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Caccia di contenimento: AVC precisa all'Ispra

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Macello-caccia di contenimento: AVC precisa all'Ispra

Nessuna soluzione avvallando gli abbattimenti. Servono volontà e vera ricerca.

Il recente parere diramato dall'Ispra circa l'abbattimento dei daini della Pineta di Classe (RA) deliberato dalla Provincia, ci induce a un'attenta riflessione.

L'Associazione Vittime della caccia, entrando nel merito della suddetta Nota

http://www.isprambiente.gov.it/files/notizie-ispra/notizie-2015/Nota_ISPRA_daino_Pineta_Classe_RV_2015.pdf, evidenzia contraddizioni e preoccupanti conclusioni.

Dice infatti l'Ispra che gli abbattimenti in questione costituiscono attività venatoria e che i principi in via prioritaria dell'attivazione dei metodi alternativi sono previsti per le sole attività di controllo. Vero.

Sostiene inoltre che le alternative non appaiono tecnicamente praticabili o comportano rischi di determinare ulteriori impatti alla biodiversità.

Ammette che la zona interessata dall'abbattimento dei daini è fortemente antropizzata e ad elevata vocazione turistica. Siamo d'accordo.

Dunque, come abbiamo da subito fatto notare, in aree antropizzate si pone drammaticamente il problema della sicurezza in rapporto alle armi a lunga gittata utilizzate per l'abbattimento degli ungulat, come dimostrano i dati sulle vittime della caccia.

La sicurezza non può costituire una variabile del tutto secondaria: questo è un principio irrinunciabile. Anche se le competenze dell'Ispra sono di natura tecnico-scientifica è pur vero che un Istituto cui compete la protezione e la ricerca ambientale non solo in materia di fauna selvatica, riteniamo debba considerare anche la presenza umana, parte integrante dell'ecosistema e pertanto da prendere in considerazione prioritariamente quando avvalla atti amministrativi la cui applicazione determina contrasti con le norme di sicurezza ben note in materia di distanze da obiettivi sensibili.

Possibile che questa elementare considerazione non trovi il necessario riscontro - non necessariamente presso l'Ufficio preposto alla fauna selvatica - all'interno dell'Istituto preposto alla protezione e ricerca ambientale?

Se le alternative, a detta dell'Ispra, non sono praticabili, forse c'è un grave ritardo nella ricerca di pratiche non cruente o quelle attualmente praticabili non sono state sufficientemente implementate e volute.

Se, come sostiene l'Istituto, l'abbattimento dei daini costituisce attività venatoria, come mai la delibera (n.252/2014 Prov.Ravenna, titolata "Approvazione del Programma di gestione del Daino della Pineta di Classe -Piano di Prelievo 2014/2015...) prevedeva la possibilità di uccidere i 67 daini anche oltre il paletto temporale dei calendari venatori?

E perchè gli  "operatori" che praticherebbero la "legittima attività venatoria" sono, nello stesso dispositivo, chiamati selettori?

Più che una delibera, a nostro parere, un pasticciaccio!

E' evidente che con queste premesse e impostazioni, anche dell'Ispra, è facoltà degli ATC cacciare ben oltre il calendario, all'occorrenza nei parchi, certamente nelle zone pre-parco, nelle aree agricole, nonostante queste ultime siano già abbondantemente finanziate dalla UE per i danni da fauna selvatica. Danni che potrebbero essere prevenuti se vi fosse la reale e sincera intenzione di applicare una norma scomoda (art.19 legge 157/92) volutamente disattesa, elusione funzionale al sistema malato, proprio della gestione della fauna cosiddetta "nociva". Un sistema che alimenta sè stesso con decennali immissioni selvagge.

Eppure è oramai comprovato e riconosciuto il fallimento del contenimento attraverso il prelievo venatorio e il controllo demografico attraverso le armi da fuoco.

Se persino l'Ispra legittima questa insana prassi allora siamo davvero messi male!

Non sarà forse necessario, al contrario, confrontare le esperienze sin qui realizzate tra i vari paesi europei e iniziare a investirvi di più, coinvolgendo i diretti interessati a trovare realmente una soluzione incruenta e compatibile con il territorio antropizzato?

Imporre un nuovo e non sclerotico atteggiamento nei confronti della fauna selvatica non può più essere una realtà subordinata alla bramosia di uccidere e agli interessi delle doppiette, che non sono certo quelli della totale eradicazione degli ungulati. Al mondo venatorio urgono più che mai animali da abbattere, non gli bastano quelli massacrati da settembre a gennaio. Le creature ritenute in esubero e dannose, nei confronti delle quali si decreta la condanna a morte,sono da decenni il frutto delle immissioni da quel mondo volute e praticate sistematicamente.

A pensarla così sono milioni di cittadini, la maggioranza che si indigna di fronte a questi inaccettabili spargimenti di sangue... a questo macello a cielo aperto dei daini e di migliaia e migliaia di altri animali ogni anno e di persone umane.

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