Appendere i fucili al chiodo -Raccolta Testimonianze

Lunedì 27 Dicembre 2010 20:49
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Raccolta Testimonianze

"Credo che non ci sia niente di male a rinnegare una scelta di vita già consolidata ed eseguita per anni secondo le regole della tradizione. Parlo di rinunciare ad essere cacciatore per appendere i fucili al chiodo.

Penso che sia davvero una mossa coraggiosa riuscire a ribaltare una scelta che per una fetta importante della propria vita abbia condizionato incisivamente  il nostro percorso esistenziale.

Gli amici, i parenti, ifamiliari, l’ambiente sociale in cui siamo inseriti esercitano delle pressioni sottili ma fortissime che quasi ci obbligano ad atteggiarci in certa maniera anziché in un’altra.

Accettare il condizionamento rappresenta il confine fra l’essere escluso ed il partecipare: la frontiera fra il condividere e la solitudine.

 

Spesso certe scelte sono quindi obbligate, particolarmente in quelle piccole realtà sociali dove sei esposto al giudizio di tutti e dove il comportamento deviante salta troppo evidente all'occhio ed offende il patrimonio culturale di tutti.

Essere cacciatori in certi luoghi d’Italia, dove la tradizione venatoria si perde nella notte dei tempi (provate a pensare alla provincia di Brescia dove risiedono iprincipali produttori di armi), rappresenta condicio sine qua non per ottenere il giusto credito sociale, stima, rispetto, cerchia di amicizie, inserimento nel mondo del lavoro.

Ecco perché sarà estremamente difficile sradicare certe consuetudini consolidate perché far marcia indietro o rifiutare in partenza una tradizione, rappresenterebbe un comportamento deviante e quindi riprovevole.

Circa venticinque anni fa, dopo altrettanto tempo vissuto fra fucili, cani, cartucce, polveri da sparo, bilancine di precisione, richiami vivi in gabbietta, ho deciso di appendere i miei sei fucili al chiodo. I tempi erano cambiati: l’ambiente si degradava di giorno in giorno. Gli spazi si riducevano. Gli animali di passo calavano di anno in anno. E anch’io maturavo una nuova coscienza che mi impediva di portare ancora in casa quei carnieri di fronte alle mie piccole bimbe sbigottite e nauseate.

Avevo (ed ho ancora) molti fucili di tipo e calibro diverso. Dalla carabina con cannocchiale di precisione, al piccolo cal.28 pieghevole, passando fra doppietta a cani esterni, automatico, sovrapposto....

Un vero patito della caccia, insomma.

Negli ultimi tempi avevo cominciato ad usare il piccolissimo cal. 28 ad un solo colpo (già..."un colpo solo"...), per sparare al volo ed offrire molte chances in più di sopravvivenza alla selvaggina. Ormai stavo uscendo fuori dalla barbarie ed ogni mio gesto era mirato a quello scopo: offrire una chance in più alla selvaggina.

E' trascorso tantissimo tempo ormai e da anni le mie escursioni in natura sono motivate solo dal desiderio di catturare immagini con le mie reflex.

E’ un passo che si può fare.

Ci vuole grande coraggio a chiudere con la caccia perché eserciti una forte violenza su te stesso e sugli amici, buona parte dei quali ti abbandoneranno per lasciarti solo con la tua nuova interiorità.

Ma poi con gli anni tutto appare così distante ed assolutamente estraneo alla tua persona....

Nasce un nuovo uomo.

E' questa è la miglior ricompensa che ti ripaga di tutte le vergogne che hai commesso.."

Parola di Beppe

Fonte: www.facebook.com

 

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