Associazione Vittime della caccia

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Eventi ed iniziative

Campo antibracconaggio all'Isola del Giglio - IL VIDEO

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Campo anticaccia antispecista libertario, all'isola del Giglio, marzo 2012. Venti attivisti da tutta Italia, auto finanziandosi ed auto organizzandosi, si sono attivati per contrastare il fenomeno della caccia al coniglio selvatico, ai passeriformi e ai mufloni, in pieno parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

FOTO DAL VIDEO (TRAPPOLA DETTA "SCHIACCIA", l'esca è posta sotto un mattone...)

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REFERENDUM PIEMONTESE SULLA CACCIA - LETTERA APERTA DI AMBIENTALISTI E ANIMALISTI

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LETTERA APERTA DI AMBIENTALISTI E ANIMALISTI SUL REFERENDUM PIEMONTESE SULLA CACCIA

Dopo 25 anni di democrazia negata, ai cittadini piemontesi deve essere consentito di partecipare al primo referendum abrogativo regionale della loro storia, in condizioni di piena informazione e coinvolgimento degli elettori.

I promotori del referendum sulla caccia, le associazioni ambientaliste e animaliste (ENPA, FAI, Italia Nostra, LAC, LAV, Legambiente, LIPU, Pro Natura, WWF) inviano oggi una Lettera aperta al Presidente della Giunta regionale del Piemonte Roberto Cota, al presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo al Prefetto di Torino, ai Ministri dell’Interno e della Coesione territoriale e alle Commissioni parlamentari competenti in cui chiedono che si proceda all’accorpamento delle amministrative, previste per il 6-7 maggio con il referendum, fissato, al momento, dalla Giunta regionale il 3 giugno 2012, come primo segnale di risarcimento del continuo ostacolo alla espressione della democrazia diretta, creato dalle varie maggioranze che si sono succedute al governo della Regione Piemonte dal 1987 in poi.

Infatti, come ricordano nella Lettera Aperta: “i promotori del referendum e le associazioni ambientaliste e animaliste non hanno alcun interesse a sdoppiare le scadenze elettorali e, men che meno, ad essi può essere attribuita, quindi, la responsabilità degli oneri che ricadrebbero sul bilancio regionale per delle consultazioni che potrebbero essere accorpate. Anche se è opportuno rammentare che l’esercizio di un diritto, sinora negato, in uno stato democratico ha comunque un valore non monetizzabile”.

Una storia travagliata quella del referendum abrogativo di alcune norme della legge regionale sulla caccia, che inizia appunto nel 1987 con il deposito di circa 60 mila firme. Una battaglia legale durata un quarto di secolo, che, come viene ricordato nella Lettera aperta, ha visto sconfitti i continui tentativi di elusione degli obblighi istituzionali solo dopo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Torino del 29 gennaio 2010 ed una sentenza del TAR Piemonte del 25 gennaio 2012, che ha intimato alla Regione Piemonte di fissare la data del referendum.

Una storia che gli ambientalisti e gli animalisti trovano incomprensibile, censurando nella lettera aperta un comportamento delle istituzioni che ha avuto l’unico scopo di “impedire che venisse avviata la procedura referendaria, piuttosto che garantire la partecipazione democratica consentendo lo svolgersi della consultazione popolare “in conformità al dato costituzionale, nonché alla legge statale e regionale che ravvisa nell’istituto referendario un primario strumento di partecipazione democratica dei cittadini al processo di formazione delle leggi” (Sentenza della Corte d’Appello di Torino del 29/1/2010)”.

Ora la parola è alla Commissione di garanzia del Consiglio regionale, che entro il 13 aprile formulerà il quesito e potrà dare indicazioni sulla data del 3 giugno. Alla base del referendum le richieste di modifica sostenute da circa 60 mila cittadini alcuni aspetti importanti della normativa vigente: 1. il divieto di caccia per 25 specie selvatiche (17 specie di uccelli e 8 specie di mammiferi), che oggi sono cacciabili; 2. il divieto di caccia generalizzato su terreno innevato, 3. l’abolizione delle deroghe per le aziende faunistiche private ai limiti degli abbattimenti; 4. il divieto di caccia la domenica.

