Associazione Vittime della caccia

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La caccia una crudeltà per il 79% degli italiani ma non per i nostri politici

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Questi sono dati, nudi e crudi. Io non commento. Pensateci voi se volete. Le maggiori associazioni protezionistiche del paese hanno commissionato a Ipsos un sondaggio sulla caccia. ENPA, LAV, Legambiente, Lipu e WWF Italia sciorinano dati che non ammettono dubbi. Il 79% dei cittadini considera la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente, mentre l'80% la vorrebbe vietare nei terreni privati senza l'autorizzazione del proprietario.
Conviene spiegare, a chi non è del mestiere, che i cacciatori possono liberamente entrare nella proprietà privata di Mario Rossi, se questa si trova in territorio di caccia, mentre uno che voglia fotografare un uccello non può, se non ha il permesso del proprietario. Torniamo a Ipsos. L’84% degli intervistati consentirebbe la licenza di caccia soltanto a 21 La stessa percentuale di cittadini chiede, per ragioni di sicurezza pubblica, che la licenza venga ritirata allo scadere dei 70 anni. L’86 % è favorevole ad aumentare la distanza di divieto di caccia, oggi fissata in 100 metri dalle abitazioni (verso le quali è vietato sparare da 150 metri), in 50 metri da strade e ferrovie (sempre con i 150 metri di “franchigia”) e in 100 metri da macchine agricole in funzione nonché fondi in cui vi sia bestiame al pascolo.
E’ lampante, dai risultati del sondaggio, una richiesta pressante di maggiore sicurezza pubblica nei confronti di uomini, animali, escursionisti, turisti e semplici persone che con la caccia nulla hanno a che spartire. Per quanto riguarda gli uccelli migratori, uno dei punti più discussi e discutibili dell’attività venatoria, addirittura il 77% degli italiani ne chiede la protezione totale mediante l’abolizione della caccia. Il 71% chiede poi di limitare la pratica venatoria ai soli mesi di ottobre, novembre e dicembre, contro i cinque mesi attuali più i supplementari che le lobby degli armieri e dei cacciatori vorrebbero aggiungere al calendario, cosa che ha provocato una protesta così veemente da parte degli animalisti come non si vedeva da anni.
D’altronde, di fronte a dati simili, la manovra portata avanti da vasti settori della caccia per “sparare di più e più a lungo” pare del tutto avventata. Era ovvio che chi alla caccia è contrario non sarebbe stato con le mani in mano e, di fronte a una dichiarazione di guerra, con la guerra avrebbe risposto. Sul famoso articolo 43, passato in Senato e ora in discussione alla Camera, che permetterebbe l’estensione della stagione venatoria oltre i cinque mesi attuali, l’81% degli italiani ha detto no. “Maggioranza schiacciante e trasversale” commentano gli animalisti, di cui il governo e il parlamento deve tenere conto. Anche per quel che riguarda le prossime elezioni regionali, il sondaggio Ipsos mostra il 69% degli elettori contrario ai candidati che propongono norme favorevoli alla caccia e 4 elettori su 10 sarebbero, per questo motivo, disponibili a cambiare il voto. L’89% vuole dai candidati un impegno politico che aumenti la tutela per gli animali e la natura.

di Oscar Grazioli

 

Fonte : Tiscali

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