Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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News Caccia

La caccia indiscriminata degli uccelli scatena a ragione la protesta della LIPU

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La caccia indiscriminata degli uccelli scatena a ragione la protesta della LIPU, la quale fa notare che è molto importante tenere conto dei dati forniti dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, prima di stabilire che indicazioni dare sulla caccia. Il Governo sembra aver operato, non tenendo conto di questi parametri. L’ISPRA ha affermato che il numero delle specie animali per le quali vige il divieto di caccia andrebbe notevolmente aumentato rispetto agli anni passati, perché sono aumentate le specie in pericolo di estinzione.


Il Governo vorrebbe ritrattare i dati messi a disposizione dall’ISPRA, mettendo in pericolo gli uccelli. Si calcola in tema di biodiversità che solo in Italia sono 58.000 le specie animali a rischio estinzione. Il problema assume grosse dimensioni, perché sono molte le specie animali a rischio estinzione. Si dovrebbe intervenire con urgenza, anche perché i numeri dell’ultima stagione venatoria sulla caccia degli animali parlano chiaramente. E in questo senso dovrebbe essere regolata meglio la legge sulla caccia in vista della tutela degli animali.

Le proteste della LIPU appaiono perciò fondate. Nello specifico la LIPU-BirdLife Italia ha dichiarato:

Le proteste della LIPU appaiono perciò fondate. Nello specifico la LIPU-BirdLife Italia ha dichiarato: "II ministero delle Politiche agricole avrebbe avviato un lavoro, peraltro affidato a organizzazioni di cacciatori, per rivedere le indicazioni tecnico-scientifiche fornite dall’Ispra, in merito allo stato di conservazione degli uccelli e ai periodi di migrazione. Indicazioni che l’ISPRA ha già elaborato e fornito con dovizia di particolari. Se confermata, è un’iniziativa grave e da stoppare immediatamente."

Fonte: www.ecoo.it


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LAC: Governo, inutile e costoso incarico speciale ai cacciatori in materia scientifica

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Le associazioni Enpa e Wwf hanno chiesto al Ministro delle politiche agricole e forestali, Saverio Romano, quali siano le ragioni che l'hanno indotto a promuovere un tavolo finalizzato alla revisione dei dati tecnico scientifici già forniti dall’ISPRA, l’unico e prestigioso organismo di riferimento individuato dalla legge 157/92, in merito alla condizione delle specie cacciabili e ai periodi di migrazione. L'intervento delle due associazioni segue la presentazione di un’interrogazione parlamentare dell’On. Susanna Cenni (PD) sul lavoro che il Ministero ha avviato per la “revisione” dei recentissimi dati scientifici dell’ISPRA: una correzione affidata addirittura ai cacciatori, cioè al Comitato Internazionale della Caccia.

I dati scientifici forniti dall’Istituto nel 2010 ed inviati a tutti gli enti interessati, a cominciare dalle regioni, ben descrivono la vulnerabilità e il continuo calo delle popolazioni di avifauna che oggi è ancora oggetto di caccia: secondo l’ISPRA è necessario un restringimento della stagione venatoria e la cancellazione di alcune specie dai carnieri.

L'iniziativa del Ministero è per di più “clandestina”, perché non è stata mai portata né discussa nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale – organismo in capo allo stesso Ministero. Secondo l’interrogazione parlamentare dell’on. Cenni, questo nuovo ed inutile tavolo sarebbe finanziato con fondi pubblici destinati proprio ai partecipanti: un elemento, questo, che merita una doverosa segnalazione alla Corte dei Conti.  È necessario inoltre fare appello all’Europa, che segue con molta attenzione la politica venatoria del nostro Paese, già duramente contestata con numerose procedure d’infrazione

(Fonte: LAC Liguria, 20 maggio).


