Associazione Vittime della caccia

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GEAPRESS: Caccia – in 18 giorni undici feriti e quattro morti

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Caccia – in 18 giorni undici feriti e quattro morti
L'Associazione Vittime della Caccia: maggiori controlli, ma in Italia l'incolumità non è garantita ex legge (sulla caccia).
di redazione | 19 settembre 2012

GEAPRESS – Undici feriti e quattro morti per armi da caccia e cacciatori. Il tutto dal primo settembre al 18 dello stesso mese. Morti e feriti quasi tutti in pre-apertura, verrebbe da dire. Questo perché l’attività venatoria dovrebbe in realtà inaugurarsi con l’apertura generale prevista quest’anno per il 16 settembre. Poi, però, le Regioni anticipano ed in maniera ingiustificata visti gli interventi censori del TAR.

A rendere noto il triste conteggio è L’Associazione Vittime della Caccia che, in un suo comunicato, ha ricordato l’enormità del dato specie se confrontato con quello della precedente stagione venatoria. In tutto, allora, 75 feriti e 11 morti, ma in cinque mesi di caccia.

Un dato che si preannuncia già in salita e che vede la Toscana in prima fila con gli ultimi due casi. “La Toscana – ha dichiarato la Presidente dall’Associazione Vittime della Caccia Daniela Casprini – è la Regione che più di tutte ha liberalizzato la caccia con norme e delibere assassine e liberticide per chi di caccia non ne vuole sapere“.

Di ieri la notizia dell’uccisione di un cacciatore di 32 anni nei boschi sopra Fiesole, in provincia di Firenze. Il padre, sessantaduenne, portava il fucile senza la sicura inserita. Un incidente avvenuto alle 4.45 del mattino. Questo secondo la ricostruzione degli inquirenti. Poi il caso del bambino di otto anni in provincia di Lucca. Impallinato assieme alla zia nel giardino di una casa, così come il muratore che stava lavorando sul tetto.

Aumentare la distanza minima da strade e case, evidentemente non serve granché visto che le previsioni, se fossero rispettate, non avrebbero comportato simili incidenti.

Per l’Associazione Vittime della Caccia, non ci sono dubbi. Alla base c’è la mancanza di rispetto delle regole e chi dovrebbe controllare non c’è. Per non parlare, poi, di quelli che dovrebbero essere i controlli sulle armi a canna rigata, per le quali la distanza dalle case, dovrebbe essere pari ad un volta e mezza la gittata stessa dell’arma. Gittata che può misurarsi in chilometri. Sono le armi delle battute agli ungulati e grossi animali in generale. Distanze inquietanti tanto da far dire alla stessa Associazione che il territorio disponibile a garantire la pubblica incolumità in Italia, semplicemente non esiste. Non servono, cioè, distanza maggiori, bensì controlli assidui per prevenire e reprimere seriamente.

Scandaloso, sempre secondo l’Associazione Vittime della Caccia, che il mancato rispetto delle distanza di sicurezza venga punito con una semplice sanzione amministrativa di 205 euro. “E allora continuiamo così – conclude Daniela Casprini – con il blocco degli appunti in mano per continuare a segnare, morti, feriti, minacce e crudeltà“. © Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati


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Referendum sulla caccia in Piemonte

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Referendum sulla caccia in Piemonte

Nella poesia San Martino di Giosuè Carducci il predatore di animali viene dipinto in modo aulico «gira su’ ceppi accesi lo spiedo scoppiettando: sta il cacciator fischiando su l’uscio a rimirar».

-Paola Tesio- 15 febbraio 2012- Si tratta di una descrizione di vita agreste che dovrebbe però appartenere al passato.

La caccia infatti produce ogni anno vittime anche fra gli esseri umani, basti pensare alla recente interrogazione proposta dai senatori Donatella Poretti e Marco Perduca ai ministri delle politiche alimentari e forestali, all’ambiente, della tutela del territorio del mare e dell’interno. In essa si ricorda che il 2 febbraio 2012 l’associazione vittime della caccia ha reso noto il dossier sui morti nella stagione appena conclusa cioè 2011-2012, ovvero 62 cacciatori feriti e 10 uccisi.

