Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Il percorso di chi un'Anima ce l'ha. E ci racconta dei "caccatori".Raccolta Testimonianze

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Stim.ma Associazione,
Dopo avervi inviato l’esposto/denuncia risalente all’anno 2007, quale testimonianza delle prevaricazioni o violenze subite dai cacciatori, ho ripensato a quanto è accaduto, da allora, durante questi ultimi tre anni e ho deciso di scrivervi questa mia, al fine di rendervi partecipi delle motivazioni che hanno determinato un mio ormai insanabile disprezzo nei confronti di quanti praticano questo, come lo chiamano loro, sport o tradizione o quant’altro.

Premetto che, essendo nata in una famiglia di cacciatori, fin da bambina ho avuto confidenza con le armi, tanto che a 5-6 anni mio padre s’infuriava se ogni tiro, con la carabina, non centrava il bersaglio; ovviamente, sono stata allevata con un’alimentazione carnea a base anche di passerotti, rane, lepri, fagiani, pesci ecc.

Erano tempi in cui gli uomini del paesino in cui abitavamo, andavano a caccia e a pesca per portare qualcosa da mangiare ai propri figli e far quadrare i conti delle famiglie; non per sport o divertimento quindi, ma per quello che loro consideravano una necessità.

Consapevole di questo, dovrei essere grata ai miei congiunti ma, in realtà, ciò che di quel periodo è rimasto inciso indelebilmente nella mia mente, è l’acre odore della morte, l’eccitazione dei cani con i musi imbrattati di sangue, la freddezza di mio padre mentre scuoiava lepri i cui corpi, oscenamente nudi, restavano appesi a fili di ferro fino alla fine dell’eviscerazione. Come, d’altronde, non riesco a dimenticare i ranocchi che, con quelle piccole e morbide zampette, tentavano un’inutile resistenza all’inevitabile decapitazione, o i pesci, catturati nel canale dietro casa, che morivano spesso in una lenta agonia per soffocamento.


Trasferitami in città, per diversi anni ho rimosso quegli avvenimenti e, in questo, sono stata agevolata dal fatto che il cibo, quando arriva sulla nostra tavola, non ha niente della creatura che un tempo respirava; poi 10 anni fa sono tornata a vivere in campagna e, tutto, è dolorosamente riemerso, tanto da diventare vegetariana.

Con queste premesse, a questo punto, è intuibile la mia reazione quando riaprirono alla caccia la vallata, su cui si affaccia il paese in cui ora vivo.

Da quel momento, per diversi mesi l’anno, la sveglia è costituta dalle fucilate dei cacciatori e, che ci crediate o meno, all’alba non mirano alla “selvaggina” ma, come in una sorta di rito, sparano simultaneamente in alto, verso il cielo, quasi a voler comunicare che i “grandi uomini” sono arrivati.

Da quel momento, per diversi mesi l’anno, la vallata si riempie delle grida o dei fischi di richiamo, oltre che dei latrati di cani che stanano e inseguono le prede.

Da quel momento, per diversi mesi l’anno, emeriti sconosciuti girano armati fra le nostre case e si permettono di farlo, sia in virtù di una legge di stato che li autorizza a entrare nei fondi altrui, sia a causa degli assenti e, obiettivamente, impossibili controlli sull’osservanza delle distanze dall’abitato.

Già negli anni precedenti il 2007 avevo subìto diverse minacce, oltre che osceni insulti, esclusivamente perché facevo loro notare che erano troppo vicini alle case, ma mai così esplicite come quella riportata nella denuncia che vi ho inviato.
Non nego che, anche in quell’occasione, mi attendevo la solita reazione: qualche insulto e/o espressa volontà di spararmi, per poi lentamente abbandonare la zona.
Così non è stato, tanto che, come precisato anche nella denuncia, mi sono trovata nella spiacevole situazione d’esser invitata a controllare il disarmo di un fucile, guardando direttamente dentro la canna dell’arma da dove fuoriesce la rosata dei pallini (sic).

Per come vi ho raccontato, ora, quell’episodio, sicuramente qualcuno avrà sorriso, come in tanti ridono quando racconto la storia del “caccatore”, fatto che avvenne nel medesimo anno, a una distanza di circa sette metri dall’ingresso di casa.
Un cacciatore era lì, accovacciato sotto un mio albero con i pantaloni calati, inerme e senza fucile; non nego di aver faticosamente trattenuto sia le risate, sia la profonda pena per quella povera figura, in preda a evidenti dolori addominali, che tentava disperatamente di rivestirsi mentre arrancava, sollecitata dalla mia castigante voce, verso il vicino boschetto.