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IMPIANTI EOLICI AL BRENNERO: NO DI WWF, LIPU E DACHVERBAND

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LIPU - WWF - DACHVERBAND - COMUNICATO STAMPA

 

IMPIANTI EOLICI AL BRENNERO: NO DI WWF, LIPU E DACHVERBAND - A RISCHIO LA ROTTA MIGRATORIA


WWF Italia e LIPU-BirdLife Italia non intendono far passare sotto silenzio il pericolo che corre il Passo di Santìcolo (Sandjoch) e l’adiacente Monte Sella (Sattelberg), a pochi chilometri dal Brennero, a oltre 2100 metri di quota, sulla rotta migratoria del Brennero, la più importante di tutto l’Alto Adige.

La Provincia Autonoma di Bolzano sta valutando in queste settimane due progetti di parchi eolici da posizionare sui crinali di quest’area, per un totale di 31 mega-torri che potrebbero provocare circa 10.000 contatti letali di uccelli ogni anno.

La locale associazione ambientalista Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband für Natur- und Umweltschutz) segue con apprensione da mesi l’evolversi politico della vicenda.

Dichiara il suo Presidente, Klauspeter Dissinger: «Si tratta di due progetti, denominati “Sandjoch” e “Sattelberg”. Come abbiamo già dichiarato recentemente non siamo contrari all’uso delle energie alternative ma qui c’è dell’altro. L’Alto Adige è già abbondantemente autosufficiente a livello energetico, e l’energia prodotta da questi impianti verrebbe tutta rivenduta. Si tratta perciò unicamente di un’operazione commerciale».

Dissinger prende anche atto delle recenti dichiarazioni della Provincia: «Sono contento - prosegue - che il Presidente Durnwalder abbia riconosciuto il forte impatto ambientale causato dall’installazione di campi eolici. Ma l’eolico al Brennero, che per lui sarebbe permesso come un’eccezione con la scusa del cosiddetto “Corridoio Verde”, è assolutamente improponibile: devo contraddirlo sia sull’impatto paesaggistico sia sui fortissimi impatti a carico del territorio, vista l’inadeguatezza dell’attuale strada di accesso al passo, che dovrebbe subire ampi stravolgimenti per permettere la salita dei tanti convogli eccezionali che trasporterebbero generatori e gru. A questo occorre aggiungere l’impatto della funivia che verrebbe costruita appositamente - e poi smantellata - per far arrivare ai luoghi di cantiere gli altri componenti delle torri».


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Volpi tranquille per la Provincia di Alessandria

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Non potranno più essere abbattute - dopo il ricorso LAV

 

Volpe

La Provincia di Alessandria ha annullato in autotutela il provvedimento che autorizzava l’abbattimento delle volpi.
La decisione è stata presa in seguito al ricorso al TAR Piemonte, presentato dalla LAV di Alessandria, con il supporto dell’Ufficio legale dell’Associazione e dell’Avvocato Valentina Stefutti di Torino.

La Provincia di Alessandria aveva deciso di consentire la caccia alle volpi nonostante il parere negativo espresso in merito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Gli assessori provinciali, infatti, avevano votato a favore dell’abbattimento degli animali, favorendo l’attività venatoria. “Purtroppo – annuncia la LAV di Alessandria – una quindicina di volpi, e forse anche di più, sarebbero già state uccise. Ora chiediamo alla Provincia di essere ascoltati per poter lavorare insieme nell’interesse della natura, salvaguardando l’ecosistema che ci circonda”. Fonte: www.giornal.it

 


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CACCIA - IL WWF: UNA SITUAZIONE FUORI CONTROLLO IN TUTTA LA REGIONE

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Casi come quello della provincia di Siena favoriti da normative regionali che stravolgono le leggi nazionali


In questi giorni è emersa all’attenzione della cronaca la questione degli abbattimenti di ungulati effettuati nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena, con procedure e modalità che secondo la Magistratura inquirente potrebbero configurare ipotesi di reato.

