Associazione Vittime della caccia

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Cs.AVC-Difendersi dai cacciatori-Il caso Barsi-Le Leggi i dati

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COMUNICATO STAMPA-NOTA Associazione Vittime della caccia -  28.12.2016

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Difendersi dai cacciatori

Il caso Barsi - Le Leggi - Gli ultimi dati sulle vittime

- Il caso Barsi: cacciatore spara a sangue freddo contro due cittadini inermi perchè chiedono spiegazioni.

Un caso emblematico come tanti, solo arrivato alle estreme conseguenze, quello che il 7 novembre di un anno fa ha visto cadere a terra in una pozza di sangue Gianfranco Barsi, colpito dalla fucilata di un cacciatore sparata da circa un metro, ad altezza uomo. Così il cacciatore - con regolare licenza - ha pensato di liquidare il proprietario dell'oliveto e il figlio che protestavano per la sua presenza, sparandogli contro. Gianfranco Barsi è rimasto tetraplegico a vita su una sedia a rotelle, il figlio non ha avuto conseguenze fisiche solo perché è riuscito a scappare. Armato spara contro inermi: Dodici anni e due mesi di reclusione per tentato omicidio. Questa la sentenza emessa col rito abbreviato dal gup Silvia Mugnaini nei confronti del cacciatore Marco Zappelli: Giustizia non è fatta.

La situazione in Italia, le norme

"Quanti altri cittadini sono costretti ad affrontare di persona e a proprio rischio la tracotanza, l'illecita invadenza armata e come in questo caso lo spirito omicida del cacciatore?", denuncia Daniela Casprini, presidente dell'Associazione Vittime della Caccia, che aggiunge:

"Siamo stanchi. Stanchi di contare e archiviare le testimonianze di residenti che hanno paura e chiedono aiuto all'Associazione. Quanti altri casi di animali domestici impallinati i cittadini porteranno alla nostra conoscenza da ora alla fine della stagione? Quante minacce e ritorsioni dovranno ancora temere le persone miti a casa propria o in un luogo aperto al pubblico, prima che i Ministeri dell'Ambiente e degli Interni percepiscano l'estrema gravità della situazione cui gli italiani sono costretti a vivere, come in un interminabile incubo?

Costanti sono le violazioni ai minimi parametri dettati dalla legge sulla caccia (Legge 157/92) a tutela della PUBBLICA INCOLUMITA': i controlli sono largamente insufficienti e oramai quasi inesistenti al punto che OGNI CITTADINO E' REALMENTE SOLO ED INDIFESO di fronte a persone armate che le cronache dimostrano essere troppo spesso non idonee, tantomeno a circolare con un'arma da fuoco nei fondi altrui.

E' vero che l'ART.842 DEL CODICE CIVILE voluto  da Mussolini consente al cacciatore l'accesso al fondo agricolo altrui, ma è altrettanto vero - e pochi lo sanno - che su richiesta del proprietario il cacciatore ha l'obbligo di mostrare la licenza di caccia. Ma non solo. L'art.842 del c.c. si riferisce ai fondi agricoli, completamente diverso è se vi sono abitazioni e magari i pertinenti giardini o parchi" precisa Daniela Casprini che aggiunge:

Resta incontrovertibile - seppur strumentalmente disconosciuto - infatti il tassativo rispetto del divieto di caccia nei GIARDINI E PARCHI PRIVATI (e pubblici) contenuto all'art. 21, comma 1, lettera a) della legge 157/92, divieto chiaro ed eloquente che si riferisce a qualsiasi tipo di attività inerente la caccia, anche il solo passaggio (atteggiamento di caccia rif. art.12, comma 3). Pertanto sono da considerarsi reati gravi - anche penali - gli abusi conseguenti, quali la violazione di proprietà privata.

 

Altro baluardo, anch'esso largamente disatteso, a difesa dei cittadini sono le DISTANZE MINIME cui devono attenersi i cacciatori dalle case, luoghi di lavoro e strade, previste all'art.21, comma 1 lett e) ed f), sia per sparare che per muoversi alla ricerca di prede."