In totale 86 vittime durante le battute, tra cui due ragazzi di quattordici anni portati a caccia dal padre. Dati che fanno riflettere, ad esempio nelle zone montane si registrano episodi in cui non vengono di fatto rispettate le normative di sicurezza su questa attività....LEGGI TUTTO ALLA FONTE: www.articolotre.com


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Riparte la caccia, anche quella ai cacciatori. L’associazione delle vittime: “Si sentono onnipotenti con un’arma in mano”.

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L’associazione delle vittime: “Si sentono onnipotenti con un’arma in mano”. Federcaccia replica: “Soliti attacchi strumentali”

INTERVISTA:

Roma - Puntuale come ogni settembre torna la caccia. E puntuali come ogni anni tornano le proteste degli abolizionisti. Un primo assaggio è stato servito ieri a Torino, con il corteo anti-caccia partito da Porta Susa. A farne parte la presidente dell’associazione vittime della caccia, Daniela Casprini, che domenica prossima sarà anche alla Marcia della Pace Perugia-Assisi.

Ogni anno è battaglia sulle cifre delle vittime di caccia: chi ha ragione? “La verità non può stare in mezzo se si riportano solo i fatti di cronaca ed è solo quella dei morti e feriti per armi da caccia. Che poi è solo la punta dell’iceberg: molti incidenti si fermano nei pronto soccorso degli ospedali o nelle stazioni dei Carabinieri e non diventano di dominio pubblico. Noi raccogliamo fatti oggettivi con criteri precisi: le vittime di armi da caccia vengono poi suddivise in morti/feriti, ambito venatorio/extravenatorio, cacciatori/gente comune. Sono anni che va avanti questa storia dei dati falsi, quando basta avere la pazienza di verificarli: sono disponibili e gratuiti”.

I cacciatori vi accusano di inserire nella conta anche casi non legati all’esercizio della caccia.

Il criterio è quello delle vittime di armi da caccia. Non ci interessa conteggiare le ginocchia sbucciate dei cacciatori o i morti per infarto durante le battute. Noi denunciamo la pericolosità delle armi da caccia e la disinvoltura con cui vengono usate

Con questo criterio però ci rientra anche una vittima di mafia uccisa da una doppietta...

Vero, ma sono dati raccolti separatamente e rientrano nell’ambito extravenatorio perché sappiamo che sono tutti da verificare. Più interessanti quelli sulle vittime in contesti domestici, spesso ad opera di detentori di porto d’armi ad uso caccia, con un picco a ridosso dell’apertura. Può significare che rimettere mano alle armi da caccia fa scattare meccanismi psicologici sopiti. Avere un arma in mano dà, evidentemente, una sensazione di onnipotenza. A ciò si aggiunge la casistica sull’uso improprio di armi da caccia da parte di minori, evidentemente avvezzi a manipolarle per emulare i parenti”.

La soluzione per ridurre morti e feriti?

L’applicazione delle norme di pubblica sicurezza e della legge 157/92 che da sola, se applicata nella parte che riguarda le distanze da obiettivi umani, ridurrebbe drasticamente il territorio in cui cacciare. Inoltre va abolito l’articolo 842 del codice civile, che ancora oggi permette l’accesso dei soli cacciatori armati in casa d’altri”.

Se la caccia non è stata abolita finora, di chi è la colpa?

Delle istituzioni. E di una parte della politica totalmente subalterna alla lobby venatoria per mere ragioni di carattere elettorale. La situazione è paradossale: l’interesse di una minoranza, i cacciatori, stride con l’orientamento della maggioranza dei cittadini”.

I controlli cui sono sottoposti i cacciatori non sono sufficienti?

Assolutamente no. Sotto questo profilo c’è una grave lacuna di carattere preventivo e repressivo: nel caso del Corpo Forestale c’è carenza d’organico e un territorio da sorvegliare sempre più ampio”.

E per il rilascio del porto d’armi?

Le norme in materia prevedono il rinnovo ogni sei anni ma ci sono cacciatori ultrasettantenni per i quali sei anni sono un lasso di tempo importante in cui frequentemente possono emergere patologie mentali legate alla senilità. Chi provoca incidenti in media ha più di 60 anni”.

