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Inquisito il Presidente di Federparchi Sammuri

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Ipotesi di falso e abuso d’ufficio per il presidente del Parco della Maremma e di Federparchi. Nel mirino le concessioni rilasciate quando era dirigente della Provincia di Siena: un episodio vergognoso che colpisce in pieno il verice della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali assieme ai vertici della Polizia Provinciale.

Il terremoto giudiziario che nei giorni scorsi si è abbattuto sull’Ufficio caccia della Provincia di Siena lambisce anche la Maremma visto che tra i 29 indagati figura anche Giampiero Sammuri, ex vice presidente della Provincia (dal 1995 al 1999) e attuale dirigente del settore Ambiente a Palazzo Aldobrandeschi, nonché presidente del Parco regionale della Maremma e presidente nazionale di Federparchi.

Il nome di Sammuri è finito nell’inchiesta della Procura senese per il suo passato incarico di dirigente del Servizio risorse faunistiche e riserve naturali della Provincia di Siena.

Per Sammuri vengono ipotizzate le accuse di abuso d’ufficio in concorso e di falsità ideologica.

L’indagine nel complesso comprende il periodo dal primo gennaio 2004 al 19 gennaio 2010: in particolare, secondo gli inquirenti, Sammuri avrebbe autorizzato le operazioni di controllo degli ungulati (cinghiali, cervi e daini) all’interno delle riserve naturali di Lucciola Bella, rete dell’Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse, tutte nella provincia di Siena, operazioni che però venivano effettuate con il metodo della “braccata” oppure di notte, sparando da vetture in movimento.

Sammuri non ha partecipato materialmente alle battute di caccia, ma quale dirigente della Provincia avrebbe autorizzato i controlli prima verbalmente fino al 26 giugno del 2009 e da quella data in poi in forza di una disposizione dirigenziale (la numero 836), mentre dal 5 dicembre 2009 era stato il facente funzione Luciano Palazzi ad autorizzare le cacciate. Conti correnti

Non solo: Sammuri come detto è indagato anche per falsita’ ideologica per un episodio accaduto il 18 maggio 2005. Quel giorno infatti l’attuale presidente del Parco della Maremma, secondo gli inquirenti, avrebbe predisposto e fatto sottoscrivere al presidente di Federcaccia la convenzione numero 154 nella quale venivano falsamente attestati fatti dei quali la stessa Federcaccia doveva provare la verita’.

La questione si intreccia coi limiti di spesa imposti agli enti locali dal Patto di stabilit : limiti che nel maggio 2005 erano gi stati superati e pertanto la Provincia di Siena non poteva effettuare il trasferimento dei finanziamenti regionali agli Atc territoriali, visto che secondo la legge il limite di spesa poteva essere superato solo destinando i finanziamenti a un’associazione sportiva riconosciuta dal Coni.

Ecco dunque lo stratagemma: predisponendo la convenzione, Sammuri aveva fatto accreditare le somme da destinare agli Atc (un milione e 72mila euro per il 2005 e un milione e 95mila euro per il 2006) sul conto corrente bancario della Federcaccia di Siena, che poi aveva girato i fondi agli Atc della provincia secondo modalita’ e calcoli predisposti dal Servizio risorse faunistiche di cui Sammuri era dirigente.

In questo modo, secondo l’ipotesi di reato, le somme avevano potuto essere destinate agli Atc grazie a un artificio senza cui il trasferimento dei soldi non sarebbe potuto avvenire per “incapienza del budget” assegnato al Servizio risorse faunistiche e riserve naturali

In teoria avrebbero dovuto essere controlli degli ungulati per gestirne il numero nelle aree naturali protette. In realtà, secondo la Procura senese, quelle autorizzate dal Servizio riserve naturali per anni diretto da Giampiero Sammuri erano battute di caccia effettuate a scopo di svago o per interesse economico (legato alla carne tenuta per sé) e non per mera necessita’.

Battute effettuate con il metodo della “braccata”, ovvero non in modo selettivo e con l’ausilio di più cani, oppure di notte, a bordo di veicoli a motore con l’ausilio di fonti luminose. I cacciatori sparavano direttamente dai mezzi in movimento, sia utilizzando vetture dell’Amministrazione provinciale di Siena che mezzi privati. In entrambi i casi non venivano seguite le procedure prescritte, mancando la preventiva richiesta di valutazione d’incidenza ambientale e il parere obbligatorio dell’Infs (Istituto nazionale della fauna selvatica) e senza che ci fossero un precedente censimento sulla popolazione di ungulati e un serio monitoraggio sui danni alle coltivazioni e sull’eventuale squilibrio ecologico prodotti dagli animali.

In questo modo i partecipanti (dai quali comunque gli inquirenti hanno escluso lo stesso Sammuri, che non ha partecipato alle battute) si procuravano un “ingiusto vantaggio Patrimoniale” consistente sia nel poter prendere parte alle battute, sia usando talvolta mezzi dell’ente pubblico, sia trattenendo un quantitativo imprecisato di carne di cinghiale, cervo o daino.

Ma il vantaggio era anche per altre persone: i proprietari dei terreni che si trovavano all’interno delle riserve naturali, ad esempio, autorizzati a partecipare alle “braccate” nonostante non avessero frequentato il corso di formazione previsto dal Ministero dell’ambiente per la gestione del cinghiale nelle aree protette. Gli stessi proprietari (e in qualche caso anche loro dipendenti), così, venivano posti in condizione di ricevere carne di  cinghiale, cervo o daino a titolo di parziale risarcimento dei danni alle colture, pur sapendo che - in presenza dell’apposita richiesta - sarebbero stati totalmente risarciti dalla Provincia di Siena.

Fonte: www.tutelafauna.it

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