Comunque, di là degli ironici e amari sorrisi che cosa è cambiato, per me, da allora?

1) Da tre anni, tutte le mattine, per diversi mesi, mi alzo prima dell’alba, mi apposto nel vicino uliveto e registro tutti i movimenti che avvengono nella valle.
Presi questa decisione giacché mi fu riferito che i due sopra menzionati cacciatori, senza indicarmi peraltro la loro identità, si difendevano dalle mie accuse affermando di essere stati costretti a ricorrere alle “maniere forti” perché li avevo precedentemente insultati.
Ciò ovviamente non corrisponde al vero e, questa, è una scusa che ho sentito proferire tante volte, in diverse situazioni e con altri attori, quasi fosse un mantra che assolve da qualsiasi peccato, quasi fosse una frase preconfezionata, o suggerita, che giustifica qualsiasi azione.
Poniamo però, così, per gusto dell’ipotesi, che li abbia realmente e gratuitamente insultati; ebbene, ciò li autorizza a minacciarmi di spararmi in faccia, peraltro in casa mia? Credo proprio di no.
Comunque, onde evitare qualsiasi malinteso, da allora, giro “armata” di videocamera.

2) Da quell’anno, difficilmente uso la parola “cacciatore” poiché sostituita da quella a mio parer più
appropriata qual è, “caccatore” e, di questi ultimi, in giro ce ne sono tanti.
Caccatore è chi ha soppesato i rischi: lascia il proprio fucile nel bosco per non incorrere in una sanzione, giacché “usa” i giardini altrui e, nello stesso tempo, ha molte più probabilità di non essere impallinato dal “fuoco amico” mentre, inerme e nudo, mostra un proprio lato al cespuglio. Caccatore è chi spara alle cime degli alberi senza calcolare la traiettoria e, quasi fosse una pioggia marzolina, ti riempie la testa e il terreno di pallini in piombo.
Caccatore è chi apre un orifizio ed esterna improbabili teorie complottistiche (mi ha fatto un agguato e insultato così forte che ho dovuto aprire il fuoco o, quantomeno, essendo un non violento, mostrarle la strozzatura e il vivo di volata direttamente in mezzo agli occhi).

Che cosa ho visto in questi ultimi tre anni, durante intere giornate trascorse in freddi e solitari “appostamenti”, ai margini del boschetto d’ulivi sulla collina?

Ho visto gettare a terra bidoni, usati in campagna dai contadini e, i loro contenuti, sparsi per terra; attrezzi e reti per la raccolta delle olive lasciati sul terreno senza il minimo rispetto per l’altrui lavoro.
Ho visto sacche riempite d’uva; naturalmente le vigne erano di altri.
Ho visto cercare improbabili tesori all’interno delle stalle, fra gli animali; ovviamente gli allevatori
erano assenti.
Ho visto tentativi d’aprire varchi fra le reti di recinzione, allo scopo di stanare delle lepri che si erano rifugiate nel giardino di un’abitazione privata, oltre che abitata. Sempre all’interno di quella proprietà, sugli alberi, avevano trovato rifugio alcuni uccelli; i segni delle fucilate, sono ancora impressi sulle imposte delle finestre. La casa era semplicemente sulla loro linea di tiro.
Ho visto usare richiami elettronici; quando si accorgevano che li stavo osservando, nel puerile tentativo di negare l’evidenza, tentavano di vocalizzare il verso del pennuto cui davano la caccia.
Patetiche e criminali figure che zigzagavano nella vallata emettendo improbabili “cinguettii”, indecisi se fuggire scompostamente o darsi un contegno, nascondendo nel frattempo l’aggeggio illegale.
Ho sentito uno sparo assordante, il ticchettio dei pallini sulla visiera del cappellino e, subito dopo, ho visto sbucare da dietro il solito albero, una figura armata; mi ha chiesto scusa perché, causa  nebbia, non aveva notato che si trovava a pochi metri dal cortile di una casa.
Apro una breve parentesi sulla “nebbia”; mi sono sempre chiesta com’è possibile che i nostri legislatori abbiano previsto delle distanze minime da zone vietate alla caccia (se non erro, la 157/92 prevede una distanza di 100 metri se si da la schiena e 150 metri se si spara in direzione del “punto sensibile”), mentre non hanno legiferato anche sul divieto di cacciare, ad esempio, quando c’è una visibilità inferiore ai metri summenzionati causa nebbia.

