Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Raccolta Testimonianze

Lega caccia e arroganza del potere

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venerdì, 1 ottobre 2010 Talvolta a leggere alcune notizie, viene il panico. Non per la notizia in sé, ma perché si ha la netta sensazione che le convinzioni e le poche certezze costruite, faticosamente, costruito nella vita, siano sbagliate. Allora  assale l’angoscia tipica di chi, suo malgrado, deve registrare un fallimento esistenziale. E’ vero che ormai viviamo in un clima di deregulation totale per cui, spesso, solo per meri interessi di parte, si va in deroga a norme e divieti, ma si pensa (o meglio si spera), molto ingenuamente, che anche a questo debba esserci un limite. Invece no, la deroga diventa “legge”, e se si vuole tornare indietro, quella che una volta era una norma sancita cui si era fatta un’eccezione, diventa, paradossalmente, una norma “fuorilegge”. Perché è la “deroga” che fa testo e la si pretende a ogni costo.

 

Così accade che i muri di Brescia si ritrovano un bel dì, imbrattati da manifesti della Lega che con scritte che attaccano il suo fraterno alleato: il Pdl. Già, proprio cosi. “Pdl vergogna” scrivono i leghisti. E il motivo del contendere? Qui arriva il bello.

Il Carroccio accusa i berlusconiani di aver sabotato una legge sulla caccia in deroga. A quanto pare, su questo,  c’è stato un braccio di ferro fratricida nel centro destra in Regione, che ha portato alla mancata approvazione di una legge regionale ad hoc, che avrebbe dovuto autorizzare, in deroga, i cacciatori lombardi a uccidere alcune specie di uccelli vietati dall’Unione Europea come passeri, storni, pispole e fringuelli. E a causa della quale nel mese di luglio nei confronti della Regione Lombardia è stata aperta una procedura d’infrazione.

Fino a quando quell’assessorato è stato in mano al Pdl, o Forza Italia o Alleanza Nazionale, cioè negli ultimi quindici anni, questa deroga è sempre stata garantita e i cacciatori bresciani hanno sempre potuto mettere gli uccellini nel loro spiedo”, ha detto la Viviana Beccalossi, coordinatrice provinciale del Pdl. Poi ha anche aggiunto “In campagna elettorale abbiamo visto i leghisti, e in particolare il figlio di Bossi che comunque stimo e apprezzo, promettere ai nostri cacciatori ogni cosa pur di raccogliere voti. Persino quote di cacciagione che gli addetti ai lavori sapevano non sarebbero mai state possibili. Capiamo ora l’imbarazzo della Lega di fronte all’evidenza delle promesse non mantenute”, ha proseguito, “ma attaccare gli alleati è davvero fuori luogo“.
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Aboliamo la caccia, o no?

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Solo perché è il secondo mestiere più antico del mondo, dobbiamo tenercelo? “Non è possibile che l’incolumità di cittadini e turisti venga di continuo messa a rischio da una minoranza di cittadini che, armata di doppiette, fa strage del patrimonio faunistico degli italiani. Tutti gli incidenti confermano quanto l’attività venatoria non sia solo anacronistica e crudele ma anche molto pericolosa.” È quanto dice il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che trova il mio pieno consenso.

Numeri che dicono tutto: dal 2 settembre 2009 al 31 gennaio 2010 ci sono stati 23 morti ammazzati e 53 feriti (io li chiamerei quasi-morti). 76 persone sono un numero elevatissimo. Sarebbe elevato (per me) anche un solo morto o un solo ferito. In Italia ci sono circa 700 mila cacciatori che ogni anno ammazzano a destra e a sinistra, ovunque trovano un parcheggio per le auto, qualsiasi cosa che si muova. Sparano anche i falchi e i corvi, per allenarsi.

I cacciatori sono degli assassini e non solo di animali, come dimostrano le 23 vittime. E poi qual è il motivo che spinge questi signori ad armarsi e partire per distruggere qualsiasi forma di fauna? Il divertimento? Lo sport? L’agonismo? L’aria aperta e le scampagnate? Se fossero queste le motivazioni, credo che si sarebbe di fronte ad una massa di assassini che uccide per futili motivi. Se volessero fare tutte quelle cose, le potrebbero fare anche con una macchinetta fotografica o come fanno tutti gli altri cittadini. E se proprio vogliono spaccarsi i timpani con le fucilate, che andassero al poligono.

