Associazione Vittime della caccia

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Via alle doppiette, ma non a Mioglia

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Il piccolo Comune vieta la caccia:

«Troppo pericoloso il contatto tra cacciatori e fungaioli»

18 settembre 2010 - Savona. È il giorno delle doppiette ma anche quello delle sorprese. La stagione di caccia al cinghiale che si apre oggi parte con la sorpresa di Mioglia dove il sindaco, per motivi di sicurezza, ha vietato la caccia su tutto il territorio comunale. Per il resto in tutta la provincia di Savona saranno 9500 i cinghiali che potranno essere abbattuti su una popolazione complessiva di ungulati che i censimenti disposti da Palazzo Nervi hanno quantificato in circa 25 mila capi. Le battute saranno consentite a squadre costituite da almeno 25 cacciatori che si sono registrate entro il 3 settembre e si effettueranno nei giorni di mercoledì e domenica sino al 19 dicembre. In caso il numero di animali da abbattere non venga raggiunto entro Natale (è così da anni), la Provincia emetterà un’ordinanza per prorogare la stagione di qualche settimana. Per la caccia al capriolo maschio il periodo di abbattimenti selettivi si concluderà il 30 settembre, mentre dal primo gennaio e sino al 14 marzo nel mirino dei “selecontrollori” finiranno le femmine e i loro piccoli: complessivamente i caprioli da abbattere sono 2081 sul totale di 19284.

A Mioglia, appunto, la sorpresa: il Comune ha messo la sicura alle doppiette chiudendo ai cacciatori i suoi venti chilometri quadrati di territorio. La decisione, presa dopo una riunione in Provincia con l’assessore Livio Bracco, è stata ratificata ieri con un’ordinanza del sindaco Livio Gandoglia per scongiurare un’invasione incontrollata da parte degli appassionati in tenuta mimetica, la cui presenza massiccia avrebbe potuto mettere a repentaglio la sicurezza (anche degli stessi cacciatori) nei boschi e vicino alle case. L’ordinanza ha fatto scalpore in quanto potrebbe rappresentare un precedente e perché lo stesso sindaco è un cacciatore: «Ho firmato l’ordinanza perché è mio dovere mettere l’esigenza di sicurezza di tutti davanti alla mia passione», ha spiegato Gandoglia. Il divieto di caccia su tutto il territorio comunale scatterà proprio oggi, giorno di apertura ufficiale della stagione. «Il provvedimento – spiega il Comune - è stato preso per garantire la sicurezza e l’incolumità di cacciatori e cercatori di funghi, in quanto la decadenza dell’Azienda faunistico venatoria consentirebbe il passaggio da una caccia controllata di circa sessanta cacciatori alla presenza di un numero illimitato ed incalcolabile di doppiette, poiché è stato aperto all’attività venatoria tutto il territorio comunale, senza poter prevedere zone di rifugio prima rappresentate da campi addestramento senza sparo ed ora territorio totalmente libero».

Il Comune ha piazzato un centinaio di cartelli di divieto su tutte le strade di accesso a Mioglia, nelle bacheche finora riservate alle comunicazioni dell’Azienda faunistico venatoria e nei locali pubblici. La stessa Provincia è intervenuta imponendo la rimozione delle tabelle dell’Azienda per l’attività venatoria. La prevenzione ed il controllo saranno affidati a carabinieri e polizia provinciale (la violazione del divieto, tra l’altro, è un illecito penale).

«Senza la presenza dell’Azienda faunistico-venatoria e con la presenza di un numero incontrollato di doppiette – prosegue il sindaco –, ci sarebbe stato un rischio di incidenti troppo elevato. Si sarebbe passati da una sessantina di cacciatori a 300-400, che si sarebbero inoltrati in un bosco ancora fitto, dato che le foglie non sono ancora cadute, e quindi con poca visibilità. Un affollamento che avrebbe provocato una situazione di grosso pericolo per gli stessi cacciatori e per le persone che girano per i boschi alla ricerca di funghi».

La situazione più unica che rara di Mioglia si è venuta a creare a causa di una serie di eventi. L’Azienda (nata per risolvere i contenziosi fra i gruppi di cacciatori e poi diventata anche un veicolo di promozione turistica) gestiva direttamente i 500 ettari, che le erano stati ceduti dall’Ambito territoriale di caccia, nei quali erano stati realizzati i campi di addestramento “senza sparo”. È decaduta poiché i responsabili non hanno rinnovato la gestione e gli incarichi. Se i cacciatori non rinunceranno alle battute nei boschi dirigendosi verso i Comuni vicini, a non “digerire” con gioia l’ordinanza sono i gestori di ristoranti e bar della zona: a loro l’inizio della caccia porta clienti e affari.  di Giovanni Vaccaro

 

Fonte: ilsecoloxix.it

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