Questi parametri il legislatore li ha distinti in base al tipo di armi e munizioni usate e relative gittate utili a colpire un uomo. Per uccidere degli uccellini usano armi con gittate di circa 70 metri (cartucce a pallini di piombo), mentre per uccidere un cinghiale i loro fucili possono sparare munizioni micidiali anche a qualche chilometro di distanza, se il proiettile non subisce prima una deviazione per una qualsiasi foglia o rametto (o altro ostacolo...) che possa incontrare nella sua triettoria.
La norma in merito è chiara, l'uso di certe armi da caccia grossa prevede per lo sparo il rispetto delle distanze di migliaia di metri (1 volta e mezzo la gittata stessa dell'arma a canna rigata, considerando gittate dai m 0 a 4000>): da queste considerazioni appare evidente come già le sole tante battute caccia al cinghiale in Italia siano totalmente svolte nell'illegalità, spesso anche quelle autorizzate, in quanto non vi è rispetto delle distanze minime di sicurezza per le armi impiegate in luoghi non idonei. (Ma non frega nulla ai Responsabili...)

Altro aspetto strumentalmente ignorato è quello riguardante la pianificazione venatoria (Piano Faunistico Venatorio - PFV) del territorio regionale, che prevede, tra le aree da sottrarre all'attività venatoria (art.10 comma 3) anche quelle previste dalle distanze di sicurezza (art.21 ) ovvero le periferie urbanizzate, agglomerati e case sparse, sedi stradali ecc all'interno dei territori agro-silvo-pastorali. Questo significa che tutte le aree miniamente urbanizzate non sono comunque nella disponibilità di chi esercita la caccia perchè già sottratte in percentuale dalla pianificazione venatoria.

Questo concetto base contenuto nei principi cardine della legge 157/92 è totalmente disatteso da quasi 25 anni, infatti è stata lasciata alla sola discrezionalità del cacciatore la valutazione della distanza da cui sparare in presenza di luoghi antropizzati, con le evidenti conseguenze (Dossiers) che sono sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle....

Una legge quadro complessa e strutturata, quella sulla caccia, colpevolmente mal interpretata che non può essere "smontata" pezzo per pezzo a suon di decreti del Governo destinati ad accontentare la lobby venatoria.

D'altro canto, è necessario che le giuste informazioni comincino ad entrare nella testa della gente se non vuole soccombere e cominci a pretendere l'applicazione rigorosa della legge 157 (e del  TULPS -Testo Unico di Pubblica Sicurezza): è l'unica via di salvezza.

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"SU LA TESTA, GENTE!"

... a difesa del quieto vivere - E' la multi-iniziativa con cui l'Associazione Vittime della caccia invita tutti a difendersi ed a difenderli non abbassando, rassegnati, la guardia. (anche su Facebook!).

Difenditi, conosci i tuoi Diritti e collabora con noi alla raccolta dati per il Dossier!

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Inoltre, Valuta le DISTANZE e conosci meglio le LEGGI CHE TI RIGUARDANO con questa IMORTANTE GUIDA

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VITTIME DELLA CACCIA: I DATI AL 26 DICEMBRE 2016

STAGIONE VENATORIA 2016-2017

AMBITO VENATORIO dal 01/09/2016 al 26/12/2016

TOTALE Morti/feriti ► 58
I dati qui esposti possono essere soggetti a futuri aggiornamenti anche per il periodo sopra indicato, e sono riferiti a morti/feriti causa armi da caccia durante attività venatoria.

FERITI 11 CIVILI di cui 1 minorenne
MORTI 7 CACCIATORI
FERITI 40 CACCIATORI

Rispetta il nostro lavoro, cita la fonte originale dei dati: www.vittimedellacaccia.org - Grazie

foto: la mappa aggiornata dei casi con vittime

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