Associazione Vittime della caccia

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Caccia no limits: atto secondo

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09-02-2010

Giovedì 12 febbraio approda alla Camera il testo votato dal Senato per far saltare i paletti di inizio e fine della stagione venatoria. E per il 9 marzo a Roma è attesa la manifestazione organizzata dalla Confavi, l’ala più oltranzista dei cacciatori. Riportiamo il testo pubblicato in data 8 febbraio sul blog di Antonio Cianciullo (09/02/10)

Alla vigilia del voto per le regionali, la tensione continua così a salire. Non è difficile prevedere che, a meno di un colpo di freno da parte del governo, il fragile equilibrio che resiste dall’approvazione della legge quadro del 1992 andrà in pezzi sottoponendo il paese a nuove tensioni ed esponendoci a una pesante ammenda in sede europea: sarebbe difficile sfuggire alle sanzioni se veramente, a fronte di un preciso atto di accusa nei confronti dell’Italia da parte di Bruxelles per eccesso di deroghe sulla caccia, il Parlamento italiano rispondesse con un atto di aperta sfida facendo delle deroghe la norma e dando la possibilità a ogni Regione di costruirsi calendari su misura.

Non è comunque detto che l’intensificazione dei conflitti sia inevitabile. Due ministri (Stefania Prestigiacomo, responsabile dell’Ambiente e Michela Brambilla, responsabile del Turismo) hanno chiesto alla Camera di bocciare la deregulation della caccia. E lo stesso ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, sente crescere le difficoltà nel sostenere una legge che aumenta il contenzioso che andrebbe sanato.

Anche la cronaca, oltre tutto, ci ricorda le contraddizioni di una scelta italiana che guarda a senso unico a quello che succede negli altri paesi europei. Ieri è morto, trapassato alla schiena da un colpo di fucile sparato da un amico, Giuseppe Orlando, erede del conte Ugolino della Gherardesca. Gli incidenti, anche mortali, capitano in tutte le attività ma certo è difficile sfuggire alle polemiche sulla sicurezza quando, invece di offrire garanzie crescenti, c’è chi in Parlamento propone di mettere una doppietta in mano a un ragazzo di 16 anni. Inoltre quest’ultimo incidente è avvenuto a stagione venatoria conclusa, in una battuta selettiva di caccia al cinghiale nella tenuta dei della Gherardesca, a sud di Livorno. La caccia nelle grandi proprietà privata è la modalità prevalente in Europa e su questa scelta poggiano calendari e abitudini diversi dai nostri.

Nell’articolo firmato da Ettore Zanon e Silvano Toso su “Sentieri di caccia”, agosto 2009, si elenca il numero delle specie cacciabili secondo la direttiva 400/79 nei paesi dell’Unione europea: l’Italia, con 19 specie, è al quinto posto, preceduta solo da Grecia (20), Svezia (22), Danimarca (32), Francia (38). La lista è dunque lunga, ma il calendario uguale in tutte le regioni e il legame del cacciatore con il territorio finora hanno moderato la pressione venatoria.

Far saltare questi paletti invocando paragoni con quello che succede in altri paesi non tiene conto del fatto che in Italia si caccia sul terreno di tutti, non in tenute in cui si entra a pagamento. La differenza, come ricorda il testo citato, è evidente: «nei paesi anglosassoni la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono inscindibilmente legati alla proprietà del fondo» e anche in Germania e Austria, dove la legislazione è fortemente decentrata, «la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono pertinenti alla proprietà del fondo».

Insomma in Europa prevale un’impostazione privatistica della caccia, con costi mediamente molto più elevati di quelli che si sostengono da noi; in Italia per cinque mesi all’anno le doppiette hanno accesso a buona parte del territorio, compreso quello privato non recintato. E’ un equilibrio che già oggi,  secondo i sondaggi, lascia insoddisfatta la maggioranza degli italiani che nutre scarsa simpatia per chi ha bisogno di uccidere per ritrovare l’empatia con la natura. Forzare ulteriormente la situazione porterà, con ogni probabilità, a una lunga stagione di conflitti. Anche con l’Europa.

Fonte : Tutela e Fauna

 

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