Leggi tutto alla fonte: www.corrierenazionale.it


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Danni da caccia in Piemonte, anche il WWF dice basta!

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"Danni da caccia in Piemonte, anche il WWF dice basta!"

Martedì 28 Giugno il Consiglio Regionale, su proposta dell'Assessore Claudio Sacchetto (Lega Nord) ha modificato la legge della Regione Piemonte sulla caccia. Nonostante tutti i sondaggi, anche recenti (Ipsos), che affermano la grande avversione della maggioranza dei cittadini italiani e piemontesi all'attività venatoria, con percentuali che superano l’80% favorevoli a un ridimensionamento e oltre il 70% favorevoli ad un’abolizione completa, l'amministrazione Cota ha deciso in senso opposto.

Sarà possibile cacciare con carabine a canne rigate (più micidiali) addirittura dal 1° Giugno fino al 15 Marzo quindi per dieci mesi consecutivi all'anno invece dei già lunghissimi 5 mesi che prevedeva la legge.

Non è tutto poiché, essendo i cacciatori in Piemonte in costante diminuzione, le modifiche prevedono anche la possibilità per cacciatori di altre regioni e addirittura altre nazioni di venire a sparare sul nostro territorio "senza rispettare alcuna percentuale tra cacciatori piemontesi e non"  ha annunciato con soddisfazione l'assessore Sacchetto stesso alla stampa e inoltre sarà possibile uccidere specie considerate (a torto ndr.) nocive tra cui scoiattoli o ghiri, utilizzando a questo scopo anche cacciatori a titolo oneroso anziché personale pubblico come i guardia parco anche nelle aree protette e utilizzare radio ricetrasmittenti.

L’Assessore Sacchetto si è poi rammaricato di non aver potuto, per ora, fare di più a causa dell’ostruzionismo delle opposizioni ma ha poi proposto anche l’abbattimento dei pochi lupi che sopravvivono sulle nostre montagne (che sarebbero invece utilissimi per il controllo delle altre specie).

Le modifiche sono state giustificate da Luca Vignale (PDL) per rispondere alla “richiesta unanime del mondo agricolo di risolvere il problema dei danni causati dagli animali” e il relativo “sperpero di denaro della Regione nel risarcimento”.

Alla prima motivazione sullo sperpero di danaro si può rispondere che i dati dimostrano che la riduzione dei danni si può ottenere molto più efficacemente e a costi molto più vantaggiosi con strumenti come i pastori elettrici a energia solare o a batteria, con i cani da pastore e con altri numerosi accorgimenti tecnici tra cui anche gabbie di cattura solo dove e se necessario invece che sparando.

Anche la richiesta unanime del mondo agricolo non ci risulta proprio, anzi, la gran maggioranza degli agricoltori non vedono di buon occhio estranei armati che calpestano i loro terreni, spesso con frutti pendenti che possono essere danneggiati dalle scorribande dei cani da caccia, dalle fucilate e spesso serpeggia un po’ di preoccupazione che possano anche finire nel carniere di qualche cacciatore “sfortunato” che potrebbe accontentarsi di un po’ di frutta e verdura quando non riesce a impallinare il fagiano.

Per non parlare poi dei gravi rischi per l’incolumità degli addetti ai lavori agricoli e del pesantissimo, spesso insopportabile, disturbo alle attività agrituristiche, ecc. I dati ci dicono anche che presso le Fattorie del Panda, le Oasi agricole affiliate al WWF e tutte le altre aree protette del territorio regionale con vigneti, seminativi, pascoli, allevamenti e boschi, i danni registrati dagli agricoltori che operano in queste aree in collaborazione e sotto il controllo del WWF, negli ultimi anni sono risultati sempre irrisori e generalmente quantificabili con percentuali così basse (inferiori allo 0,1% della produzione annuale vendibile) se si considera che normalmente le agenzie assicurative risarciscono danni (per esempio da grandine) solo a partire da percentuali 30 volte superiori, cioè almeno superiori al 3%.



