Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Movimento a cinque stelle Piemonte: «Nuova legge sulla caccia: la pressione delle lobby»

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La "nuova legge sulla caccia", come la definisce l'Assessore Sacchetto non è altro che un maxi emendamento al disegno di legge collegato alla finanziaria, che si è andato via via riducendo. Fin da subito ci siamo dichiarati contrari all’inserimento di argomenti venatori nella finanziaria, tanto più che quattro sono le proposte di legge in materia giacenti presso la commissione competente.Le emergenze indotte, come quella degli ungulati, dipendente dalla facilità dell’iter per l’ottenimento di licenze di allevamento cinghiali (e dalla susseguente leggerezza di capi che inspiegabilmente “escono” dai recinti) potrà sì trovare risposta nelle lasse regole approvate martedì scorso in Consiglio Regionale, ma sappiamo che dietro la graduale liberalizzazione del prelievo venatorio si nasconde ben altro: la pressione della lobby di cacciatori che, pur contando in Piemonte poco più di ventottomila unità, riesce a premere sulle scelte di maggioranza e Partito Democratico. Prova ne sia che le proposte di legge dai rispettivi gruppi presentate (104 e 141) nascono da principi molto simili e a risultati molto simili porterebbero il Piemonte. Il Gruppo del Movimento 5 Stelle è impegnato su due fronti: ha volentieri sottoscritto una proposta di legge elaborata in accordo con le principali associazioni che combattono la crudele e pericolosa attività, la quale ricalca i quesiti referendari per i quali più di vent’anni fa sono state raccolte 60.000 firme; e darà un forte contributo alla manifestazione  nazionale di metà settembre che quest’anno si terrà proprio a Torino.
Uniremo partecipazione, popolare, informazione e sensibilizzazione verso un’attività che, oltre al resto, miete in Italia decine di vittime ogni anno. Fonte: www.italiah24.it

NEW SULLA MANIFESTAZIONE: vittimedellacaccia.org


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Calabria: la Lav chiede impegno animalista agli eletti. Nessuna deroga sulla caccia

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Cinque eletti al consiglio regionale calabrese  hanno aderito prima delle elezioni regionali al programma di impegni stilato dalla Lav in tema di tutela degli animali d'affezione, prevenzione del randagismo, menù vegetariani nelle mense pubbliche, vivisezione e opposizione a qualunque proposta di deroga sulla caccia.

Ora l'associazione chiede a Candeloro Imbalzano (Lista Scopelliti Presidente), Giovanni Nucera (PDL), Pietro Aiello (PDL, neo assessore all'Urbanistica), Nino De Gaetano (Federazione della Sinistra), Franco Morelli (PDL), i cinque firmatari “animalisti” di rispettare gli impegni presi.
La Lav si rivolge anche alla nuova giunta, alla quale chiede di "non cedere alle pressioni estremiste delle associazioni venatorie" e di non avallare le loro richieste che, a detta dell'associazione, risulterebbero illegittime ai sensi delle norme vigenti.Un particolare apprezzamento la Lav lo ha rivolto alla nomina di Francesco Pugliano, nuovo assessore all'ambiente, di professione medico veterinario. “Continueremo il nostro lavoro, collaborando, se possibile, con le istituzioni, come abbiamo sempre fatto – ha dichiarato Roberto Vecchio Ruggeri, coordinatore LAV - Auspichiamo, perciò, una sempre maggiore sinergia e una decisa attenzione all’ambiente e agli animali”.
Fonte : BigHunter

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Io, del Pdl e contro la caccia

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On. Basilio Catanoso (Deputato Pdl, commissione Agricoltura della Camera)

POLEMICA. La norma che consente alle Regioni di posticipare i termini del calendario venatorio, approvata mercoledì in commissione Agricoltura della Camera, rappresenta un precedente gravissimo.

La norma che consente alle Regioni di posticipare i termini del calendario venatorio, approvata mercoledì in commissione Agricoltura della Camera, rappresenta un precedente gravissimo. Chi ha votato a favore si è lasciato prendere dal senso di responsabilità verso lo Stato. Si sono ammantati di questa responsabilità pur di far cessare l’infinito ping pong tra Camera e Senato che impedisce di far arrivare in porto il ddl Comunitario.

Sono cosciente che questa legge sia un bene per il Paese e che vada approvata il prima possibile: legifera su temi importanti, come la sicurezza in volo ad esempio. È anche vero però che non si può lasciar fare i furbi a coloro i quali in Senato (proprio prevedendo il senso di responsabilità di noi commissari all’Agricoltura alla Camera) hanno immaginato di fare un blitz per poter allungare i termini della caccia. 
Inserire le disposizioni sulla caccia nella legge Comunitaria rappresenta un pericoloso precedente: c’è il rischio di un colpo di mano futuro su qualsiasi altra materia. Anche io, per ipotesi, potrei rispondere, presentando altri emendamenti con cui propongo di ridurre il calendario venatorio.

Ma non è questo il modo corretto di interpretare il proprio ruolo politico. Aldilà del merito specifico e della mia posizione assolutamente anticaccia, ritengo sarebbe stato più responsabile andare a modificare i tempi di caccia e la legge 157 con un tavolo apposito, creando un confronto a trecentosessanta gradi dove ognuno proponesse le proprie tesi, la mia logicamente più protezionista e quelle altrui senz’altro di meno, ma comunque in linea con il ruolo da parlamentari.

Inoltre, con questo tipo di scelta, l’Italia ha fatto una brutta figura davanti alla comunità internazionale, perché sappiamo come l’attenzione verso i temi della natura e la coscienza ambientalista, protezionista in senso lato, siano via via cresciuti da quando si è messa in piedi la 157 ad oggi. Lo dicono gli stessi sondaggi. Non possono certo essere le statistiche a guidare le azioni politiche, ma i partiti dovrebbero tenere conto del fatto che la gran parte degli italiani sono contrari alla caccia. Addirittura più nel centrodestra che nel centrosinistra. Spero che ora in Aula tutto questo possa venire alla luce e che, come accaduto lo scorso anno, si riesca a bloccare un ulteriore blitz.

Il mondo animalista e ambientalista nel senso più ampio possibile, dalle riviste di settore alle associazioni, passando per i parlamentari di ogni colore sensibili a queste tematiche, dovrebbero interessarsi affinché, per regolare davvero la materia caccia, venga rapidamente attuato un processo normativo e legislativo. Altrimenti non resterà altra opzione che il referendum.

Scelta su cui non tutti sono d’accordo, essendo un grosso impegno da diversi punti di vista: di tempo, di soldi, di lavoro. Ma temo che questa strada sia diventata, a questo punto, davvero l’ultima spiaggia.

 

Fonte : Terra


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