 


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Donna minacciata dai cacciatori racconta la sua brutta esperienza su Facebook

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Giovedì, 16 Settembre 2010. Questa è la testimonianza di una donna che è stata vittima dei cacciatori e ha raccontato l'esperienza sul proprio profilo Facebook:

"Che vergogna ... minacciata di morte da alcuni cacciatori, mentre mi puntavano un fucile in faccia, avevano sparato accanto al giardino di casa, facendo scappare alcuni dei miei cani ed i miei gatti incredibilmente terrorizzati; le Forze dell'ordine, esattamente la POLIZIA DI STATO, NON è intervenuta,alla mia telefonata fatta intorno le ore 18,16 del 15/09/10 (cioè di oggi) mi rispondono dicendo che NON sono interventi di loro competenza!

Inizialmente ho chiamato il Corpo Forestale dello Stato al n.ro 1515 che mi ha passato il distretto di Siracusa, la risposta è stata: NON abbiamo personale ci dispiace ...


Ho chiamato i Carabinieri al 112 e mi hanno detto che la zona in cui vivo per oggi è di turno della Questura di Siracusa e mi hanno passato il centralino della Polizia, che mi ha risposto che questi interventi contro la caccia sono di competenza della Polizia Forestale. Li ho pregati di intervenire, gli ho raccontato che era segregata in casa assieme ad un bimbo di appena 5 anni, che stavano sparando verso la mia casa e che mi avevano anche minacciata perché li ho invitati a smettere, il poliziotto del centralino è stato irremovibile, mi ha ripetuto NON è ns. competenza, ed io ho ribadito: ma questo è un tentato omicidio, lì fuori c'è gente armata che mi ha minacciato di morte puntandomi un fucile in faccia, e lui mi ha ripetuto non so come aiutarla chiami la Polizia Forestale ... io ho detto al gentile ed incapace poliziotto che la Forestale l'avevo chiamata ma che non avevano personale a disposizione e che avrei denunciato il loro mancato intervento presso Organi Competenti, e lui mi ha risposto ... faccia quel che vuole e avvisi anche qualche giornale ...
"
E successivamente ha scritto:
in questo momento io sono chiusa in casa e i cacciatori sono qui fuori che stanno sparando come dei bastardi, anche dentro il mio giardino, per sicurezza io ed il bambino siamo nascosti sopra, tutti chiusi...da non crederci, ci sparano addosoo e la Polizia NON interviene..., si sentono degli spari paurosi, siamo terrorizzati e... soli!


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Il mondo dei cacciatori. La testimonianza di un “pentito”

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Credo che non ci sia niente di male a rinnegare una scelta di vita consolidata e seguita alla lettera per anni.
Parlo di rinunciare ad essere cacciatore ed appendere i fucili al chiodo.

Penso che sia davvero una mossa coraggiosa riuscire a ribaltare qualcosa del comportamento che in momenti particolari della propria esistenza abbia condizionato il nostro percorso esistenziale. Gli amici, i parenti, i familiari, l’ambiente sociale in cui siamo inseriti esercitano delle pressioni fortissime che quasi ci obbligano ad atteggiarci in certa maniera anziché in un’altra. Il condizionamento rappresenta il confine fra l’essere escluso ed il partecipare: la frontiera fra il condividere e la solitudine.

Spesso certe scelte sono quindi obbligatorie, particolarmente in quelle piccole realtà sociali dove sei esposto al giudizio di tutti e dove il comportamento deviante salta all’occhio troppo evidente ed offende il patrimonio culturale di tutti.

Essere cacciatori in certi luoghi d’Italia dove la tradizione venatoria si perde nella notte dei tempi (provate a pensare alla provincia di Brescia dove risiedono i principali produttori di  armi) rappresenta condicio sine qua non per ottenere il giusto credito sociale, stima,  rispetto, cerchia di amicizie, inserimento nel mondo del lavoro. Ecco perché sarà estremamente difficile sradicare certe consuetudini consolidate perché far marcia indietro o rifiutare in partenza una tradizione, rappresenterebbe un comportamento deviante e quindi riprovevole. Circa venticinque anni fa, dopo altrettanto tempo vissuto fra fucili, cani, cartucce, polveri da sparo, bilancine di precisione, richiami vivi in gabbietta ho deciso di appendere i miei sei fucili al chiodo. I tempi erano cambiati: l’ambiente si degradava di giorno in giorno. Gli spazi si riducevano. Gli animali di passo calavano di anno in anno. E anch’io maturavo una nuova coscienza che mi impediva di portare ancora in casa i miei carnieri di fronte alle mie piccole bimbe sbigottite e nauseate.