Capriolo (WWF / F.Cianchi)

Capriolo (WWF/F.Cianchi)Il WWF esprime un giudizio fortemente negativo sul tipo di gestione delle azioni di controllo della fauna che sono state portate avanti in questi anni, tanto in Provincia di Siena quanto nelle altre province Toscane.

La vicenda senese ha infatti aperto il sipario sulle modalità di svolgimento di abbattimenti o catture nell’ambito delle cosiddette ‘attività di controllo’ della fauna selvatica in Toscana (soprattutto ungulati come cinghiali, caprioli, daini, cervi, ma anche volpi, piccioni, storni e altre specie), il cui scopo dovrebbe essere quello di contenere il sovrannumero di certi animali per la tutela degli ecosistemi e delle colture agricole.

In realtà, sia la mancanza di riscontro scientifico delle stime numeriche degli esemplari, sia le modalità con cui sono consentite queste attività, hanno trasformato le attività di controllo della fauna, che dovrebbero essere strumento di gestione di situazioni specifiche e eccezionali, in un mezzo legalizzato per permettere l’attività venatoria in qualunque periodo dell’anno ed in tutto il territorio, inclusi parchi ed aree protette.

Il tutto, in un quadro assolutamente fuori controllo che il WWF contesta da anni, in cui deviazioni ed abusi sono facilitati da una regolamentazione regionale che stravolge le leggi nazionali:


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IL WWF SULLA CACCIA FUORI PERIODO E IN AREE PROTETTE

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UNA SITUAZIONE FUORI CONTROLLO IN TUTTA LA REGIONE - Casi come quello della provincia di Siena favoriti da normative regionali che stravolgono le leggi nazionali.

In questi giorni è emersa all’attenzione della cronaca la questione degli abbattimenti di ungulati effettuati nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena, con procedure e modalità che secondo la Magistratura inquirente potrebbero configurare ipotesi di reato. Non entriamo negli aspetti specifici dell’inchiesta e aspettiamo quelle che saranno le conclusioni dei Magistrati.

Comunque, il WWF esprime un giudizio fortemente negativo sul tipo di gestione delle azioni di controllo della fauna che sono state portate avanti in questi anni, tanto in Provincia di Siena quanto nelle altre province Toscane.

La vicenda senese ha infatti aperto il sipario sulle modalità di svolgimento di abbattimenti o catture nell’ambito delle cosiddette ‘attività di controllo’ della fauna selvatica in Toscana (soprattutto ungulati come cinghiali, caprioli, daini, cervi, ma anche volpi, piccioni, storni e altre specie), il cui scopo dovrebbe essere quello di contenere il sovrannumero di certi animali per la tutela degli ecosistemi e delle colture agricole. In realtà, sia la mancanza di riscontro scientifico delle stime numeriche degli esemplari, sia le modalità con cui sono consentite queste attività, hanno trasformato le attività di controllo della fauna, che dovrebbero essere strumento di gestione di situazioni specifiche e eccezionali, in un mezzo legalizzato per permettere l’attività venatoria in qualunque periodo dell’anno ed in tutto il territorio, inclusi parchi ed aree protette.
Il tutto, in un quadro assolutamente fuori controllo che il WWF contesta da anni, in cui deviazioni ed abusi sono facilitati da una regolamentazione regionale che stravolge le leggi nazionali:

·         non solo possono effettuare questi abbattimenti le guardie provinciali e forestali, eventualmente coadiuvate dai proprietari dei fondi, come prevedeva la Legge Nazionale 157/1992, ma anche qualsiasi cacciatore che abbia svolto dei minimali corsi di ‘istruzione’. Con il risultato che in Provincia di Firenze i cacciatori abilitati sono ben 11.422, in Provincia di Siena 11.011, a Pisa 4.102, e così via. Un esercito di decine di migliaia di cacciatori che, grazie a delibere e ordinanze delle varie Province, si muove ormai tutto l’anno sul nostro territorio con controlli minimi e modalità estremamente permissive;


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