- Ho visto e udito un caccatore che “giocava” con il percussore del suo fucile semi automatico;
generalmente arrivava quando c’era molta nebbia e l’eco ovattato riportava il tlack metallico dell’espulsione e, in breve successione, il tlack procurato dal reinserimento della cartuccia. Il rumore che può fare una cartuccia afferrata al volo durante ogni espulsione non l’ho mai udito, mentre ho sentito, distintamente, che ogni tlack era accompagnato da un animalesco grugnito; anonismo perverso protetto dalla lenzuolata nebbiosa?

Ho visto tante altre cose, ma ciò che mi ha arrecato più dolore è l’aver assistito, impotente, alla morte violenta di tanti animali.
Sapete cosa fa un animale quando è leggermente ferito? Se ne ha la possibilità, cerca una tana, un qualsiasi buco ove nascondersi o, se impossibilitato, si acquatta fra l’erba alta; in ogni caso non emette un grido.
Hanno rastrellato, a palmo a palmo, un intero e incolto campo per riuscire a stanare quella piccola fagianella che poco prima avevano ferito e che, per mesi, era riuscita sempre a evitare le rosate delle loro fucilate.
Mancava poco al tramonto e sarebbero stati sufficienti pochi minuti per mettersi in salvo, anche per poter vivere un solo altro giorno, ma la fucilata l’ha probabilmente colpita ad un’ala; un breve ed irregolare volo l’ha fatta planare nel fondo della valle e, senza un lamento, s’è accucciata fra gli arbusti.
Le urla, che non dimenticherò mai più, sono arrivate dopo, quando l’hanno trovata, quando il suo assassino ha estratto il coltello da caccia, si è chinato su di lei e le ha inferto dei rabbiosi fendenti come se dovesse uccidere un elefante; rabbiosi perché aveva fatto perder loro tanto tempo nella ricerca.
Quello che ho “sentito”quella sera è la cieca violenza ai danni di un essere più debole, incapace di difendersi.
Quello che ho “sentito” quella sera è la totale assenza di compassione nei confronti di un piccolo essere che urla pervaso dal terrore. Avete mai sentito le grida di un animale che “sa” di morire? Immaginatevi di rinchiudere un bambino piccolo in una stanzetta buia e ditegli che fra poco verrà a prenderlo “l’uomo nero”. Otterrete il medesimo risultato.

Quello che ho “sentito” quella sera è il terrore di una creatura che, nata per volare o per correre libera, si ritrova immobile e ferita alla mercé di un aguzzino che non prova pietà, né un briciolo di compassione.

“Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno.” ("L'uomo che scriveva lettere" - Isaac Bashevis)

Cordiali saluti
Maria Cristina Tassi

Io non rubo e l'uomo sì, eppure nei negozi c'è scritto: E' vietato l'ingresso ai cani.
Io non bestemmio e l'uomo sì, eppure in Chiesa è scritto: Vietato l'ingresso ai cani.
Io non baro e non do scandalo, l'uomo sì, eppure in Parlamento è scritto: E' vietato l'ingresso ai cani.
Io non ho mai fatto una guerra e l'uomo tante, eppure è d'uso la scritta: Attenti ai cani.Io non chiedo tangenti in cambio del mio "operato", l'uomo sì, eppure mi tocca andare in giro con il guinzaglio, museruola e la paura di Essere Abbandonato. ...Allora chi di noi è "cane" realmente?

Comments

avatar Umberto
+4
 
 
Bellissima la tua testimonianza Maria Cristina, ho visto e provato di persona quello di cui racconti ed ho rischiato di morire per la mia passione fotografica. Sono con te, sono con voi e sempre lo sarò...
avatar Maria Cristina Tassi
+1
 
 
Grazie Umberto. Anch'io sono con te ... sono con voi e sempre lo sarò ...
avatar stefania barsi
+1
 
 
complimenti per la lettera-testimo nianza, molto toccante e VERA ...mi associo, sono e sarò sempre con voi....con LORO....gli animali, nostri compagni di viaggio.
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