Gli ambientalisti e gli animalisti ritengono che sinora la III Commissione consigliare della Regione Piemonte stia procedendo ad una riforma peggiorativa della normativa vigente sulla caccia, ampliando le specie cacciabili e deregolamentando ulteriormente la caccia, invece che orientarsi ad una revisione che risponda alle richieste di modifica dei promotori del referendum. E’ per questo che in assenza di modifiche migliorative, che vadano nella direzione indicata dai circa 60 mila cittadini promotori del referendum, nella Lettera aperta si chiede un tangibile e improcrastinabile impegno affinché sia garantita pienamente l’informazione e facilitata la partecipazione dei cittadini alla prima consultazione popolare della storia della regione Piemonte. Fonte: www.imgpress.it


LEGGI ANCHE:
- 17.03.2012 - CACCIA: PERCHè IL REFERENDUM www.referendumcaccia.it

- 12.02.2012 - TROPPE VITTIME PER UN'ATTIVITA' ELUDIBILE - www.referendumcaccia.it


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NEWS REFERENDUM CACCIA PIEMONTE - 1/5.03.2012

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IN AGGIORNAMENTO...

NEWS REFERENDUM CACCIA PIEMONTE - 1/5.03.2012

 

- 1marzo 2012 - Come sprecare 25 milioni di euro - ECCO LE RISPOSTE DEL COMITATO ALLE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE COTA.


- 5 marzo 2012 - Biolè: cresce la volontà di partecipazione in vista del referendum sulla caccia.

Comunicato del Consigliere Fabrizio Biolè in merito alla nascita del comitato referendario cuneese.

Ufficio Stampa - gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle

"Appoggerò con attività istituzionali ed extra-istituzionali il nascente comitato referendario cuneese. Dopo che per venticinque anni i Piemontesi non hanno potuto esprimersi sul quesito referendario di regolamentazione dell'attività venatoria, a causa degli ostacoli posti in essere da giunte regionali di diversi colori politici, l'occasione, fissata per il prossimo 3 giugno, non deve essere sprecata. Sono convinto che si raggiungerà il quorum e che vinceranno i sì. Molto confortante lo straordinario afflusso di cittadini ed associazioni alla prima riunione di sabato scorso presso la fondazione Casa Delfino. Segno che anche a livello locale la voglia di partecipazione sta crescendo!"
Fabrizio Biole' - Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle

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www.beppegrillo.it  - Loro sono loro e noi non siamo un cazzo!

www.referendumcaccia.it - IL SITO DEL COMITATO PROMOTORE

 


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IL 3 GIUGNO SI VOTERÀ PER IL REFERENDUM REGIONALE SULLA CACCIA

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COMITATO PROMOTORE PER IL REFERENDUM CACCIA IN PIEMONTE - 23 febbraio 2012

Referendum sulla caccia: si voterà il 3 Giugno

Comunicato stampa COMITATO PROMOTORE REFERENDUM CACCIA PIEMONTE

IL 3 GIUGNO SI VOTERÀ PER IL REFERENDUM REGIONALE SULLA CACCIA

Ora è ufficiale: il prossimo 3 giugno, gli elettori piemontesi potranno esprimere il loro parere sulla caccia.

La Giunta Regionale ha infatti approvato ieri un Decreto del suo Presidente, il quale, in ottemperanza a quanto imposto dal TAR del Piemonte, dà l’avvio alle procedure di indizione del referendum.

Finalmente si conclude una battaglia legale durata un quarto di secolo: sono infatti trascorsi 25 anni da quando vennero raccolte 60.000 firme di elettori piemontesi in calce alla richiesta di un referendum abrogativo di parte della legislazione regionale sulla caccia. Il quesito prevede la riduzione delle specie cacciabili a quattro (cinghiale, lepre, minilepre e fagiano), il divieto di caccia la domenica e su terreno coperta da neve e la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie, le ex riserve private di caccia.

La Regione, in tutti questi anni, non ha mai consentito lo svolgimento del referendum, con motivazioni spesso pretestuose ed illegittime, ma non ha più potuto opporsi alla sentenza della Corte di Appello di Torino di fine 2010, confermata più recentemente dal TAR Piemonte.

