessità di mantenere una tradizione culturale fortemente radicata, vale a dire la caccia ai piccoli uccelli migratori. Tuttavia, secondo la Giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea il richiamo non è sufficiente per giustificare la caccia in deroga”.
La Commissione ha ribadito, inoltre, che l’obbligo di registrare i capi abbattuti sul tesserino venatorio “ad avvenuto incarnieramento” non è sufficiente a garantire l’efficacia dei controlli rigorosi cui i cacciatori esercitanti la deroga devono essere sottoposti. A tal fine occorre invece la registrazione “subito dopo l’abbattimento”. La caccia in deroga, sempre per la Direttiva europea, deve avvenire a “condizioni rigidamente controllate”, quindi il prelievo dei capi deve avvenire in un numero limitato di luoghi conosciuti e accessibili alle Autorità. Di conseguenza è esclusa sia per gli appostamenti temporanei che nella caccia vagante.
Sulla base di tutte le osservazioni la Commissione ha sottolineato che “qualora le autorità locali adottassero una deroga che non rispettasse tutte le condizioni imposte dall’articolo 9 della Direttiva, ciò consentirebbe una nuova violazione della sentenza della Corte di giustizia dell’11 novembre 2010 nella causa C-164/09” Se, inoltre, “venissero adottate in Italia deroghe illegittime e ove il Governo italiano non intervenisse in modo tempestivo ed efficace per impedire che tali deroghe producano effetti, la Commissione non avrà altra scelta che presentare un secondo ricorso dinanzi alla Corte Ue proponendo l’imposizione di sanzioni pecuniarie contro la Repubblica italiana”. -

DENUNCIA

le Regioni e le Provincie che deliberano la caccia in deroga agli uccelli migratori, per favorire l'interesse privato dei cacciatori, sottraendo il patrimonio pubblico costituito dalla fauna selvatica, danneggiano sia i cittadini italiani ed europei, sia lo stato italiano, condannato a sanzioni pecuniari da parte della Comunità europea

DIFFIDA

qualora non venga IMMEDIATAMENTE sospesa la caccia in deroga allo storno e agli altri migratori, i SINGOLI ASSESSORI E CONSIGLIERI CHE NE HANNO VOTATO L'AUTORIZZAZIONE, saranno chiamati a rispondere personalmente delle sanzioni pecuniari decretate dalla Comunità europea contro la Repubblica italiana e perseguiti penalmente a norma di Legge.

Associazione Vittime della caccia

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