Associazione Vittime della caccia

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Parlare di Aviaria non è allarmismo, tantomeno un tabù

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COMUNICATO STAMPA

14.01.2011

Parlare di Aviaria non è allarmismo, tantomeno un tabù.

Un Diritto di tutti chiedere prevenzione e chiarezza d'informazione sulla salute pubblica.


Per fare ulteriore chiarezza circa la proposta avanzata dall'Associazione Vittime della Caccia ai Ministeri competenti per la sospensione cautelativa della stagione venatoria in corso, richiesta motivata dalle insolite morti in massa di uccelli, si torna a ricordare che questo fenomeno interessa vari Paesi del nostro Pianeta e non solo Faenza e Modena. La vasta localizzazione di questi accadimenti, non lascia certo indifferenti e preoccupa, non solo per la sorte di chissà quanti animali e per gli equlibri del Pianeta,ma anche per la salute di tutti di noi.

Qualsiasi siano le cause, di natura epidemiologica, virus o batterio, per  mutazioni climatiche, scie chimiche, spostamento dell'asse terrestre, apocalisse... abbiamo il diritto di conoscerne le cause e se siano riconducibili a fattori già noti, lo scibile prima di tutto (Poi, nessun preconcetto con altre ipotesi che però non ci competono). E siccome la scienza fin là ci è arrivata, perché scandalizzarsi se si parla di H5N1 e ci si domanda se vi sia una relazione con certi accadimenti?

"Parlare" di aviaria non si sa come mai, fa scappare molti, troppi, anche chi potrebbe avere un ruolo importante come i cacciatori. Un atteggiamento, questo, non proprio responsabile verso la collettività, ma che purtroppo non sorprende.
Al di là di qualsiasi provvedimento assuma l'Istituzione competente per la salute collettiva, ci chiediamo: ma il cacciatore, persona, individuo, padre di famiglia, è pronto a sacrificare proprio Tutto pur di andare a caccia?
Abbiamo ampia testimonianza che la maggior parte delle persone comuni di questo accanimento non si capacita, di come nella vita non si possa fare a meno di andare a sparare a degli esseri viventi e inoltre per farlo ci si esponga - e si espongano gli altri - a notevoli rischi di vario genere, non solo a causa delle armi. Non ultimo anche quello della trasmissione di eventuali virus aviari o suini che siano, dal momento che sono presenti sul territorio e in continua evoluzione, tant'è che vengono monitorati da parte delle massime autorità scientifiche mondiali (ma di cui ultimamente si fa fatica a trovare aggiornamenti costanti e mirati per l'Italia).

Infatti la compresenza del virus aviario con quello dell’influenza umana, in una persona infettata da entrambi, facilita la ricombinazione dell’H5N1 e lo rende capace di trasmettersi nella popolazione umana.
Condizione essenziale perché virus che normalmente sono ospitati da altri animali diventino patogenici per l’uomo è che nel processo di riassortimento acquisiscano geni provenienti da virus umani, (come l’influenza comune), rendendoli quindi facilmente trasmissibili da uomo a uomo.
Dei 15 sottotipi di virus aviari, l’H5N1 circolante dal 1997, è stato identificato come il più preoccupante, non certo per il numero di vittime, bensì  proprio per la sua capacità di mutare rapidamente e di acquisire geni da virus che infettano altre specie animali.

Quindi si cita integralmente quanto attualmente pubblicato sul sito del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Ist.Sup. della Sanità:
"A partire da metà aprile 2009, in diversi Paesi sono stati riportati casi di infezione nell’uomo da nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1 (noto come “influenza suina”). Test preliminari di laboratorio indicano che a scatenare l’epidemia è stato un nuovo sottotipo del virus A/H1N1 mai rilevato prima, né nei maiali né nell’uomo.
Sulla base delle procedure stabilite dal Regolamento sanitario internazionale, il 25 aprile 2009 il Direttore generale dell’Oms Margaret Chan ha dichiarato questo evento una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”.
Il 10 agosto 2010 il Direttore Generale della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato conclusa la fase 6 dell'allerta pandemica da virus A/H1N1v (2009) e, pertanto, si è entrati nella fase post-pandemica.
Il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) propone un aggiornamento continuo per gli operatori sanitari sull’evolversi della situazione
."

L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Caccia in data 20 settembre 2006, a fronte di casi conclamati di fauna infetta da H5N1, avanzava al Ministro della Salute Livia Turco, richiesta di sospensione della caccia almeno alle specie di avifauna acquatica sensibile al virus per motivi di salute pubblica al fine di scongiurare una possibile diffusione del virus H5N1 attraverso animali cacciati e non controllati.
Il Ministro rispondeva: “(…) E' gia' prevista, in caso di segnalazioni del virus H5N1 nel nostro Paese, la sospensione dell'attivita' venatoria a tutte le specie di volatili (ex Legge n. 157/92, art. 19, comma 1). Tale restrizione sara'estesa per aree umide, di diametro mai inferiore ai 10 km previsti dalla normativa vigente. Pertanto, nel caso in cui si dovesse prefigurare uno scenario nel quale l'attivita' venatoria dovesse rappresentare un reale rischio di diffusione del virus, sara' cura del competente Dipartimento invitare codesta Associazione al tavolo delle discussioni che sara' organizzato”.

Quindi la nostra Associazione respinge al mittente le accuse di strumentalizzazione, ricordando che nel nostro Paese, grazie a Dio, vige il diritto di cronaca e la libertà d'opinione, nonché di ricerca.

E' a tal proposito che a breve sul sito www.vittimedellacaccia.org saranno pubblicati i capitoli del Dossier "Aviaria e Caccia", un approfondimento su questo tema per spiegare la potenziale connessione con l'attività venatoria ed uno dei virus più temuti degli ultimi tempi.

E chi conosce la materia sa di cosa parliamo. Soprattutto se dal cielo cadono volatili in quantità.


Ufficio Stampa, Associazione Vittime della caccia

Osservatorio H5N1 del WHO: www.who.int

 

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