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Emilia Romagna: Gabriella Meo, consigliere Sel-Verdi Caccia in deroga: il mio intervento in aula

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Emilia Romagna: Gabriella Meo, consigliere Sel-Verdi

Caccia in deroga: il mio intervento in aula


da www.gabriellameo.it

Progetto di legge d’iniziativa della Giunta: “Attuazione della Direttiva 2009/147/CE e conseguenti modifiche alla legge regionale 6 marzo 2007, n. 3 (Disciplina dell’esercizio delle deroghe previste dalla Direttiva 79/409/CEE) relativamente alla cattura di uccelli a scopo di richiamo” (delibera di Giunta n. 825 del 13 06 11). (22)

MEO: Grazie, presidente. Sono particolarmente contenta di intervenire dopo l’intervento dei due colleghi del PdL che mi hanno preceduto.

Devo fare una premessa necessaria. Ritengo che questo provvedimento – di questo faccio merito al relatore – segua dal punto di vista formale e sostanziale i dettami di legge e sia un adeguamento che comunque questa Regione doveva fare. Lo dico in premessa e in questo mio intervento faccio anche dichiarazione di voto, perché ovviamente il tema della caccia in deroga, in particolare della cattura degli uccelli per la caccia con i richiami vivi, è proprio una cosa che, vi confesso, a me non va giù per una serie di motivi. Molti sono già stati espressi, per cui non ci torno sopra. Basta guardarli da un punto di vista diverso.

C’è un tema che però mi turba, consigliere Pollastri. Ogni volta che si parla di questo argomento si descrivono le questioni faunistiche come i danni all’agricoltura piuttosto che i danni da cinghiale, piuttosto che le tortore che crescono a dismisura sul nostro territorio, temi che esistono, in merito ai quali non mi sottraggo a una discussione puntuale sul merito. Qui, però, stiamo parlando di un’altra cosa, che meglio ha espresso chi mi ha preceduto, cioè di una passione, esercizio di un’attività consentita dalla legge che non mi vede d’accordo. Non dobbiamo confondere il tema dell’equilibrio territoriale con il tema dell’esercizio di una, seppur legittima, attività di questo tipo.

Stiamo parlando, ahimè, di una cosa molto triste, che non esiste in tutti i Paesi europei: la caccia con il richiamo vivo e la cattura a questo scopo esiste in alcuni Paesi europei, non in tutti. Come funziona questa attività, che niente ha a che vedere con le tortore cresciute troppo o le mandrie di cinghiali? Esistono dei piccoli passeriformi (merli e tordi in particolare) migratori a medio raggio provenienti dal nord Europa, che ogni anno si fanno dai 4.000 ai 5.000 chilometri, arrivano in Italia, vengono catturati, vengono messi – mi consenta, poi la levo subito – in una gabbietta di queste dimensioni dove passano il resto della loro vita.

(La consigliera Meo mostra ai presenti una piccola gabbia per uccelli)

MEO: Vengono tenuti spesso al buio per essere esposti al momento della caccia, per cui loro si confondono, poveretti: vedono un po’ di luce, pensano che sia arrivata la primavera e si mettono a cantare. Cantando attirano altri piccoli uccelli, che vengono in questo modo abbattuti per soddisfare non un’esigenza di equilibrio territoriale, ma una passione che io non condivido, ma che qualcuno ha e che la legge garantisce.

Questa pratica non mi vede d’accordo per niente e non capisco proprio come dei Paesi «civili» come l’Italia possano ancora tollerarla. I cacciatori stanno calando. È un dato anagrafico: l’età media si alza e il numero diminuisce negli anni. Il motivo non può essere soltanto la questione delle regole, che pure sono necessarie in tutte le regioni e in tutti i Paesi nel mondo: il motivo è che fortunatamente le cose al mondo cambiano e anche le tradizioni – altro tema che viene sempre fuori quando si parla di questa attività – non sono immutate nel tempo: tantissime oggi verrebbero giudicate fuori dal tempo, molte negli anni sono cambiate. Molte riguardano le donne, a cui tradizionalmente venivano affidati alcuni compiti in maniera esclusiva, mentre oggi non è più così. Moltissime riguardano gli animali e molti metodi di macellazione tradizionali oggi sono giudicati non in grado di garantire il benessere animale…

MEO: Le tradizioni reggono fino a un certo punto, poi la storia va avanti, la cultura va avanti, i Paesi cambiano e le tradizioni cambiano.

Mi permetto soltanto di aggiungere una cosa. La Provincia di Parma è stata la prima Provincia italiana ad essere «richiami vivi free», perché nel 2005 con una delibera ha vietato questa pratica. C’è stato un ricorso al TAR, c’è stato un ricorso al Consiglio di Stato. La delibera ha tenuto. In Provincia di Parma non si pratica la caccia con questo sistema arcaico, che giudico anche barbaro. Non è morto nessuno, stanno tutti bene…

(Interruzione del consigliere Bartolini)

MEO: Credo quindi che questo si possa fare. Ritengo che la Regione Emilia-Romagna, che si vanta di essere avanzata sotto molti punti di vista, possa fare uno sforzo in più anche da questo.

Mi fermo qui. Il mio pensiero credo che sia stato abbastanza chiaro. È ovvio che le tradizioni cambiano, è ovvio che i ruoli sono diversi e anche che la Regione doveva normare da questo punto di vista, però permettetemi, per una volta, di dare voce all’insieme. Ognuno ha una passione. Io ne ho un’altra, ed è quella dell’ambiente naturale. Consentitemi di mantenere questa passione e di dare voce a chi altrimenti non ne capitoli come la nostra fauna selvatica bersagliata.

MEO: Avevo già presentato questo emendamento anche in Commissione. Lo spirito è quello evidenziato dal consigliere Defranceschi. Non aggiungo altro, se non il fatto che evidentemente di questo documento c’è stata una lettura diversa, ma mi sembra che lo spirito di questo emendamento sia colto anche da un’apposita comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche europee, che individua in modo chiaro l’obbligatorietà di un parere favorevole per il rilascio di questi permessi da parte dell’ISPRA. Il senso è lo stesso.

(la dichiarazione di voto)

MEO: Pochi secondi, anche se non volevo fare dichiarazione di voto. Nell’annunciare, come già fatto in precedenza, il mio voto non favorevole a questa delibera, voglio dire che apprezzo molto l’intervento del consigliere Bartolini, che ha il coraggio di dire la verità, cioè che stiamo parlando soltanto di una passione che alcuni hanno e altri non hanno. Questo è corretto.

Scivola un pochino nel sostenere che la caccia in deroga riguardi anche gli storni, che fanno danno all’agricoltura, cosa che non discuto. Contesto però che la caccia agli storni si possa fare con il richiamo vivo, perché, se in un bel frutteto dove atterrano magari 2-3.000 storni ci sono un paio di cacciatori con richiamo vivo, sparano a uno, gli altri vanno. Questo non può essere il sistema per risolvere un problema vero, di cui sarò disponibile nei prossimi mesi a parlare sul serio, non soltanto in termini di passione personale, che non condivido. Sara. Lo zio di Imad: "Perché parla solo ora?"

 

Fonte: www.gabriellameo.it

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