Associazione Vittime della caccia

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Signa. La rabbia della famiglia È colpa di chi non l ha fermato

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Ancora in fin di vita la donna ferita. L'omicida confessa. Il figlio della vittima: pericolo ignorato, nessuno ci ha preso considerazione

15 ottobre 2010 "Credo che le autorità abbiano sottovalutato ampiamente il pericolo. Ritengo responsabili coloro che non hanno preso in considerazione quello che stava succedendo". Adamo Bigalli, figlio di Anna Maria Lotti, 64 anni, e fratello di Eva, 40 anni, accoltellate l'altra sera a Signa da Giovacchino Sereni, affida all'avvocato Lisa Parini la sua rabbia. "Le denunce di mia madre e di mia sorella contro il vicino sono state numerose nel corso degli anni - fa sapere l'uomo - ma non sono mai state seriamente prese in considerazione". Adamo Bigalli, come tutta la famiglia delle vittime, è in attesa di sapere se sua sorella ce la farà. Le coltellate del vicino di casa le hanno, tra l'altro, bucato il pericardio. È ricoverata in prognosi riservata nella rianimazione di Torregalli. Durante l'intervento chirurgico di mercoledì notte sono state usate diciotto sacche di sangue per tenerla in vita.

Sereni ha usato un coltello da caccia per colpire le due vicine al petto e all'addome con quattro o cinque colpi per ciascuna. La lama non è lunga, circa otto centimetri. L'arma è stata ritrovata dai carabinieri dentro un cassetto di casa sua. Sequestrati anche i vestiti insanguinati dell'assassino. L'uomo ha subito ammesso tutto, l'interrogatorio del pubblico ministero Tommaso Coletta è durato appena mezz'ora. "Ho fatto una grossa bischerata", si sarebbe giustificato. Poco prima ai carabinieri aveva detto che quelle due donne gli avevano rovinato la vita: "Non ci ho visto più". Di fronte al magistrato ha di nuovo raccontato del rapporto difficile che aveva con le vicine. Tutte le ricostruzioni dicono che era stato proprio lui, tra violenze, minacce e ingiurie la causa dei dissidi. Ci sono molte denunce a dimostrarlo e anche la condanna a due mesi per stalking inflitta al pensionato proprio mercoledì mattina, poche ore prima dell'aggressione. La sentenza tra l'altro è arrivata perché è stata disposta l'imputazione coatta dal giudice per le indagini preliminari Anna Favi, il procuratore aggiunto Francesco Pappalardo aveva chiesto l'archiviazione per una serie di denunce presentate dalle due donne.

"È stato lui, avvertite mio figlio", sono state le ultime parole pronunciate da Anna Maria Lotti prima di morire. A raccoglierle è stato un vicino, Mauro, accorso per soccorrere le vittime subito dopo le coltellate. Poi la donna ha perso i sensi a causa delle ferite. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Sereni era in macchina con il cane e stava rientrando a casa quando dopo essere stato a caccia con il cognato quando ha incrociato le due donne, anche loro a bordo di un'auto. Si è fermato ed è scoppiato un nuovo litigio, forse a causa della sentenza appena pronunciata dal tribunale, che comunque per lui non avrebbe avuto grandi conseguenze, vista l'entità della pena.
La prima ad essere colpita è stata Anna Maria Lotti, che probabilmente era rimasta più vicina alla macchina, mentre la figlia era un po' più distante. La donna è finita dentro l'abitacolo, forse per i colpi, forse in un estremo tentativo di proteggersi. Intanto si è avvicinata anche la figlia: Sereni si è voltato e ha colpito frontalmente pure lei. Poi è rientrato in casa. Intanto due persone si avvicinavano alle vittime. Un passante che ha visto l'anziano allontanarsi con il coltello insanguinato in mano e Mauro, il vicino che ha raccolto le ultime parole della donna morta poco dopo all'ospedale di Careggi. Quando sia lei che la figlia hanno perso i sensi a causa delle ferite ha tentato di rianimarle con la respirazione bocca a bocca. Sono arrivati anche i carabinieri, che sono entrati subito in casa dell'assassino. Gli uomini del comando di Signa conoscevano bene i problemi tra quei vicini. Erano intervenuti tante volte per le denunce delle due donne.

di MICHELE BOCCI

Fonte: firenze.repubblica.it

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