Per non parlare del fatto che dopo un’attenta analisi dei tecnici preposti dagli ATC (ambiti territoriali di caccia), i pochi danni denunciati da alcuni agricoltori (fortunatamente una minoranza) a volte risultano anche inesistenti o gonfiati.

In ogni caso i dati raccolti per esempio dall’ ATC AT2 in provincia di Asti, ci dicono che i danni dell’ultimo anno non sono in aumento rispetto all’anno precedente. Sul problema dello sperpero di denaro Regionale ha poi involontariamente risposto anche lo stesso Sacchetto smentendo il proprio collega Vignale quando afferma che “gli ATC (cioè i cacciatori, non la Regione ndr.) devono pagare i danni e con più cacciatori che pagano la quota annuale ci saranno più soldi per gli indennizzi”.

Viceversa noi diciamo che desta certamente preoccupazione il fatto che ci sia un forte interesse a vendere la carne cacciata di caprioli e cinghiali (con prezzi che superano i 20 euro al chilogrammo) tanto che alcuni escursionisti riferiscono di aver già trovato sacchi di mangime e di sale abbandonati nei boschi per attrarre e foraggiare questi animali. Anche l’uccisione del capo branco e lo stress causato dagli spari potrebbe dividere gli animali in tanti branchi secondari accentuando anziché risolvendo il problema.

 

Non a caso anche per questo, cresce il malumore tra gli agricoltori contro i cacciatori e anche la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Verbania, in un articolo comparso a Giugno 2011 sulla rivista Nuova Agricoltura non può fare a meno di notare che “ad un ampliamento dei periodi di caccia non corrisponde una diminuzione dei capi, tanto che sono in molti ormai a pensare che per fermare la proliferazione di questi animali sia meglio vietarne la caccia” e aggiungiamo noi vietare assolutamente la macellazione, la vendita e il consumo della carne cacciata per evitare che qualcuno trovi conveniente organizzare dei veri e propri allevamenti clandestini allo stato brado che andrebbero comunque e sempre adeguatamente sanzionati.

Sarebbe inoltre da vietare anche qualsiasi ripopolamento a puro scopo venatorio di animali da allevamento che poi finiscono subito sotto i colpi dei fucili o nello stomaco delle volpi perché non sufficientemente selvatici se si vogliono veramente evitare sprechi di denaro (gli animali allevati per il divertimento dei cacciatori incidono molto sui bilanci ATC) che servirebbe invece per eventuali risarcimenti. Proprio una spaccatura tra alcuni agricoltori (pochi ma più rumorosi degli altri) che vorrebbero incredibilmente più caccia per tutti, magari anche di notte, come suggerisce la Coldiretti di Asti in un articolo a pagamento su un importante quotidiano regionale del 31 Luglio (senza rendersi conto dei danni che ne deriverebbero a se stessi e a tutti noi) e i cacciatori “cinghialisti” che vorrebbero invece mantenere il controllo e l’esercizio esclusivo,solo per se, della loro redditizia attività, sta probabilmente alla base della presa di posizione dell’Assessore astigiano Brusa (PDL) che ha addirittura minacciato di commissariare l’ATC AT 2 Tanaro sud schierandosi con quegli agricoltori (i pochi, quelli pro caccia per tutti).

Una vicenda esemplare che però, essendo estremamente grave diventa quasi grottesca. Sacchetto ha poi spiegato anche ad un giustamente preoccupato giornalista che lo intervistava, l’introduzione di carabine a lunghissima gittata sostenendo che “con fucili a canna rigata le pallottole si fermano contro il primo ostacolo che incontrano ”.

Peccato che anche qui i dati dell’Associazione Nazionale Vittime della caccia parlino chiaro e ci dicono che, con più di 70 morti e 200 feriti solo negli ultimi tre anni, purtroppo, oltre a fare strage di animali, i primi  ostacoli che incontrano le pallottole spesso siamo noi cittadini come successo solo pochi giorni dopo le modifiche alla legge, il 6 Luglio a Torino in strada Traforo del Pino 67 con un giovane 19enne ferito in pieno volto durante l’ennesima battuta di caccia estiva autorizzata in deroga alla precedente legge.

