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Caccia alle anatre dal capanno Spari dal lago verso la passeggiata

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Bardolino, via libera alle coviglie per «combattere la proliferazione delle anatidi». Accolta la richiesta delle associazioni venatorie. L’opposizione: è pericoloso

Il capanno da caccia che si trova sul territorio di Bardolino  (Foto/Ton)

Il capanno da caccia che si trova sul territorio di Bardolino (Foto/Ton)

 

BARDOLINO (Verona) — Quasi una casa galleggiante: è il capanno da caccia di grandi dimensioni disposto su due piani che è stato costruito, in concomitanza con l’apertura della stagione venatoria, a qualche centinaio di metri dalla riva e dalla passeggiata al confine con Lazise su territorio bardolinese, di fronte al cantiere nautico «La Caravella», area di transito di centinaia di motoscafi che si fermano anche per il rifornimento di benzina. Da mercoledì le doppiette da quella postazione fissa, possono sparare, in particolare alle anatre, poiché l’obiettivo della sua installazione sembra proprio il contenimento della proliferazione di questi uccelli. Lo si trova scritto nero su bianco nella deliberazione del consiglio comunale di Bardolino del maggio scorso.

Con il provvedimento, il Comune ha modificato il regolamento del demanio lacuale approvato il 30 agosto 2007 dalla precedente amministrazione, che vietava l’installazione di capanni da caccia (tecnicamente chiamati «coviglie») lungo le rive, in quanto considerati impattanti per l’ambiente e pericolosi per le centinaia di cittadini e turisti che ogni giorno percorrono a piedi e in bicicletta la passeggiata demaniale. Il regolamento modificato invece prevede che «nelle aree demaniali, al fine del contenimento della popolazione di anatidi e su richiesta delle associazioni venatorie locali, (Cacciatori Veneti e Federazione Italiana della Caccia), è concessa la possibilità di installare al massimo tre postazioni di coviglie, che potranno essere utilizzate solo nei periodi di caccia e dopo la stagione balneare dal 30 settembre ». La minoranza aveva anche presentato un emendamento con cui chiedeva che la concessione a sparare nelle vicinanze delle rive venisse posticipata al primo novembre: proposta però bocciata.

 

La «caccia alle anatre per il loro contenimento» si è aperta di fatto con il nuovo piano faunistico venatorio approvato dalla Regione Veneto nel 2007, che ha cancellato l’oasi naturalistica del Basso Garda, recependo le proposte del Piano provinciale di Verona. E con la cancellazione dell’oasi - istituita dalla giunta regionale nel giugno 1988 e poi divenuta legge regionale nel giugno 1996 - si è riaperta così la possibilità di cacciare lungo le rive del lago nei territori di Lazise e Bardolino fino al confine con Garda, comune che è rimasto invece vincolato all’oasi faunistica, non avendone chiesto la cancellazione sul suo territorio. Così ad effetto domino, caduti tutti i vincoli territoriali, dal 6 ottobre si può sparare a volatili e anatidi da postazione fissa anche lungo la passeggiata che da Bardolino conduce a Lazise. Mentre la cosiddetta attività venatoria «vagante », cioè quella in cui il cacciatore percorre a piedi il territorio, si è già aperta in settembre, anche se con i limiti di legge imposti di mantenere le distanze di sicurezza di «100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posti di lavoro... e a 50 metri da strade, compresa quella comunale non asfaltata».

Lo ha sottolineato nel consiglio comunale di maggio che ha deliberato la «riforma», anche il vicesindaco ed assessore all’Ambiente, Lauro Sabaini: «C’è stata una richiesta da parte delle associazioni venatorie locali di poter avere dei covigli fissi perchè comunque già ad oggi chi va a caccia alle anatre lo fa un po’ su tutto il littorale, sempre mantenendo quelli che sono i 50 metri dalle strade e i 100 metri dalle case...». L’ex sindaco, ora consigliere d’opposizione della «Forza del Fare», Pietro Meschi, aveva contestato l’inefficacia del contenimento alle anatre con la caccia dai capanni. Argomento su cui si era detto d’accordo nella replica anche il vicesindaco: «Le coviglie di caccia sono solamente il 5% di quello che viene messo in campo per la loro riduzione: è stato fatto un progetto su studio della Provincia, dove Bardolino è capofila sul contenimento delle anatidi, che sul nostro territorio arrivano fino a 300 capi. Un’ulteriore tipologia messa in atto, è quella della sottrazione delle uova dai nidi con modalità previste dalla Provincia che ci ha anche erogato un contributo».

R.V.
Fonte: corrieredelveneto.corriere.it

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