Associazione Vittime della caccia

organizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266-91

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Storie di ordinaria follia

Napoli-17enne ferisce quattro bambini col fucile a piombini

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02.07.2010
A San Giuseppe Vesuviano, nel napoletano


Mira ai bambini col fucile a piombini e ne ferisce quattro: arrestato 17enne
Spara con arma ad aria compressa in una scuola d'infanzia. «Volevo solo allenarmi»

NAPOLI - Minuti di terrore a San Giuseppe Vesuviano in provincia di Napoli: un ragazzo di 17 anni, T.L., ieri pomeriggio ha sparato dal balcone di casa con un fucile ad aria compressa, ferendo 4 bambini che si trovavano nella vicina scuola di infanzia. Gli agenti del commissariato di polizia lo hanno arrestato: è accusato di tentato omicidio plurimo e detenzione illegale di armi e munizionamento.

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Un arsenale nella casa del killer

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MARCO MENSURATI BOGOGNO - Il carabiniere in tuta bianca, quello che il giorno dopo fa i rilievi scientifici, piange sull' uscio della casa in via dei Martiri. Non è commozione: soltanto l' irritazione per i gas sparati dai Gis prima dell' irruzione. In braccio, accatastati come ceppi di legna da ardere, tiene i fucili di Angelo Sacco. Sono tredici, di cui sei carabine che un tempo usava per il tiro a piattello. Un piccolo arsenale cresciuto con la passione per la caccia, ma che il giorno dopo la strage, con l' asfalto ancora pieno di frammenti di piombo e vetro e grandi macchie di sangue, fa impressione.

Così come fanno impressione il mirino di precisione e le 2.630 munizioni che il cecchino di Bogogno aveva sistemato con precisione militare sulle finestre di casa, pronte all' impiego. Altri 30-40 colpi li ha sparati contro le sue vittime. Perché doveva essere una battaglia campale, quella tra Sacco e il resto del mondo che voleva portargli via la casa, che lo voleva rovinare, umiliare. E invece è stato l' ultimo capitolo della storia di un fallimento professionale e umano. Almeno per come è stato ricostruito dagli investigatori in queste ore. Una storia che comincia quattro anni fa, quando un tranquillo commerciante di provincia, pacato, stimato da tutti, con una passione per la caccia vissuta senza fanatismo (è presidente dell' associazione locale), di colpo, cambia, diventa schivo e riservato. E si trasforma in un estraneo: per tutti, familiari e amici.

Comincia ad avere comportamenti strani, che lo portano anche a due procedimenti penali (una frode in commercio e un' omissione di soccorso), probabilmente gli stessi comportamenti che hanno preoccupato la zia, che adesso racconta «di quando Angelo lo faceva disperare, di quando parlava da solo e sparava colpi in aria». Un cambiamento che coincide con la crisi economica delle sue società sulle quali, alla fine, pesa un debito da 360mila euro con una banca e la presenza fissa di alcuni creditori davanti alla porta. è la crisi che lunedì pomeriggio porta il geometra del tribunale di Novara davanti alla casa di Angelo per la valutazione dell' immobile in vista del pignoramento. Alle 15.30 uno sparo rimbomba per tutta la valle. Il geometra è steso al suolo, la macchia di sangue si allarga sul giardino di camelie che adorna l' ingresso.

Comincia l' incubo. Passano pochi secondi e Sacco è già lì, sul balcone, a sparare sulla strada. Colpisce una passante. Un motociclista, Giovanni Paracchini, si ferma ad aiutarla e viene colpito a morte. I primi due carabinieri sono arrivati da pochi secondi. Ancora non sanno chi è che spara, non sanno nemmeno quanti sono, non sanno da che parte arrivano i colpi. Vengono colpiti: Giampiero Cossu, al volto; il cecchino gli spara ancora, mentre il suo collega, ferito, riesce a mettersi in salvo. E apre il fuoco; a lui si uniscono altri militari. La sparatoria dura un' ora. «Quel tipo - spiega il procuratore di Novara Corrado Canfora - non è certo un matto: ha sparato fino a quando si rendeva conto che in strada c' era confusione, ma quando si è accorto che la sparatoria si faceva più impegnativa si è nascosto dentro casa e si è limitato a tirare fuori la testa per controllare la situazione». Fino a notte inoltrata, quando gli uomini del Gis lo trovano sul divano, con un asciugamano in testa e una pistola sotto il cuscino.

Adesso è il momento delle strategie di accusa e di difesa. Davanti al giudice Andrea Rovida, Sacco si avvale della facoltà di non rispondere. «Ora è il momento di capire, non di giudicare - spiega il suo avvocato, Elisabetta Lombi - Ci sarà tempo per raccontare tutto quanto». L' uomo e il suo legale prima dell' interrogatorio hanno parlato a lungo, Sacco è sembrato molto confuso. «Non capisco», ha ripetuto spesso, dimostrandosi comunque piuttosto contrito. Il pubblico ministero Ciro Caramore - che fu uno dei magistrati ad occuparsi di Andrea Calderini, il ragazzo che sparò sulla folla, in via Carcano, a Milano, nel 2003 - gli ha contestato il reato di strage. Rischia l' ergastolo. - DAL NOSTRO INVIATO

Fonte: http://ricerca.repubblica.it


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Per scacciare le cornacchie spara in mezzo alle abitazioni

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Manocalzati - Nella mattinata di ieri, i carabinieri della Stazione di Atripalda hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino un 60enne di Manocalzati, pensionato, responsabile del reato di spari pericolosi.

I militari dell’Arma atripaldese sono infatti intervenuti in via Erte a Manocalzati su richiesta di un uomo del posto che era stato impaurito dall’improvvisa esplosione di un colpo d’arma da fuoco a pochissima distanza dalla sua abitazione e dalle altre limitrofe.

I militari hanno subito pensato a qualche bracconiere o cacciatore di frodo in zona, ma arrivati sul posto e fatta una battuta nei dintorni dell’abitazione del richiedente, hanno avuto la presenza del denunciato il quale, con tanto di fucile ancora caldo e proiettili in tasca, ha candidamente affermato di essere stato lui ad esplodere quei colpi con il proprio fucile da caccia, allo scopo di spaventare e mettere in fuga le cornacchie che stavano mangiando le ciliegie del suo albero.

Per tale motivo e soprattutto per l’incuria e l’incuranza di aver esploso quei colpi con ad una minima distanza dalle abitazioni limitrofe, l’uomo è stato denunciato, mentre il fucile, benché posseduto regolarmente, è stato sottoposto a sequestro penale, con tanto di richiesta di inibire all’uomo il porto d’armi, vista la dimostrazione di non dare sufficienti garanzie circa il regolare utilizzo dell’arma da fuoco.

Fonte: www.cittadiariano.it


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