Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Il mondo dei cacciatori. La testimonianza di un “pentito”

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Credo che non ci sia niente di male a rinnegare una scelta di vita consolidata e seguita alla lettera per anni.
Parlo di rinunciare ad essere cacciatore ed appendere i fucili al chiodo.

Penso che sia davvero una mossa coraggiosa riuscire a ribaltare qualcosa del comportamento che in momenti particolari della propria esistenza abbia condizionato il nostro percorso esistenziale. Gli amici, i parenti, i familiari, l’ambiente sociale in cui siamo inseriti esercitano delle pressioni fortissime che quasi ci obbligano ad atteggiarci in certa maniera anziché in un’altra. Il condizionamento rappresenta il confine fra l’essere escluso ed il partecipare: la frontiera fra il condividere e la solitudine.

Spesso certe scelte sono quindi obbligatorie, particolarmente in quelle piccole realtà sociali dove sei esposto al giudizio di tutti e dove il comportamento deviante salta all’occhio troppo evidente ed offende il patrimonio culturale di tutti.

Essere cacciatori in certi luoghi d’Italia dove la tradizione venatoria si perde nella notte dei tempi (provate a pensare alla provincia di Brescia dove risiedono i principali produttori di  armi) rappresenta condicio sine qua non per ottenere il giusto credito sociale, stima,  rispetto, cerchia di amicizie, inserimento nel mondo del lavoro. Ecco perché sarà estremamente difficile sradicare certe consuetudini consolidate perché far marcia indietro o rifiutare in partenza una tradizione, rappresenterebbe un comportamento deviante e quindi riprovevole. Circa venticinque anni fa, dopo altrettanto tempo vissuto fra fucili, cani, cartucce, polveri da sparo, bilancine di precisione, richiami vivi in gabbietta ho deciso di appendere i miei sei fucili al chiodo. I tempi erano cambiati: l’ambiente si degradava di giorno in giorno. Gli spazi si riducevano. Gli animali di passo calavano di anno in anno. E anch’io maturavo una nuova coscienza che mi impediva di portare ancora in casa i miei carnieri di fronte alle mie piccole bimbe sbigottite e nauseate.

Da anni le mie escursioni in natura sono motivate dal desiderio di catturare solo immagini con le mie reflex. E’ un passo che si può fare. Ci vuole grande coraggio a chiudere con la caccia perché eserciti una forte violenza su te stesso e sugli amici. Ma poi con gli anni tutto  appare così distante ed assolutamente estraneo alla tua persona. E’ questa è la miglior ricompensa che ti ripaga di tutte le vergogne che hai commesso..

Parola di Beppe

12 settembre 2010

Fonte: www.facebook.com

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