Associazione Vittime della caccia

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Cormorano abbattuto sul lago. Polemica sui capanni dei cacciatori

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La settimana scorsa sul lago di Garda, vicino a Punta San Vigilio è stato abbattuo da una fucilata un cormorano, un animale protetto e non cacciabile. E ritorna la polemica dopo che gli ambientalisti avevano accusato diversi sindaci del lago di aver dato il via libera alla caccia dai capanni a seguito della cancellazione da parte della Regione dell’oasi naturale del Basso Garda.

Zoom Foto La settimana scorsa sul lago di Garda, vicino a Punta San Vigilio è stato abbattuo da una fucilata un cormorano, un animale protetto e non cacciabile. L'ha trovato e fotografato Andrea Torresani (foto a lato), coordinatore del comitato Voce per l'ambiente di Garda. L'uccello aveva un'ala e il petto forati. E ritorna la polemica dopo che gli ambientalisti avevano accusato diversi sindaci del lago di aver dato il via libera alla caccia dai capanni, postazioni di tiro camuffate tra i cannetti in mezzo all'acqua dove i cacciatori si nascondono per sparare agli animali. (Chi controlla a cosa sparano?)

La Regione Veneto ha cancellato l’oasi naturale del Basso Garda lungo la riva e ha riaperto la caccia da postazione fissa (capanni) nel territorio dei comuni di Lazise e Bardolino: uno degli esiti del Piano faunistico venatorio approvato da Venezia il primo febbraio scorso, che ha recepito le proposte del Piano provinciale già approvato a Verona nel novembre del 2003.

Una delibera che ha fatto insorgere gli ambientalisti. Legambiente e Lipu (la lega per la protezione degli uccelli), hanno contestato duramente la scelta fatta e dissotterrano l’ascia di guerra lanciando un grido di allarme sull’ecosistema lacustre. «Con il piano venatorio», rileva Michele Bertucco prensidente di Lagambiente Veneto, «si è aperta la caccia sul lungolago da Lazise a Garda. Così, passeggiando, in ottobre si potranno incontrare i pallini dei cacciatori in luoghi dove abitualmente turisti e visitatori si recano per passare la domenica».

E il delegato della Lipu per il Veneto, Francesco di Grazia, aveva fatto notare che: «È stata messa in atto un’operazione truffaldina fatta calcolando fra le aree protette ben novemila, se non di più, ettari di superficie acquea, solo quella a cinquecento metri fuori dalla riva, come oasi e superficie agro silvo pastorale, al solo scopo di liberare dal vincolo di protezione aree del monte Baldo e della terraferma da destinare alla caccia. Il fatto è che si è omesso di includere le zone di lago naturalisticamente più importanti e vincolate dalla Unione Europea in Zps, le cosiddette zone a protezione speciale, come le aree del basso Garda. È un’operazione portata a termine al solo scopo di non scontentare una ventina di cacciatori che si dilettano a cacciare da capanno le anatre. E guarda caso si tratta di cacciatori che appartengono soprattutto all’associazione Cacciatori veneti guidati da Arzenton che, a Bardolino, tra i suoi adepti conta anche il consigliere comunale di minoranza Walter Calicante, che si è fatto a sua volta promotore dell’operazione».

 

Fonte: www.larena.it

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