Associazione Vittime della caccia

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l’incubo di essere uccisi dai cacciatori

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Nel Brindisino una famiglia: Viviamo con l’incubo di essere uccisi dai cacciatori

12.09.2010. CEGLIE – Un nucleo familiare – padre, madre e tre figlioletti – che vive con l’angoscia di diventare involontaria preda dei cacciatori. Quella denunciata da Giovanni Pace, cegliese di 37 anni, residente con la sua famiglia in contrada Fedele Grande, nelle campagne di Ceglie, è una situazione che ha dell’incredibile: la sua famiglia è costretta a vivere sotto la minaccia costante dei pallini dei cacciatori.

Proprio così. Tutto questo perché il signor Giovanni ha la sfortuna – potrebbe sembrare un privilegio, ma visto quello che gli succede non è affatto così – di vivere in campagna, a circa cinque chilometri da Ceglie, in una zona dove è consentita l’attività venatoria.

“La nostra casa – racconta – si trova in una zona molto frequentata dai cacciatori durante la stagione venatoria. A volte capita di avvertire delle schioppettate anche quando la caccia è, almeno ufficialmente, chiusa. Avviene che i cacciatori sparino da una distanza di 10-15 metri da casa mia. Ricordo che una mattina, nel mese di gennaio scorso, alle prime luci dell’alba, mentre io e i miei familiari dormivamo, siamo stati svegliati di soprassalto da un boato di vetri che andavano in frantumi. Era successo che una scarica di pallini aveva attinto la finestra della stanza da letto dove dormono i miei figli di 15,11 e 5 anni infrangendo i vetri”.

Dopo aver sollevato in più riprese il problema ad amministratori della cosa pubblica e polizia venatoria, nella speranza che qualcuno si decidesse ad inibire la caccia almeno nell’area immediatamente adiacente la sua abitazione, sempre più preoccupato per la sorte dei suoi familiari, il 37enne cegliese ha deciso di passare alle maniere “forti”: è andato in Procura e ha sporto denuncia.

“Il 27 gennaio – ha raccontato –, attorno alle 10, mentre era nella mia auto in compagnia del mio figlioletto più piccolo, che quel giorno non era andato all’asilo, ho sentito una deflagrazione e subito dopo mi sono reso conto che un rosa di pallini, esplosa da non più di 15 metri di distanza dal posto dove eravamo in sosta davanti alla mia abitazione, aveva centrato il parabrezza e la fiancata sinistra dell’autovettura. Il bambino scoppiò a piangere e io, ripresomi dallo choc, avvisai subito dell’accaduto i carabinieri”.

A caccia… sparando contro una casa e contro un’auto su cui c’era un bambino di appena cinque anni. Siamo all’assurdo. Il bello – si fa per dire – è che, nonostante le tante denunce della “vittima” di questa situazione, ancora nulla si è mosso per consentire al nucleo familiare del signor Giovanni Pace di vivere un’esistenza normale.

Fonte : www.express-news.it

 

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