Ovviamente aumentando le gittate fino a 4 kilometri i rischi aumentano enormemente. Per quanto riguarda le “positive ricadute per il settore turistico specializzato” con cui si giustifica ancora Sacchetto, è evidente a tutti che il settore turistico più importante in Piemonte come anche nel Monferrato e nelle Langhe (territori tra l’altro da proteggere anche perché oggetto di candidatura UNESCO), è quello legato all’enogastronomia di qualità, alle bellezze paesaggistiche e monumentali delle nostre località montane, collinari, dei nostri boschi e laghi.

Un’attività così sanguinaria, pericolosa, rumorosa, inquinante (da piombo) e per giunta naturalisticamente così distruttiva come questa caccia sfrenata aperta in tutte le stagioni anche in piena estate, non può che creare allarme danneggiando molto gravemente ogni forma di turismo consapevole e civile con tutte le varie attività connesse compreso il valore immobiliare delle proprietà private.

Tutto questo è ben chiaro alla grande maggioranza dei cittadini Piemontesi ma per farlo ben capire anche ad alcuni nostri amministratori invitiamo tutti a partecipare alla Manifestazione Nazionale Contro la Caccia dove verrà anche presentato il Referendum Regionale Abrogativo Sabato 17 Settembre a Torino, Porta Susa ore 15,30. WWF Piemonte e Valle d’Aosta.

Fonte: www.atnews.it


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CODACONS: TROPPI I MORTI PER VIA DELLE DOPPIETTE NECESSARIO GIRO DI VITE: GOVERNO AUMENTI LA TASSA DI CONCESSIONE GOVERNATIVA

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COMUNICATO STAMPA Codacons

CACCIA: AL VIA LA PREAPERTURA

CODACONS: TROPPI I MORTI PER VIA DELLE DOPPIETTE

NECESSARIO GIRO DI VITE: GOVERNO AUMENTI LA TASSA DI CONCESSIONE GOVERNATIVA


Con l'inizio di settembre, in particolare a partire da domenica 4, arriva la pre-apertura della caccia che precede di una ventina di giorni l'inizio della stagione venatoria.
Per il Codacons ogni anno ci sono troppi morti per gli incidenti legati alla caccia. Anche per questo l'associazione di consumatori chiede al Governo un giro di vite per i cacciatori, inserendo nella manovra in discussione un aumento della tassa di concessione governativa, oltre ad un aumento delle distanze di sicurezza dalle quali si può sparare in prossimità di abitazioni, strade e fabbricati.
Onde evitare contestazioni il Codacons cita i dati sui morti resi noti nel febbraio 2011 dagli stessi cacciatori (Face Italia e CNCN): 22 morti e 61 feriti. I dati erano stati comunicati per contestare quelli dell'associazione Vittime della caccia, secondo la quale le vittime totali, tra dirette ed indirette, erano 141, 53 morti e 88 feriti, 25 i morti avvenuti durante le battute di caccia vera e propria.

Fonte: www.codacons.it


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La caccia contro la proprietà privata

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"La proprietà privata in Italia non esiste, questo grazie a una legge voluta da Mussolini per aumentare lo spirito bellico dei suoi concittadini. Chiunque può entrare armato nel prato di casa tua, magari sparare contro la tua abitazione (ovviamente per errore), aggirarsi nel tuo podere, campo, orto, giardino se non è completamente recintato. Se non sei armato e non sei un cacciatore, allora non puoi entrare. Invece con un buon fucile e un tesserino sei come a casa tua. La legge in questione è incostituzionale, come hanno affermato molti esperti di diritto, ma non viene cancellata. Il blog consulterà i suoi legali per capire come far rispettare la Costituzione, articolo 42.
Di recente la caccia viene insegnata anche nelle scuole, spacciata per ambientalismo. Chi è a conoscenza dei presidi che permettono questa indecenza lo segnalino, pubblicheremo elenco e testimonianze
" Dal Blog di Beppe Grillo)

Vai al Blog di Grillo: www.beppegrillo.it

Guarda l'intervista a Daniela Casprini, presidente dell'Associazione Vittime della Caccia: www.youtube.com


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