Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Raccolta Testimonianze - Incontri ravvicinati con l'Homo Armatis

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Oggetto: Esposto Denuncia

La sottoscritta Tassi Maria nata a ******************** il ../../1959, residente in ********* (RN) via ************************* Tel ****************.

 

Premesso

Che l’abitazione di cui sono comproprietaria si affaccia sulla vallata compresa fra le vie ***************************** e che suddetto territorio è inserito come da Delibera di G.P. n. 110 del 12/06/2007 in ATC RN1 ********.

 

Espongo quanto segue:

Alle ore 08,30 circa di domenica 23 settembre 2007 recandomi sul retro della casa, giacché allarmata dallo scoppio di spari molto ravvicinati, nelle immediate adiacenze della medesima all’interno del giardino mi sono imbattuta in due cani da caccia, peraltro socievoli, e a una distanza di circa 30 metri dall’abitazione ho riscontrato la presenza di due cacciatori armati ambedue di fucili che, alla mia vista, hanno abbassato le armi e si sono rivolti in direzione della vallata anziché verso l’immobile e l’attigua via ******************.

 

Alla mia richiesta di richiamare i cani e di rispettare le distanze di sicurezza, così come previsto dalla legge 157/92, hanno negato l’esistenza di tali norme ed hanno affermato che, avendo i permessi per cacciare, godevano di tutti i diritti, compreso, l’ingresso nella mia proprietà, dal momento che un fagiano vi aveva trovato riparo in quanto “alzato” precedentemente dai loro cani.

 

 

Insistendo sul fatto che dovevano allontanarsi dall’abitato, salvo che non preferissero discutere la loro interpretazione delle norme vigenti con un Pubblico Ufficiale, la reazione del cacciatore più giovane, indicativamente di età fra i 25-30 anni, è stata quella di introdursi in una macchia di alberi minacciando che se non la smettevo di importunarli avrebbe sparato a me e alla casa oltre ad indirizzarmi insulti di vario genere; la reazione del secondo cacciatore, età indicativa 45-50 anni, è stata quella di affermare che avevano le armi scariche e che potevo verificarlo.  Così dicendo e con fare minaccioso, ha fatto alcuni passi nella mia direzione tenendo il fucile puntato sulla mia persona.

 

A quel punto, li ho invitati a rimanere esattamente dove si trovavano al fine di permettere a organo competente la verifica sulle armi; ciò ha determinato il loro allontanamento accompagnato da insulti rivolti alla mia persona oltre a frasi di dileggio fra le quali una mi ha particolarmente ferito “ telefona … telefona … tanto non viene nessuno ... e se arrivano, non ci possono fare niente …” .

Ovviamente quanto riportato, è epurato da termini che non sono ripetibili in questa sede, ma il senso rimane.

 

Alle ore 08,45 circa ho telefonato al Corpo Forestale dello Stato (1515) il cui incaricato, sentite le ragioni della chiamata, registrati i miei dati personali, chiesta conferma del fatto che i due cacciatori si erano già allontanati e che presumibilmente si trovavano in quel momento a circa 200 metri nascosti alla mia vista in una macchia di alberi, mi ha risposto che sarebbe stato inutile inviare una pattuglia a causa della vastità del territorio e della conseguente difficoltà d’identificazione.

 

Non sono nelle condizioni di poter o no affermare che un controllo non sia stato successivamente eseguito giacché caparbiamente e inutilmente impegnata nella ricerca dei cacciatori summenzionati, al fine della loro identificazione, attendendo il loro arrivo presso le auto dotate di gabbie per cani, parcheggiate abitualmente lungo via *********** e ************ oltre che nelle laterali sterrate.

 

La presente denuncia è maturata non solo in virtù, per quanto fatto grave, di quanto sopra esposto ma anche per le seguenti ragioni:

 

·         Sia in data 16/09/2007 (domenica) che in data 20/09/2007 (giovedì) oltre che domenica 23/09/2007 la zona è stata interessata da una numerosa presenza di cacciatori con la conseguente raffica di detonazioni, alcune delle quali hanno provocato tali importanti impatti acustici tanto da farmi fortemente dubitare che sia autorizzato l’uso di dette armi per la caccia alle “specie cacciabili” così come elencate nella summenzionata delibera di G.P. n. 110.

 

·         Oltre all’episodio sopra descritto specifico che dall’apertura della stagione venatoria, diversi cacciatori, ignorando le distanze di sicurezza dall’abitato, si sono introdotti nelle immediate pertinenze della mia abitazione, oltre che in quelle dei vicini, e che fin dalle prime luci dell’alba hanno esploso dei colpi ravvicinati tanto da provocare risvegli con manifestazioni tachicardiche.


·         La presenza di questi individui, oltre ai cani da caccia intenzionalmente sollecitati a stanare le prede in zone a loro precluse, ha determinato la limitazione della personale libertà di movimento oltre la costrizione in spazi chiusi degli animali domestici poiché esistono fondati timori riferiti alla loro incolumità.

 

·        Segnalo inoltre che in data 27/09/2007 (giovedì), oltre alla solita presenza d’individui armati in atteggiamento da caccia nelle immediate vicinanze della mia abitazione, notando una sagoma accovacciata dietro un albero posto a 7 (sette) metri circa dall’ingresso della suddetta, ho colto un cacciatore mentre si apprestava a espletare i suoi bisogni corporali. Suppongo che abbia preferito correre il rischio di essere visto, con i pantaloni calati, oltre che dagli abitanti delle case vicine anche da chi transitava sulla strada provinciale, piuttosto che restare nella macchia boschiva, distante circa 60 metri dalla suddetta via, in quanto probabilmente anch’egli nutriva dei timori riguardanti la propria incolumità, derivanti dal cosiddetto  “fuoco amico”.

 

Alla luce di quanto esposto e aldilà dell’ilarità che probabilmente ha suscitato la lettura dell’ultimo punto, mi chiedo come sia possibile che si autorizzino i cacciatori a esercitare tal esecrabile attività “ricreativa” o di “divertimento” facendone pagare il prezzo ad altri cittadini. Prezzo monetizzato in termini di limitazione della libertà personale nelle normali e quotidiane attività, tensioni e stress causate dalle vessazioni o minacce subite in casa propria, o ancora perché asfissiati prima dall’ansia e poi dalla rabbia poiché si è costretti a prendere atto sia del fatto che l’attuale normativa riguardante la salvaguardia della quiete pubblica e il diritto al riposo vale per alcuni ma non per tutti, oltre al fatto che esiste il reale pericolo di finire impallinati.

 

Presento pertanto alla S.V. formale richiesta affinché le autorità competenti e gli Organi di Polizia Giudiziaria svolgano assidue attività di controllo nella zona sopra citata.

Distinti saluti.

 

Tassi Maria

 

**************, xx settembre 2007

 

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