Da anni le mie escursioni in natura sono motivate dal desiderio di catturare solo immagini con le mie reflex. E’ un passo che si può fare. Ci vuole grande coraggio a chiudere con la caccia perché eserciti una forte violenza su te stesso e sugli amici. Ma poi con gli anni tutto  appare così distante ed assolutamente estraneo alla tua persona. E’ questa è la miglior ricompensa che ti ripaga di tutte le vergogne che hai commesso..

Parola di Beppe

12 settembre 2010

Fonte: www.facebook.com


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l’incubo di essere uccisi dai cacciatori

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Nel Brindisino una famiglia: Viviamo con l’incubo di essere uccisi dai cacciatori

12.09.2010. CEGLIE – Un nucleo familiare – padre, madre e tre figlioletti – che vive con l’angoscia di diventare involontaria preda dei cacciatori. Quella denunciata da Giovanni Pace, cegliese di 37 anni, residente con la sua famiglia in contrada Fedele Grande, nelle campagne di Ceglie, è una situazione che ha dell’incredibile: la sua famiglia è costretta a vivere sotto la minaccia costante dei pallini dei cacciatori.

Proprio così. Tutto questo perché il signor Giovanni ha la sfortuna – potrebbe sembrare un privilegio, ma visto quello che gli succede non è affatto così – di vivere in campagna, a circa cinque chilometri da Ceglie, in una zona dove è consentita l’attività venatoria.

“La nostra casa – racconta – si trova in una zona molto frequentata dai cacciatori durante la stagione venatoria. A volte capita di avvertire delle schioppettate anche quando la caccia è, almeno ufficialmente, chiusa. Avviene che i cacciatori sparino da una distanza di 10-15 metri da casa mia. Ricordo che una mattina, nel mese di gennaio scorso, alle prime luci dell’alba, mentre io e i miei familiari dormivamo, siamo stati svegliati di soprassalto da un boato di vetri che andavano in frantumi. Era successo che una scarica di pallini aveva attinto la finestra della stanza da letto dove dormono i miei figli di 15,11 e 5 anni infrangendo i vetri”.

Dopo aver sollevato in più riprese il problema ad amministratori della cosa pubblica e polizia venatoria, nella speranza che qualcuno si decidesse ad inibire la caccia almeno nell’area immediatamente adiacente la sua abitazione, sempre più preoccupato per la sorte dei suoi familiari, il 37enne cegliese ha deciso di passare alle maniere “forti”: è andato in Procura e ha sporto denuncia.

“Il 27 gennaio – ha raccontato –, attorno alle 10, mentre era nella mia auto in compagnia del mio figlioletto più piccolo, che quel giorno non era andato all’asilo, ho sentito una deflagrazione e subito dopo mi sono reso conto che un rosa di pallini, esplosa da non più di 15 metri di distanza dal posto dove eravamo in sosta davanti alla mia abitazione, aveva centrato il parabrezza e la fiancata sinistra dell’autovettura. Il bambino scoppiò a piangere e io, ripresomi dallo choc, avvisai subito dell’accaduto i carabinieri”.

A caccia… sparando contro una casa e contro un’auto su cui c’era un bambino di appena cinque anni. Siamo all’assurdo. Il bello – si fa per dire – è che, nonostante le tante denunce della “vittima” di questa situazione, ancora nulla si è mosso per consentire al nucleo familiare del signor Giovanni Pace di vivere un’esistenza normale.

Fonte : www.express-news.it

 


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06/09/2010 - DIVIETO CACCIA NON RISPETTATO: "BRACCONIERI SENZA PUDORE"

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Mafalda. Ancora una segnalazione sul mancato rispetto del divieto di caccia imposto da una sentenza del Tar Molise. E’ un cacciatore tavennese a denunciare un episodio verificatosi domenica scorsa, «In dispregio alla recente sentenza del Tar del Molise che vieta l’esercizio della caccia fino al 18 settembre prossimo – scrive l’appassionato - a Mafalda, nel territorio compreso fra il centro abitato e la collina della "Stingione", ai confini dei territori di Tavenna e S. Felice, domenica mattina, 5 settembre, fra le ore 6.30 e le ore 9, sono state sparate numerose fucilate (più di 30) da bracconieri senza timore e senza pudore.
Affinché tali riprovevoli episodi non si ripetano nei prossimi giorni, si fa appello alle autorità competenti di vigilare con maggior oculatezza in tale territorio e di indagare per scoprire i responsabili di così palesi atti di frodo, che ledono l’immagine di una categoria appassionata dell’arte venatoria e penalizzano i cacciatori onesti, i quali, alla prossima apertura, scopriranno di essere stati beffati e defraudati da colleghi furbi e disonesti, indegni di portare in tasca la licenza di caccia».

Fonte: primonumero.it


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