La scelta della data suscita però non poche perplessità: il Comitato Promotore aveva infatti chiesto che il referendum venisse accorpato alle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno in numerosi Comuni del Piemonte il prossimo 6 maggio: in tal modo sarebbe stato possibile risparmiare una parte consistente delle risorse pubbliche destinate all’effettuazione del referendum. La Giunta Regionale, invece, ha ritenuto di agire diversamente, adducendo problemi di carattere tecnico che in realtà si sarebbero potuti risolvere facilmente.

Il Comitato Promotore auspica che La Regione provveda ora a diffondere in modo capillare ed efficace l’informazione relativa al referendum. L’obiettivo  del fronte venatorio e di numerose forze politiche  è infatti quello di rendere nulli gli effetti del referendum a seguito del mancato raggiungimento del quorum dei votanti.

“Tale ipotesi rappresenterebbe però una sconfitta non tanto e non solo del fronte ambientalista ed animalista – affermano Piero Belletti e Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum –  quanto soprattutto della democrazia e della partecipazione”. “Auspichiamo almeno – concludono gli ambientalisti –  che, in attesa dell’esito del referendum, la Regione blocchi i lavori volti a modificare l’attuale legge sulla caccia. Modifiche che vanno in senso esattamente opposto alle richieste referendarie, prevedendo l’aumento del numero di specie cacciabili, il prolungamento della stagione venatoria, la caccia con l’arco e quella a specie di uccelli protette a livello comunitario.”

Per il Comitato Promotore del Referendum sulla Caccia (Piero Belletti e Roberto Piana)


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Piemonte, blitz leghista per annullare il referendum sulla caccia

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Piemonte, blitz leghista per annullare il referendum sulla caccia

 

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it - di Laura Budriesi e Davide Turrini - Primo esempio in Italia sul tema, la consultazione stava per essere affossata dall’assessore regionale all'agricoltura Sacchetto, che però ha ottenuto l'effetto contrario. Biolè (M5S): “Atto politico gravissimo, la maggioranza è allo sbando. Ma sono arrivati tardi, andremo a votare”

Doveva essere l’attacco finale al fronte contro la caccia in Piemonte, ma si sta rivelando un boomerang. Il “trucco” legislativo proposto la settimana scorsa dall’assessore all’agricoltura della regione, il leghista Claudio Sacchetto, che rischiava di far decadere all’ultimo momento il referendum sulla caccia, unico esempio in Italia, atteso in regione da 25 anni e previsto per la prossima primavera, sembra non aver portato ad altro che all’accelerazione dei tempi per la tornata referendaria.

La settimana scorsa in Commissione caccia, Sacchetto aveva presentato un emendamento che avrebbe potuto cancellare l’intera legge regionale 70 del 1996 nell’intento di eliminare, insieme alla legge, tutti i punti del referendum sottoscritto da 60mila piemontesi e oramai dato per certo dal Tar in un weekend tra il 15 aprile e il 15 giugno 2012.

La storia del referendum piemontese comincia nel 1987 quando 60mila cittadini esprimono il loro parere contrario alla caccia chiedendo un referendum regionale che limiti fortemente le specie cacciabili e tempi previsti dall’attività venatoria. Ma l’allora giunta di centrosinistra, non potendo cancellare il referendum decide di cancellare la legge, aprendo un contenzioso legale durato 25 anni finché finalmente nel 2010 la sentenza della Corte di appello di Torino ha sancito la sussistenza del diritto del comitato promotore di portare avanti il referendum.
Il 23 novembre 2011, dopo la mobilitazione delle associazioni Lac, Pro Natura e del comitato referendario anticaccia, una sentenza del Tar conferma la decisione della Corte per la primavera prossima. Ma la situazione improvvisamente precipita proprio per l’iniziativa di Sacchetto. Con la pressione diretta del presidente Roberto Cota, pronto a ribadire che un referendum costa troppo per le tasche dei cittadini (sui 15 milioni di euro, ndr), l’assessore all’agricoltura compie il passo falso....


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